Nel contesto post-emergenza sanitaria il lavoro a distanza ha subito una diffusione rapida e profonda, imponendo a imprese e dipendenti un processo di adattamento. Il 23 giugno a Brescia viene ricordata l’importanza di fare un bilancio di questi cambiamenti: valutare le opportunità offerte dallo Smart working e individuare i rischi emergenti è fondamentale per progettare modalità di lavoro sostenibili. In questo articolo sintetizziamo i risultati principali di una tesi di laurea discussa nell’anno accademico 2026/2026 e premiata nel 2026 nell’ambito di un riconoscimento dedicato alla salute, sicurezza e sostenibilità.
La tesi, intitolata “Smart Working: opportunità e rischi. Analisi dell’impatto sul benessere dei lavoratori”, è stata realizzata da Magurano Mariachiara per il Corso di Laurea in Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro presso l’Università degli studi di Trieste. L’elaborato impiega come strumento di rilevazione un questionario sviluppato dall’Inail e compone un’analisi articolata su aspetti normativi, organizzativi, psicofisici e ambientali con l’obiettivo di misurare l’effetto dello smart working sul benessere dei lavoratori.
Benefici misurabili per imprese, lavoratori e ambiente
La tesi mette in luce vantaggi concreti: per le organizzazioni lo smart working può tradursi in riduzione dei costi per spazi e manutenzione, diminuzione dell’assenteismo e incremento della produttività percepita. Sul piano sociale e dell’inclusione, l’adozione diffusa favorisce l’accesso al lavoro per persone che vivono lontano dalla sede, per genitori e per chi assiste familiari con fragilità, con percentuali riportate in ambiti aziendali rispettivamente dell’81%, 79% e 63% per queste categorie. Dal punto di vista ambientale, l’analisi considera la riduzione delle emissioni: uno scenario prudente ipotizza che una giornata settimanale in remoto corrisponda a circa 60 minuti risparmiati al giorno e a ~40 ore/anno per lavoratore, con un risparmio stimato di circa 135 kg di CO2 annui a persona, calcolato su un tragitto medio di 40 km per giornata lavorativa.
Risparmi di tempo e produttività
Il dato sul risparmio di tempo è significativo: un’ora guadagnata ogni giornata lavorata in remoto si traduce in maggiore tempo libero e potenziale recupero di produttività o benessere personale. Le organizzazioni che consentono flessibilità negli orari e nei luoghi di lavoro osservano spesso un miglioramento della motivazione e della soddisfazione, oltre a una possibile riduzione delle spese operative legate agli uffici.
Criticità psicofisiche, organizzative e tecnologiche
Accanto ai vantaggi emergono rischi non trascurabili: la difficoltà a separare i tempi di lavoro e di vita privata, la reperibilità permanente attraverso strumenti digitali e la sensazione di isolamento dalla comunità aziendale. La tesi evidenzia come l’autonomia concessa al lavoratore richieda competenze organizzative che non sono innate per tutti: problemi di procrastinazione, gestione dei ritmi e qualità del lavoro possono aumentare lo stress e generare frustrazione. L’uso continuativo di tecnologie può favorire l’insorgenza di tecnostress e dipendenza digitale, con ricadute sulla salute mentale e fisica.
Confini tra lavoro e vita privata e il diritto alla disconnessione
Un tema centrale analizzato dalla tesi è il diritto alla disconnessione l’assenza di limiti chiari nell’accesso ai canali aziendali può provocare sovrapposizione tra sfera personale e professionale, con possibili conflitti familiari e impatti negativi sulla qualità della vita. L’autrice propone di considerare percorsi formativi e di supporto per sviluppare competenze di autorganizzazione e per gestire strumenti digitali in modo sostenibile.
Valutazione dei rischi, obblighi e rischi emergenti
La tesi affronta anche aspetti normativi e operativi: definizioni giuridiche dello smart working confronto con il telelavoro e indicazioni su obblighi di datore di lavoro e lavoratore in materia di salute e sicurezza. Vengono discussi rischi specifici legati all’uso di videoterminali in mobilità e la necessità di valutazioni dei rischi adattate al lavoro agile. Tra i rischi emergenti sono citati il lavoro isolato, la FOMO (fear of missing out) e il tecnostress correlato al lavoro.
Per chi desidera approfondire, la tesi include un indice dettagliato, allegati con un questionario sullo smart working e una informativa sui temi di salute e sicurezza. L’analisi proposta offre elementi utili per imprese e istituzioni che intendono modulare l’adozione dello smart working in modo equilibrato, valorizzando i benefici ambientali e organizzativi ma sostenendo i lavoratori sui fronti della salute mentale, dell’inclusione e della formazione.



