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4 Luglio 2026

Rinnovo smart working Deloitte, rischio dimissioni per i dipendenti fuori sede

Il tavolo negoziale tra il Gruppo Deloitte e le organizzazioni sindacali è sospeso dopo la proposta aziendale di limitare lo smart working. Fisascat Cisl avverte che quasi 3.000 dipendenti che vivono oltre 100 chilometri dalla sede potrebbero trovarsi nell'impossibilità di proseguire il rapporto di lavoro.

Rinnovo smart working Deloitte, rischio dimissioni per i dipendenti fuori sede

Il confronto tra il Gruppo Deloitte e le organizzazioni sindacali è entrato in una fase di stallo dopo che l’azienda ha avanzato la proposta di modificare l’attuale modello di smart working. L’accordo in vigore, che riguarda quasi 15.000 dipendenti del network italiano e scadrà il 30 novembre, è al centro di una negoziazione tesa: la società ha proposto di ridurre le giornate ordinarie in remoto da cinque a due alla settimana, una trasformazione che i sindacati giudicano pesante e potenzialmente discriminatoria per chi vive lontano dalla sede.

La questione non è solo numerica: la documentazione esaminata dalla federazione sindacale evidenzia che quasi 3.000 lavoratori risiedono a oltre 100 chilometri dalla sede di riferimento, in molti casi con distanze che superano i 700, 900 e persino i 1.100 chilometri. Per queste persone, un obbligo generalizzato di rientro in presenza due o tre volte a settimana appare di fatto impraticabile senza adeguate garanzie.

Proposta aziendale e distribuzione territoriale delle 23 sedi

La proposta di Deloitte mira a ridefinire il modello organizzativo del lavoro agile applicato nelle sue 23 sedi italiane presenti in città come Milano, Roma, Napoli, Torino, Palermo e altre. L’azienda sostiene la necessità di una maggiore presenza in ufficio per ragioni organizzative e operative; tuttavia, i numeri sul territorio mettono in luce criticità concrete: esistono dipendenti assunti con clausole individuali che prevedono lo svolgimento di attività in modalità agile spesso motivata dalla distanza geografica o da esigenze familiari che rendono il rientro frequente non sostenibile.

Distanze e impatto pratico sul rapporto di lavoro

L’analisi sindacale sottolinea che l’imposizione di rientri obbligatori può tradursi, in molti casi, in una soluzione di fatto inattuabile. Per lavoratori che vivono a centinaia di chilometri dalla sede, sostenere spostamenti frequenti comporta costi economici, logistiche complesse e un serio squilibrio nella conciliazione tra lavoro e vita personale. Secondo la rappresentanza sindacale, senza soluzioni adeguate la modifica dell’accordo rischierebbe di configurarsi come una scelta unilaterale dell’azienda e di provocare uscite dal lavoro per impossibilità pratica di rispettare le nuove regole.

Posizione della Fisascat Cisl e sospensione del tavolo negoziale

Nel corso dell’incontro del 26 giugno la Fisascat Cisl ha ribadito la contrarietà a una riduzione strutturale dello smart working e ha chiesto dati dettagliati e trasparenti sugli effetti del nuovo modello organizzativo. I sindacalisti hanno posto come condizione imprescindibile risposte vincolanti per i circa 3.000 lavoratori che risiedono distante dalla sede: senza soluzioni chiare, il sindacato ha dichiarato che non sono sussistenti le condizioni per proseguire la trattativa sul testo dell’ipotesi di accordo.

I rappresentanti sindacali hanno sottolineato che imporre rientri settimanali potrebbe costringere molte persone a scegliere tra il mantenimento del posto di lavoro e la sostenibilità della propria vita familiare e personale, generando di fatto un fenomeno di dimissioni di massa. Di fronte a queste preoccupazioni, la direzione aziendale ha preso atto delle richieste e si è riservata un periodo di verifica per elaborare una nuova proposta: al momento il confronto è quindi sospeso in attesa di ulteriori sviluppi.

Dichiarazioni dei dirigenti sindacali

La leadership sindacale ha ribadito che «nessuno può essere costretto a scegliere tra il lavoro e la vita privata» e ha chiesto impegni formali e tutele adeguate per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. La posizione è chiara: ogni modifica che incida su condizioni già sancite nei contratti individuali deve essere negoziata con strumenti vincolanti e con la massima trasparenza sui dati che motivano il cambiamento.

La prospettiva per i prossimi giorni è legata alla capacità dell’azienda di formulare proposte alternative che tengano conto delle distanze e delle situazioni personali dei dipendenti. Fino ad allora, il tavolo di rinnovo resta bloccato, con possibili ricadute sulla stabilità dei rapporti di lavoro per migliaia di persone dislocate sul territorio nazionale.

Edoardo Marchesi
Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.