Una indagine condotta da BiblioLavoro, in collaborazione con diversi sindacati, ha illuminato le difficoltà quotidiane dei frontalieri che lavorano in Canton Ticino. Il questionario, somministrato online a maggio 2026 a 1.542 lavoratori iscritti prevalentemente all'Ocst, ha messo a fuoco tre aspetti cruciali: i tempi di percorrenza, i costi sostenuti e la disponibilità di telelavoro. I risultati sono stati presentati il 24 ottobre a Ville Ponti, a Varese, suscitando acceso dibattito tra istituzioni, datori di lavoro e rappresentanti sindacali.
Tempi di percorrenza: più di un’ora e mezza per 31,7% dei lavoratori
Solo 12,5% degli intervistati impiega meno di trenta minuti per andare al posto di lavoro e tornare a casa. Il 30% trascorre tra i 30 e i 60 minuti, mentre il 25,8% è nella fascia dei 60-90 minuti. La fascia più critica raccoglie 31,7% dei frontalieri: il 14,6% impiega tra 91 e 120 minuti, il 17,1% supera le due ore e il 3,2% supera i tre minuti. Due frontalieri su tre (66,1%) vivono questa routine per cinque giorni alla settimana, un altro 27,2% il lunedì-giovedì.
Mezzi predominanti: l’automobile privata domina il panorama
Il modo più diffuso per affrontare il pendolarismo è l' auto privata, utilizzata dal 73,2% dei rispondenti. Il trasporto ferroviario rappresenta il 10,5%, mentre moto e scooter ricoprono il 6%. Solo il 0,5% si affida all'autobus e il 3,4% dispone di auto aziendale. L'uso del car-pooling è limitato al 2,6%. Gli autori dell'indagine attribuiscono questa forte dipendenza dal veicolo privato ai limiti dell'offerta di trasporto pubblico transfrontaliero, con conseguenti code, attese ai valichi e incremento di costi variabili.
Costi di mobilità: quasi un terzo del salario scivola via
Per 47,7% dei lavoratori le spese di trasporto incidono tra il 5 % e il 10 % del salario mensile; il 21,6% le colloca tra il 10 % e il 20 %; e il 6,6% supera il 20 %. In totale, 28,3% dei frontalieri destinano più di un decimo del proprio reddito alla mobilità, un peso concreto su budget familiare già vincolato. Chi utilizza i mezzi pubblici risparmia: il 32,2% resta sotto il 5 % del guadagno, contro il 19,7% dei pendolari privati.
Spesa media e percezione di iniquità salariale
Il 73% dichiara soddisfazione per la retribuzione nominale, ma 48,4% denuncia una perdita di potere d'acquisto negli ultimi anni a causa dell'inflazione. Il 55,6% ritiene di guadagnare meno rispetto a colleghi svizzeri con la stessa mansione, quota che sale al 63,4% tra chi non è coperto da un contratto collettivo. Queste percezioni alimentano un clima di insoddisfazione che va oltre la semplice busta paga.
Telelavoro: una risorsa poco sfruttata ma molto apprezzata
Solo il 37,4% delle aziende offre la possibilità di lavorare da remoto ai propri frontalieri. Quando è disponibile, la modalità è limitata a una percentuale compresa tra il 10 % e il 25 % dell'orario settimanale per il 92,5% dei casi. Nonostante la sua scarsa diffusione, il 95,2% di chi lo utilizza lo giudica estremamente positivo per la qualità della vita, e il 94,3% auspicerebbe più giorni di lavoro a distanza. Le motivazioni più citate includono un migliore equilibrio vita-lavoro (42,5%), la riduzione del tempo trascorso in viaggio (42,4%) e lo scarso stress legato agli spostamenti (34,7%).
Il paradosso delle regole tra Italia e Svizzera
L'accordo europeo sul telelavoro transfrontaliero consente fino al 49,99% di ore lavorate da casa senza modificare il regime contributivo. Tuttavia, la normativa fiscale italo-svizzera fissa la soglia al 25%. Durante le trattative la Svizzera era disposta a salire al 40%, ma la posizione italiana ha mantenuto il limite più restrittivo. I sindacati chiedono una revisione del protocollo aggiuntivo per allineare le due soglie, almeno al 40%, garantendo una coerenza tra regime previdenziale e fiscale.
Benessere e soddisfazione: la correlazione con il pendolarismo
Il 44,2% degli intervistati si dichiara poco o per niente soddisfatto dell'equilibrio tra lavoro e vita privata; la percentuale sale al 49,9% tra i giovani sotto i 36 anni. Chi usufruisce del lavoro da casa presenta una soddisfazione più alta (69,5%) rispetto a chi è sempre in presenza (51,8%). Analisi statistiche confermano che un tragitto più lungo è associato a una diminuzione della soddisfazione lavorativa, indipendentemente da altre variabili.
Secondo Marco Contessa, responsabile nazionale dei frontegliari della Cisl, «la motivazione economica continua ad attrarre i lavoratori, ma assistiamo a una vera e propria “trappola del tempo” legata ai lunghi spostamenti e ai costi di mobilità». Le conclusioni della tavola rotonda hanno evidenziato la necessità di una politica del lavoro transfrontaliero più integrata, capace di affrontare fiscalità, trasporti, previdenza e welfare in modo coordinato.



