Il mondo del lavoro sta cambiando, e i laureati del 2026 sono in prima linea in questa trasformazione. Secondo i dati presentati presso l’Università degli Studi della Basilicata, i giovani laureati mostrano una maggiore consapevolezza e selettività nelle loro scelte professionali, con un’attenzione crescente alla qualità della vita e all’equilibrio tra lavoro e tempo libero.
Il XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione ha analizzato i dati di quasi 335 mila persone laureate nel 2026 in 81 atenei aderenti al Consorzio, oltre a quasi 700 mila persone laureate di primo e secondo livello intervistate a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.
Chi sono i laureati del 2026: un profilo in evoluzione
Le donne continuano a rappresentare la maggioranza tra i laureati, con il 59,6% del totale. Tuttavia, permane un forte squilibrio nelle discipline STEM dove la componente femminile si ferma al 40,5%. Sul fronte dell’origine sociale, l’università continua ad attrarre studentesse e studenti da contesti relativamente più favoriti, con una quota di chi ha almeno un genitore laureato salita al 34,7%.
Il percorso di studi: esperienze pratiche e soddisfazione
Il percorso universitario si è confermato molto ricco di esperienze pratiche. Il 60,9% ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto dal corso e il 68% ha lavorato durante gli studi. La soddisfazione complessiva per l’esperienza universitaria è espressa dall’89,1% delle persone laureate, con il 72,1% che ripeterebbe senza esitazioni la stessa scelta.
Le competenze trasversali, come l’adattabilità e flessibilità, la capacità di risolvere problemi e di lavorare in gruppo, sono indicate come le più importanti per un efficace inserimento nel mercato del lavoro. Queste sono esattamente le competenze che le imprese segnalano come le più ricercate nei candidati da assumere.
Esiti occupazionali: tassi in crescita e divari persistenti
A un anno dal titolo, il tasso di occupazione ha raggiunto l’81,2% tra chi ha conseguito una laurea di primo livello e l’80,8% nel secondo livello. A cinque anni dalla laurea, l’occupazione ha superato il 90%, toccando il 91,7% nel primo livello e il 94,4% nel secondo. Tuttavia, permangono divari strutturali, con forti differenze territoriali e di genere.
Chi risiede al Nord ha avuto il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede nel Mezzogiorno. Sul piano retributivo, chi lavora al Nord ha percepito in media 68 euro netti in più al mese rispetto a chi è occupato nel Mezzogiorno. Per quel che riguarda il divario di genere, gli uomini hanno mostrato il 13,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne e una retribuzione superiore in media di 67 euro netti al mese.
Proprio l’attenzione crescente alla qualità del lavoro e all’equilibrio tra vita privata e professione trova un riscontro concreto nella diffusione dello smart working ormai una modalità di lavoro strutturale. A un anno dal titolo, coinvolge il 17,1% di chi ha una laurea di primo livello e sale al 32,0% tra le persone laureate di secondo livello.
A loro dobbiamo, tanto per cominciare, l’attenzione dell’ascolto.



