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27 Ottobre 2026

Il contributo economico dei lavoratori stranieri in Italia nel 2026

Immigrati in Italia creano quasi 200 miliardi di ricchezza, ma la loro presenza è ancora concentrata in lavori a bassa qualificazione.

Il contributo economico dei lavoratori stranieri in Italia nel 2026

Il Rapporto 2026 della Fondazione Leone Moressa, presentato il 13 ottobre al Cnel, ha messo a fuoco il peso economico degli occupati di origine straniera. Analizzando i dati Istat redistribuiti per settore, il documento evidenzia che 2,6 milioni di lavoratori nati all’estero hanno prodotto 197 miliardi di valore aggiunto, corrispondenti al 9,7 % del Pil nazionale.

Impatto fiscale e saldi di bilancio

Il contributo tributario è significativo: più di 5 milioni di contribuenti stranieri hanno dichiarato quasi 88 miliardi di reddito e versato 12,6 miliardi di Irpef. Quando si confrontano le entrate (45 miliardi) con le uscite legate a sanità, istruzione, welfare e accoglienza (44 miliardi), si ottiene un saldo positivo di 1 miliardo. Tuttavia, il reddito medio di un contribuente nato all’estero è di 17.670 €, quasi un terzo in meno rispetto ai 26.920 € dei nativi, con un’aliquota Irpef media del 14,3 % contro il 18,7 %.

Concentrazione settoriale e qualificazione dell’impiego

Le cifre mostrano una forte presenza degli immigrati nei settori dove la manodopera è più scarsa: agricoltura (21,3 % del valore aggiunto), costruzioni (18,4 %), alberghi e ristoranti (14,4 %). Parallelamente, la segregazione occupazionale è evidente: solo il 9,1 % degli stranieri ricopre professioni qualificate, contro il 39,6 % dei lavoratori italiani. Il 29,9 % occupa mansioni non qualificate, quasi quattro volte più dell’8 % degli italiani, e la quota di operai e artigiani è del 31,2 % contro il 21 % nazionale.

Imprenditoria immigrata e dinamiche demografiche

Il numero di titolari d’impresa nati all’estero ha raggiunto 796 mila, pari al 10,8 % del totale, con un incremento del 21,3 % tra il 2015 e il 2025, mentre quello dei nativi è calato del 5,2 %. Le comunità cinese e romena guidano la crescita, con picchi anche del 79,6 % per gli imprenditori pakistani e del 73,5 % per gli albanesi. Dal punto di vista demografico, la popolazione straniera, più giovane e con una natalità più elevata, contrasta il trend di declino naturale: le previsioni Unioncamere-Excelsior indicano che tra il 2025 e il 2029 saranno necessarie circa 3,7 milioni di nuove assunzioni, molte delle quali per sostituire i pensionati.

Distribuzione geografica e flussi di rimesse

La produzione di valore aggiunto è più alta in Emilia-Romagna (13 %), Lombardia (12 %) e Toscana (11,7 %). La Lombardia, con 611 mila occupati stranieri, genera 55,4 miliardi, ovvero più di un quarto del totale nazionale. Dal punto di vista delle rimesse, nel 2025 l’Italia ha inviato 8,6 miliardi di euro verso i paesi di origine, un incremento del 34,9 % rispetto al 2015; il Bangladesh è stato il principale destinatario (1,7 miliardi), mentre i flussi verso la Romania sono diminuiti di due terzi, segnalando un mutamento nella composizione delle comunità migranti.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.