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20 Giugno 2026

Occupazione e stipendi dei laureati: i numeri chiave del Rapporto AlmaLaurea 2026

Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea, presentato l'11 giugno 2026 all'Università degli Studi della Basilicata, rileva un forte assorbimento dei laureati nel mercato del lavoro ma salari d'ingresso stagnanti, con le lauree professionalizzanti già oltre il 90% di occupati a un anno.

Occupazione e stipendi dei laureati: i numeri chiave del Rapporto AlmaLaurea 2026

Il XXVIII Rapporto AlmaLaureaillustrato l’11 giugno 2026 all’Università degli Studi della Basilicataoffre un quadro preciso dell’incontro tra università e mercato del lavoro in Italia. L’indagine ha coinvolto circa 335.000 laureati del 2026 e quasi 700.000 intervistati a uno, tre e cinque anni dal titolo, misurando non solo la quota di chi trova un’occupazione ma anche la qualità contrattuale e la remunerazione. Il messaggio complessivo è duplice: da un lato l’inserimento professionale migliora nel tempo, dall’altro le retribuzioni nette di ingresso restano contenute e, al netto dell’inflazione, mostrano una perdita di potere d’acquisto.

Indicatori di occupazione a uno e cinque anni

Il rapporto segnala che a un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione è dell’81,2% per i laureati di primo livello e dell’80,8% per i laureati di secondo livello. La performance migliora nettamente a cinque anni: i laureati triennali raggiungono il 91,7% di occupazione, mentre i magistrali salgono al 94,4%. Parallelamente il tasso di disoccupazione scende, passando dal 9,2-9,3% del primo anno al 2,6% al quinto, a indicare che il rendimento del titolo sul mercato del lavoro cresce con l’esperienza.

Dati numerici principali

Tra i numeri chiave si segnalano: 81,2% (occupazione a un anno, primo livello), 80,8% (occupazione a un anno, secondo livello), 91,7% e 94,4% (occupazione a cinque anni). Questi valori raccontano un miglioramento costante dell’inserimento professionale e sottolineano il tempo necessario perché la laurea esprima pienamente il proprio valore sul mercato del lavoro.

Retribuzioni: livelli iniziali e crescita a medio termine

Sul fronte delle retribuzioni il Rapporto evidenzia una dinamica meno positiva. A un anno dal titolo la retribuzione netta è pari a 1.491 euro per i laureati di primo livello e a 1.495 euro per quelli di secondo livello. Considerando l’inflazione, queste cifre corrispondono a una variazione reale negativa dell’1,4% per i triennali e dello 0,9% per i magistrali nell’ultimo anno. Tuttavia, a cinque anni le retribuzioni salgono a 1.796 euro per il primo livello e a 1.903 euro per il secondo, mostrando che l’accumulo di esperienza modifica sensibilmente la remunerazione.

Impatto sulle scelte dei neolaureati

La percezione del valore economico della laurea pesa sulle decisioni: molti neolaureati si dimostrano più selettivi rispetto alle offerte iniziali. Il rapporto rileva una soglia di accettazione salariale più alta tra chi sta per laurearsi, segnalando che condizioni come tempo libero e flessibilità pesano ormai insieme a stipendio e carriera.

Lauree professionalizzanti e disparità strutturali

Un elemento nuovo e significativo riguarda le lauree professionalizzantiche al primo rilevamento registrano un tasso di occupazione superiore al 90% già a un anno dal titolo. Si tratta in particolare dei triennali delle classi per le professioni tecniche nell’edilizia e il territorio, agrarie, alimentari e forestali e industriali e dell’informazione. Il risultato è incoraggiante sul fronte dell’immediato inserimento lavorativo, ma il rapporto invita alla prudenza: il collettivo è ancora ridotto e la rilevazione è alla prima edizione.

Divari di genere e territorio

Il Rapporto mette in luce anche persistenti disuguaglianze: le donne rappresentano il 59,6% dei laureati e ottengono risultati accademici migliori, ma incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al lavoro e nelle retribuzioni. Le differenze territoriali penalizzano chi resta nel Mezzogiorno rispetto al Nord, mentre chi emigra all’estero può arrivare a guadagnare mediamente il 60% in più. Questi elementi mostrano come il rendimento della laurea dipenda non solo dal percorso scelto ma anche dal contesto geografico e sociale in cui viene speso.

Infine, il Rapporto ricorda che il titolo universitario mantiene un vantaggio sul diploma: nella fascia 25-64 anni il tasso di occupazione dei laureati è superiore rispetto ai diplomati, confermando il valore della formazione universitaria come investimento di medio periodo, pur in un contesto di potere d’acquisto soggetto a pressioni inflazionistiche.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.