Se il tuo datore di lavoro non ti ha riconosciuto il trattamento integrativo (noto come Bonus Renzi o Bonus 100 euro) puoi recuperarlo direttamente con il modello 730/2026. In questo articolo trovi indicazioni chiare su chi può chiedere il rimborso, dove reperire i dati nella Certificazione Unica e come compilare correttamente il rigo C14. Obiettivo: trasformare informazioni tecniche in passaggi concreti per ottenere quanto spettante.
La guida è pensata per lavoratori dipendenti, parasubordinati assimilati e chi ha avuto più rapporti di lavoro nell’anno. Troverai anche i casi tipici in cui il bonus non viene corrisposto e le situazioni in cui è necessario restituirlo. Leggi con attenzione le sezioni dedicate ai requisiti di reddito e ai documenti necessari per il CAF o il professionista che ti assiste.
Che cos’è il trattamento integrativo e chi ne ha diritto
Il trattamento integrativo è un’agevolazione introdotta per sostenere i redditi medio‑bassi: si tratta di un importo fino a 1.200 euro annui, cioè circa 100 euro al mese se erogato su 12 mensilità. Per essere ammessi servono due condizioni contemporanee: una condizione soggettiva (essere lavoratore dipendente o figura assimilata) e una condizione oggettiva legata al reddito complessivo. In generale, il diritto pieno sussiste fino a 15.000 euro di reddito complessivo; tra 15.000 e 28.000 euro si applicano regole particolari di verifica, mentre oltre i 28.000 euro il trattamento non spetta.
Chi rientra nei beneficiari
Sono destinatari tipici: lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico, lavoratori parasubordinati con redditi assimilati, soci lavoratori di cooperative e percettori di indennità sostitutive del reddito (come NASpI). Sono esclusi, in genere, i contribuenti con redditi esclusivamente da lavoro autonomo o i pensionati, che hanno propri meccanismi di detrazione. Ricorda che per i lavoratori con rapporto part‑time o per periodi inferiori all’anno l’importo si riduce proporzionalmente ai giorni effettivi di lavoro.
Come recuperare il Bonus Renzi nel modello 730/2026
Se il datore di lavoro non ha versato il trattamento integrativo o lo ha erogato in misura inferiore, il recupero si effettua compilando il rigo C14 del modello 730/2026. Il rigo contiene tre colonne: la prima indica il codice della situazione (ad esempio codice 1 se il sostituto ha erogato il bonus, codice 2 se non lo ha erogato), la seconda raccoglie l’importo già versato dal sostituto e la terza serve per casi particolari come agevolazioni per categorie specifiche.
Dove trovare i dati: la Certificazione Unica
Tutti i valori necessari per compilare il rigo si trovano nella Certificazione Unica 2026 (riferita ai redditi 2026): in particolare il punto 391 indica il codice relativo al trattamento integrativo, il punto 400 riporta l’importo effettivamente erogato e il punto 401 segnala l’importo riconosciuto ma non corrisposto. Controllare attentamente la CU evita errori e sorprese in dichiarazione: spesso il cedolino mensile non è stato verificato e la CU è la prova ufficiale.
Casi pratici, errori comuni e quando restituire
Tra le cause più frequenti per cui il bonus non arriva figurano l’inizio del rapporto a metà anno, la rinuncia espressa del lavoratore, il cambio di datore di lavoro, più rapporti contemporanei o semplici errori di calcolo da parte del sostituto. Se invece, a seguito della dichiarazione, emerge che il contributo non spettava (ad esempio perché il reddito ha superato i limiti o perché mancano le condizioni nella fascia 15.000–28.000 euro), il bonus va restituito tramite il 730: il software indicherà la differenza da versare e, se superiore a 60 euro, è possibile rateizzare in massimo 8 rate mensili.
Il trattamento per gli incapienti
Una specifica tutela riguarda i cosiddetti incapienti, ossia contribuenti con redditi molto bassi (fino a circa 8.500 euro) la cui imposta lorda è assorbita dalle detrazioni. Per evitare che questi lavoratori perdano ogni beneficio, è previsto un meccanismo che riconosce comunque una somma calcolata come differenza tra detrazioni teoriche e imposta: in pratica un rimedio che garantisce un minimo di sostegno anche quando l’imposta è nulla.
Documenti da portare al CAF
Per chi si rivolge a un CAF o a un professionista servono: tutte le Certificazioni Uniche riferite ai datori di lavoro dell’anno, documento d’identità, tessera sanitaria, codice fiscale e i codici fiscali dei familiari a carico. Se sono presenti indennità INPS o altre certificazioni di reddito, portale con te. Il consulente utilizzerà questi elementi per compilare il rigo C14 e verificare eventuali rimborsi o conguagli.
In sintesi, controlla la tua CU, verifica le soglie di reddito e compila con attenzione il 730/2026: così potrai ottenere il trattamento integrativo spettante o gestire correttamente eventuali rimborsi e restituzioni.