Scopri i progressi del Piemonte sul lavoro femminile e le misure che sostengono formazione, imprenditorialità e conciliazione
Il Piemonte sta registrando segnali concreti di rafforzamento della partecipazione femminile nel mercato del lavoro. Nel terzo trimestre del 2026 il tasso di occupazione femminile (15-64 anni) ha raggiunto il 63,6%, un valore che supera sia la media nazionale sia quella del Nord. Questi numeri non sono isolate cifre statistiche: riflettono l’effetto combinato di politiche territoriali, interventi formativi e misure di sostegno alla conciliazione. Nel testo che segue esaminiamo i dati principali, le iniziative regionali e le implicazioni per imprese e famiglie, mantenendo chiara la distinzione tra risultati già ottenuti e nodi ancora aperti.
Per comprendere pienamente i cambiamenti è utile definire cosa intendiamo con occupazione femminile: si tratta della percentuale di donne tra 15 e 64 anni occupate rispetto alla popolazione della stessa classe di età. La Regione attribuisce il miglioramento a scelte strategiche di investimento in formazione e welfare aziendale, oltre che a programmi di accompagnamento all’autoimprenditorialità. La vicepresidente e assessora al Lavoro, Elena Chiorino, sottolinea che puntare sul lavoro delle donne significa valorizzare risorse che favoriscono crescita economica e competitività del territorio.
Il quadro statistico mostra un trend positivo e strutturale. Il tasso di occupazione femminile in Piemonte è passato dal 62,7% del 2026 al 63,6% del terzo trimestre del 2026, rispetto al 58,9% del 2018. Parallelamente, la trasformazione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato è aumentata: nel 2026 sono state registrate 25.474 trasformazioni, rispetto alle 16.008 del 2018. Anche il tasso di inattività è diminuito, scendendo al 32,4% (era 34,2% nel 2026 e 35,2% nel 2018), mentre il tasso di disoccupazione femminile si attesta al 6,1%.
Il progresso piemontese appare rilevante se messo a confronto: il valore del 63,6% è nettamente superiore alla media italiana del 53,6% e si colloca sopra la media del Nord, pari al 62,4%. Il confronto con il 2018 mostra quindi non solo un recupero ma un avanzamento sostenuto nel tempo. Questi indicatori fotografano un contesto in cui l’aumento dell’occupazione si accompagna a una maggiore stabilità contrattuale e a una riduzione dell’inattività femminile sul territorio.
Una parte importante del miglioramento è dovuta alle politiche attive del lavoro. Nel Programma GOL, su 274.682 persone che hanno sottoscritto un Patto di servizio, 150.259 sono donne, pari al 54,7% del totale. Le Accademie di Filiera hanno formato circa 5.200 donne, favorendo il raccordo tra formazione e fabbisogni di settore. Sul fronte dell’autoimprenditorialità il Programma MIP ha validato 681 business plan tra febbraio 2026 e il 13 febbraio 2026, di cui 411 presentati da donne; 243 imprese risultano già costituite e 72 sono libere professioniste.
Il dato sull’autoimprenditorialità evidenzia che le donne rappresentano una quota consistente delle proposte imprenditoriali: tra i beneficiari delle sovvenzioni per nuove imprese, 48 su 70 sono realtà a prevalenza femminile. Questo indica non solo volontà di avviare attività autonome, ma anche l’efficacia degli strumenti di accompagnamento e finanziamento messi a disposizione dalla Regione.
La conciliazione tra lavoro e cura è stata affrontata con investimenti mirati. Dal 2026 è stato stanziato un intervento da 8 milioni di euro per il prolungamento dell’orario degli asili nido, che ha coinvolto 429 plessi scolastici, 3.066 bambini e 350 Comuni; per il periodo 2026-2028 sono previsti ulteriori 3 milioni. Inoltre il Piano A.L.Fa. – Accordo Lavoro Famiglia – mette a disposizione 17 milioni di euro, con 8 milioni destinati ai piani di welfare aziendale e 8,5 milioni per voucher di conciliazione fino a 6.000 euro per beneficiaria, strumenti pensati per sostenere rientro e permanenza nel mercato del lavoro.
I progressi registrati hanno ricadute dirette sulla competitività delle imprese e sulla valorizzazione delle competenze locali. Tuttavia permangono criticità da affrontare: secondo dati citati da fonti locali, il divario retributivo nel settore privato mostra che le lavoratrici piemontesi percepiscono in media il 35% in meno rispetto ai colleghi uomini, anche a parità di mansione. La rappresentanza femminile nei ruoli di vertice rimane limitata: attualmente circa il 35% delle posizioni dirigenziali è occupato da donne, mentre il 37% lavora come libera professionista e il 25% è imprenditrice. Questi elementi indicano che, oltre a creare occupazione, è necessario lavorare sulla qualità delle opportunità e sulle politiche salariali.
In conclusione, il Piemonte mostra una traiettoria positiva sul fronte del lavoro femminile, frutto di interventi coordinati tra formazione, sostegno all’impresa e servizi di conciliazione. Restano da risolvere squilibri su retribuzione e leadership, ma le misure in essere offrono una base concreta su cui proseguire. Il monitoraggio dei risultati e l’adattamento costante degli strumenti saranno fondamentali per trasformare i progressi in cambiamenti strutturali a lungo termine.
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