Il nuovo anno scolastico inizia sotto il segno del precariato un fenomeno che continua a caratterizzare il sistema scolastico italiano. I dati recenti rivelano una situazione allarmante, con migliaia di contratti a tempo determinato che compromettono la qualità dell’offerta formativa e la continuità didattica.
In provincia di Ravenna, su 262 posti disponibili per la docenza, solo 230 assunzioni a tempo indeterminato sono state effettuate. A questi si aggiungono circa 1.500 contratti a tempo determinato, tra organico di fatto, spezzoni orari e ore concesse in deroga, che riguardano anche il sostegno. Questa situazione ha un impatto diretto sulla qualità dell’istruzione e sulla continuità didattica, tanto decantata ma spesso compromessa dalla mancanza di stabilità del personale.
Docenti e personale ATA in difficoltà
La situazione non migliora per quanto riguarda il personale ATA cioè quello amministrativo, tecnico e ausiliario. Nelle scuole di ogni ordine e grado della provincia sono stati assegnati appena 94 posti autorizzati per il conferimento di contratti a tempo indeterminato in tutti i profili, a fronte di un totale di 262 posti previsti in organico di diritto. Questo significa che oltre 300 posti ATA verranno coperti tramite contratti a tempo determinato, compromettendo la gestione amministrativa, la vigilanza e l’assistenza tecnica nei plessi scolastici.
Le scuole più colpite sono le secondarie di primo e secondo grado. Per quanto riguarda il sostegno, anche le primarie avranno un gran numero di precari. Questi numeri impietosi riguardanti sia il personale docente sia quello ATA confermano criticità che si rincorrono da anni e per le quali una soluzione reale e definitiva non è ancora stata adottata.
Le conseguenze del precariato
Aumenta la mole di lavoro, le segreterie sono quasi al collasso e in alcuni casi manca il personale scolastico per garantire vigilanza e apertura dei plessi. Aumentano le responsabilità ma non diminuiscono i contratti a termine. Non si può continuare a far gravare la tenuta del sistema d’istruzione pubblico sul sacrificio di precari, docenti, personale ATA e dirigenti, lasciati soli a tamponare i buchi di una politica scolastica fondata su proclami e priva di visione.
La scelta del Ministero di perpetuare l’abuso dei contratti a termine non è una fatalità burocratica, ma un preciso disinvestimento che colpisce i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e penalizza il diritto allo studio dei nostri ragazzi, in particolare dei più fragili.
Il confronto tra sindacati e Ministero
È scontro sui numeri dei precari tra la Flc Cgil e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il conflitto tra il sindacato presieduto da Gianna Fracassi e il professore leghista va avanti da tempo, ma in queste ore la partita è stata giocata fino ai calci di rigore. Da una parte i dati sul precariato a scuola che il sindacato ha raccolto attraverso il ministero dell’Economia e delle Finanze; dall’altra la narrazione di Valditara che dev’essere presa per verità inconfutabile dal momento che da oltre un anno gli uffici di viale Trastevere non pubblicano i dati ufficiali.
L’analisi della Flc Cgil è dettagliata e analitica: il totale dei supplenti nell’anno scolastico 2025/2026 cresce del 12,7%, rispetto al 2021/2022, ma la composizione cambia molto di più. Le deroghe sul sostegno passano da 65.000 a 145.000 e da sole superano l’intero incremento del totale; i supplenti Ata salgono del 39,5% su un organico che nel frattempo è rimasto fermo (219.000 nel 2021/22, 218.000 nel 2025/26).
Il ministro, invece di parlar delle immissioni in ruolo effettuate durante il suo mandato, ha il dovere di rispondere a queste domande: perché la scuola si deve reggere su centinaia di migliaia di precari? Perché l’Italia è stata condannata a giugno scorso dalla Corte di giustizia europea per reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato del personale ATA? Perché, per quanto riguarda il personale educativo e ATA si fanno immissioni in ruolo solo sul turn over quando vi sono migliaia di posti liberi ormai cronicizzati di anno in anno?
La risposta del ministero dell’Istruzione e del Merito non entra nel merito delle domande della Cgil e nemmeno affronta il tema della pubblicità dei dati, ma torna sulla sua narrazione. Per quanto riguarda il personale docente sono state conferite 31.742 supplenze su posto comune, di cui 8.319 con contratto al 31 agosto e 23.423 con contratto al 30 giugno. Sul sostegno sono state invece conferite 67.516 supplenze, di cui 1.328 al 31 agosto e 66.188 al 30 giugno.
Il totale delle supplenze su posto intero, comune e di sostegno, ammonta 258. A queste si aggiungono 55.814 conferme su posto di sostegno, effettuate su richiesta delle famiglie, per un totale complessivo di 155.072 incarichi a tempo determinato. Al termine delle operazioni di immissione in ruolo del personale docente sono inoltre risultati 9.356 posti non assegnabili per assenza di aspiranti nelle graduatorie. A tali dati si aggiungono 19.468 nomine su spezzoni di posto, che costituiscono una tipologia di incarico distinta dalle supplenze su posto intero.
La situazione in Liguria
L’anno scolastico 2026/27 in Liguria si apre con 865 docenti immessi in ruolo, ai quali si aggiungono 61 assunzioni a tempo indeterminato di docenti di religione cattolica. Un dato sicuramente positivo, ma non sufficiente, che deve essere letto alla luce dei 1.407 posti autorizzati complessivamente. Le immissioni in ruolo sono importanti, ma non raccontano da sole tutta la situazione. I posti che non vengono coperti con le assunzioni dovranno essere destinati alle supplenze.
L’USR Liguria ha comunicato il dato di 3.383 docenti individuati nel primo turno di nomine da GPS, avvenute il 31 agosto. Le operazioni proseguono per effetto delle rinunce e delle disponibilità che si rendono successivamente disponibili. Gli Uffici stanno lavorando per completare le nomine, ma i tempi sono strettissimi. Ogni posto ancora scoperto significa per le scuole dover riorganizzare orari, classi e attività didattiche. Sul sostegno le conseguenze sono ancora più delicate.
In Liguria sono circa 10 mila gli alunni con disabilità, a fronte di 2.951 posti di sostegno in organico di diritto. Il fabbisogno complessivo arriva a 4.252 posti, a seguito della concessione di deroghe. Per garantire la continuità didattica, l’USR ha comunicato 1.566 conferme di docenti di sostegno a tempo determinato: 843 a Genova, 247 a Imperia, 209 a Savona e 267 alla Spezia. Le conferme, seppur importanti per garantire continuità agli alunni, non sono la soluzione definitiva.
Le difficoltà riguardano anche il personale ATA, sia per il profilo amministrativo sia per quello di collaboratore scolastico, con posti che rimangono vacanti dopo lo scorrimento delle graduatorie di prima fascia e che vengono successivamente assegnati attingendo dalla terza fascia di istituto. Anche quest’anno registriamo rinunce e posti difficili da coprire. Scuole lontane, segreterie svuotate, organici ridotti e carichi di lavoro crescenti rendono sempre più difficile sostenere queste condizioni. A pagarne il prezzo sono le segreterie, già sovraccariche.
La difficoltà coinvolge anche i DSGA. Per l’anno scolastico 2026/2027 in Liguria sono state autorizzate 6 immissioni in ruolo per il profilo dei Funzionari ed Elevata Qualificazione, ex DSGA, a fronte di 32 posti complessivamente disponibili nella regione. Gli uffici stanno quindi procedendo con gli avvisi di interpello per individuare personale disponibile.
Sul precariato pesa recentemente anche la sentenza della Corte di giustizia UE del 13 maggio 2026, causa C 155/25 che ha censurato l’insufficienza delle misure italiane contro l’abuso dei contratti a termine del personale ATA. Anche per i docenti la Commissione europea ha contestato l’utilizzo reiterato dei contratti a tempo determinato e profili di discriminazione nella progressione salariale.
L’Europa ci chiede di superare un sistema che utilizza il precariato per coprire esigenze strutturali. Docenti e ATA precari garantiscono ogni giorno il funzionamento della scuola: vanno stabilizzati e valorizzati, non utilizzati come soluzione alle emergenze.



