Nel 2026, gli stranieri residenti in Italia sono 5,6 milioni, pari al 9,4% della popolazione totale. Questo dato rappresenta un aumento del 3,5% rispetto all’anno precedente, mentre la popolazione italiana è diminuita dello 0,4%. La crescita della componente straniera è stata del 16,1% tra il 2014 e il 2026, mentre i nativi sono diminuiti di 2,2 milioni.
La distribuzione geografica degli stranieri mostra una concentrazione maggiore nel Nord del Paese, dove risiede il 58,1% degli stranieri, seguito dal Centro con il 24,2% e dal Mezzogiorno con il 17,7%. La comunità più numerosa è quella rumena, seguita da albanese e marocchina. Le crescite più marcate riguardano tunisini, bangladesi e peruviani.
La condizione occupazionale dei lavoratori stranieri
Nel 2026, il numero di occupati in Italia ha superato i 24 milioni, con oltre 2,5 milioni di occupati stranieri, pari al 10,7% del totale. L’incremento complessivo degli occupati è stato di 185 mila unità, trainato dalla componente straniera che è cresciuta del 3,6%. Il tasso di occupazione per gli italiani è del 62,5%, mentre per i non UE è del 61,6%, con un divario di genere assai pronunciato: il 76,0% degli uomini non UE è occupato, contro il 45,7% delle donne.
Il tasso di disoccupazione resta più alto tra gli stranieri, con il 9,6% per i non UE e il 7,8% per gli UE, rispetto al 5,8% degli italiani. Il tasso di inattività è sostanzialmente stabile, ma tra le donne non UE raggiunge il 48,3%. I settori con la più alta incidenza di occupati stranieri sono i servizi collettivi e personali, l’agricoltura, gli alberghi e ristoranti e le costruzioni.
Le dinamiche di assunzioni e cessazioni
Nel 2026, si sono registrate 2.750.125 attivazioni di rapporti di lavoro che hanno interessato cittadini stranieri, con un aumento del 2,5% rispetto al 2026. Circa l’80% delle attivazioni ha riguardato lavoratori non UE. Il comparto con la più alta concentrazione di attivazioni di stranieri è l’agricoltura, seguito dalle costruzioni e dall’industria. Le cittadinanze con gli incrementi tendenziali maggiori sono Bangladesh, Egitto, Perù, India e Tunisia.
Circa il 73% dei contratti sottoscritti dai cittadini stranieri è a tempo determinato. Nel lavoro domestico, sono stati attivati 375 mila rapporti, di cui circa il 70% di stranieri, in larga parte donne e con quasi 8 contratti su 10 a tempo indeterminato. Le cessazioni sono cresciute dell’1%, con un aumento del 7,2% per i non UE e una diminuzione del 4,9% per i comunitari.
I fabbisogni di lavoratori stranieri delle imprese italiane
Nel 2026, le imprese hanno programmato oltre 1.359.000 entrate destinate a lavoratori stranieri, un massimo storico. Il 90% di queste entrate riguarda persone già residenti in Italia. Dal punto di vista settoriale, il fabbisogno più consistente emerge nei servizi, seguito dall’industria e dal settore primario. Emerge una netta polarizzazione: l’incidenza straniera va dal 9,5% nelle professioni intellettuali al 31,6% in quelle non qualificate.
In oltre un caso su due, nel 2026 le imprese hanno riscontrato difficoltà di reperimento per le ricerche di personale destinate a lavoratori stranieri. Questo dato evidenzia la crescente dipendenza del mercato del lavoro italiano dalla forza lavoro straniera.



