Il rapporto OCSE Education at a Glance 2026 mette in luce un trend preoccupante per la classe docente italiana: dal 2015 al 2025 lo stipendio reale è diminuito di oltre il 3% a tutti i livelli di istruzione. Questa flessione si traduce in un calo del 10% dei compensi d’ingresso per la scuola secondaria di primo grado, mentre la soddisfazione salariale degli insegnanti è scesa di più di 40 punti percentuali rispetto alla percezione delle condizioni generali di lavoro.
Le cifre non mentono: rispetto alla media dell’Unione Europea i docenti italiani percepiscono più di 1.000 euro al mese in meno. Il divario si amplia ulteriormente se si considerano le retribuzioni di paesi come Germania e Paesi Bassi, dove gli stipendi superano quelli italiani di oltre il raddoppio. Il contesto è aggravato da un sistema di contrattazione che, secondo le parole dei sindacati, limita in maniera strutturale gli aumenti salariali.
Il quadro OCSE sui salari degli insegnanti in Italia
Secondo i dati dell’OCSE, la perdita di potere d’acquisto è radicata in una combinazione di inflazione crescente e crescita salariale insufficiente. Tra il 2015 e il 2025 il potere d’acquisto dei docenti è sceso di più di 3%, una tendenza che ha colpito uniformemente scuola primaria, media e superiore. L’indagine mostra anche una riduzione significativa della percentuale di insegnanti soddisfatti della propria retribuzione, che è passata dal 70% circa a meno del 30%.
Confronto tra primaria, media e superiore
Per la scuola primaria, lo Stipendio medio di ingresso si attesta a 25.195 euro lordi annui con un tetto di 36.733 euro. In Germania la cifra di ingresso supera i 60.000 euro, mentre nei Paesi Bassi supera i 48.000 euro. Nella scuola media, persino l’importo iniziale italiano di 25.195 euro è inferiore di 7.069 euro rispetto alla Francia e di quasi 10.000 euro rispetto alla Spagna. Il divario più marcato si osserva nella scuola secondaria superiore, dove i docenti italiani guadagnano 27.079 euro lordi all’inizio della carriera, contro i 39.382 euro in più registrati in Germania.
Il divario retributivo tra Italia e le principali economie europee
Il confronto con la media UE evidenzia che gli insegnanti italiani percepiscono, a metà carriera, 12.509 dollari di acquisto (PPA) in meno rispetto alla media europea. Paesi come Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi registrano incrementi che variano dal 28% al 119% rispetto all’Italia, trasformando il divario in una differenza che supera anche i 100.000 euro in termini di potere d’acquisto per i dirigenti scolastici.
Crescita retributiva e tetti massimi
La crescita percentuale più alta è osservata nei Paesi Bassi, dove gli stipendi più che raddoppiano rispetto al punto di partenza (+104,69%). La Germania, pur partendo da un livello più alto, registra un incremento più contenuto (+29,10%). L’Italia, invece, vede un incremento del 45,79%, simile a quello spagnolo, ma la base di partenza così bassa rende l’incremento in valore assoluto il più limitato dell’intero gruppo.
Le critiche al decreto 29/93 e al modello contrattuale
Il sindacato Unicobas, guidato da Stefano d’Errico, accusa il decreto legislativo 29 del 1993 di aver avviato una forma di privatizzazione del rapporto di lavoro nella scuola. Secondo il sindacalista, il meccanismo di adeguamento salariale legato all’inflazione programmata ha fallito nel mantenere il potere d’acquisto dei docenti, contribuendo al progressivo allontanamento dalla media europea.
Ruolo dei sindacati nella contrattazione
D’Errico ritiene che i grandi sindacati (CGIL, CISL, UIL) abbiano accettato un modello di contrattazione che indebolisce la capacità dei lavoratori di ottenere aumenti congrui. Il problema, secondo il sindacato, non è soltanto la carenza di risorse, ma la struttura stessa del sistema, che non riconosce adeguatamente le responsabilità giuridiche e penali del personale scolastico, né la specificità della professione rispetto ad altre categorie del pubblico impiego.
Disparità tra docenti e dirigenti scolastici
Un’analisi Eurydice del 2024/2025 mostra che in Italia i presidi percepiscono quasi tre volte lo stipendio dei docenti: il loro compenso medio annuo lordo supera i 100.000 SPA (Standard di potere di acquisto), contro circa 35.000 SPA per gli insegnanti della medesima fascia. Questa differenza è la più marcata in Europa e colloca l’Italia al primo posto per forbice retributiva tra dirigenti e corpo docente.
Confronti europei sulla retribuzione dei presidi
Altri paesi mostrano una differenza più contenuta: in Montenegro la distanza tra presidi e docenti è di appena 3.000 SPA, mentre in Irlanda, Paesi Bassi e Francia il divario si aggira sul 60-80% del compenso del dirigente. La maggior parte dei sistemi europei fissa gli stipendi dei presidi a livello nazionale tramite contratti collettivi, con eccezioni in Bulgaria, Croazia, Norvegia ed Estonia, dove la determinazione avviene a livello regionale o locale.
Le richieste dei sindacati puntano a una revisione del decreto 29/93, a un adeguamento delle contrattazioni e a una riequilibratura tra i compensi dei docenti e quelli dei dirigenti scolastici.



