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5 Luglio 2026

Vertice Nato ad Ankara: spese militari, aiuti all’Ucraina e il dialogo con Erdogan

Meloni va ad Ankara con l'obiettivo di spostare il focus dalle percentuali di spesa a un concetto più ampio di sicurezza; sul tavolo anche l'assistenza all'Ucraina e il coordinamento con la Turchia sul fianco Sud

Vertice Nato ad Ankara: spese militari, aiuti all'Ucraina e il dialogo con Erdogan

Il vertice Nato di Ankara si presenta come un banco di prova politico per la presidente del Consiglio italiana. Dopo le tensioni emerse al G7 di Evian, il confronto pubblico e privato con il presidente Usa Donald Trump torna centrale, soprattutto sul tema delle spese militari che il tycoon continua a indicare come prioritario per gli alleati.

Roma arriva al summit con la volontà dichiarata di dare corpo a un concetto allargato di sicurezza che superi la mera contabilità delle percentuali e includa protezione delle infrastrutture critiche, sicurezza energetica, cybersicurezza e controllo delle frontiere.

Impegni italiani sulla spesa per la difesa e la nuova definizione Nato

Il governo italiano confermerà a Ankara la volontà di seguire una traiettoria verso il target del 5% del Pil dedicato alla sicurezza e alla difesa entro il 2035. Al tavolo sarà portato il dato attuale del 2,8% del Pil di cui 2,09% riferito alle spese core per la difesa e 0,71% a investimenti rientranti nel nuovo perimetro di sicurezza, stimati in poco più di 15 miliardi di euro destinati a energie, cybersicurezza e protezione delle frontiere.

La novità del documento politico dell’Alleanza consiste nell’aver distinto in modo esplicito la spesa militare tradizionale dagli investimenti più ampi per la sicurezza: questa distinzione consente agli Stati di contabilizzare in modo diverso alcune voci di spesa e di pianificare aumenti graduali, senza forzare un’accelerazione immediata verso il tetto massimo previsto dal nuovo schema.

Ucraina: pacchetti di assistenza e scelte sul periodo di impegno

Il dossier ucraino sarà uno dei punti centrali della dichiarazione finale. Gli Alleati hanno concordato un sostegno complessivo che include un pacchetto biennale stimato intorno a 140 miliardi di euro per il 2026-2027 con l’obiettivo di assicurare almeno 70 miliardi all’anno per equipaggiamenti, addestramento e supporto operativo, compatibilmente con i contributi già pianificati dall’Unione europea. In parallelo, la Nato ha definito anche un contributo diretto valutato intorno ai 40 miliardi di euro come parte delle misure di sostegno.

L’Italia, pur ribadendo la necessità di mantenere alta la pressione su Mosca, ha sostenuto una linea favorevole a impegni annuali piuttosto che a un orizzonte biennale rigido, per poter conservare margini di manovra nel caso di evoluzioni politiche del conflitto e per non escludere aperture negoziali nel medio termine. Alla fine la posizione prevalente nell’Alleanza ha optato per il biennio, in coerenza anche con gli strumenti europei adottati.

Dialogo con Ankara e il riassetto dell’attenzione sul fianco Sud

Nei giorni preparatori al summit la presidente del Consiglio ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan durante il quale è stato ribadito l’impegno comune per il rafforzamento del rapporto transatlantico e per la difesa collettiva nell’ambito della Nato. Nel confronto è emersa la priorità italiana di riportare il fianco Sud all’interno delle conclusioni del vertice, riconoscendo che le minacce provenienti dall’area mediterranea richiedono un’attenzione simile a quella rivolta al fronte orientale.

Il dialogo tra Roma e Ankara ha toccato anche la situazione in Libia con particolare riferimento alla cooperazione contro i flussi migratori irregolari e il traffico di esseri umani. Sul tavolo bilaterale in programma ad Ankara si prevede di rafforzare il coordinamento regionale, mantenendo però l’obiettivo di favorire un processo di unificazione libico supportato dalle Nazioni Unite e dall’inclusione degli attori territoriali coinvolti.

La gestione politica del vertice e il ruolo di Trump

Una variabile difficile da controllare resta l’atteggiamento del presidente Usa: la partecipazione di Trump al summit è stata vista come un gesto di rispetto verso la Turchia, ma il tycoon mantiene posizioni critiche verso gli alleati europei per i contributi alla difesa. Per questo motivo la delegazione italiana ha chiesto che i lavori dell’incontro siano condotti su un piano tecnico-operativo, limitando le uscite che possano trasformare il vertice in un palcoscenico di tensioni personali.

Questo approccio spiega anche la scelta italiana di mantenere una certa formalità nei contatti conviviali con la controparte americana e di concentrare energie sui negoziati formali, tentando di evitare che il summit venga raccontato principalmente come una rissa sui numeri.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.