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16 Maggio 2026

Occupazione femminile in Piemonte oltre la media: un bilancio

Scopri i progressi del Piemonte sul lavoro femminile e le misure che sostengono formazione, imprenditorialità e conciliazione

Il Piemonte sta registrando segnali concreti di rafforzamento della partecipazione femminile nel mercato del lavoro. Nel terzo trimestre del 2026 il tasso di occupazione femminile (15-64 anni) ha raggiunto il 63,6%, un valore che supera sia la media nazionale sia quella del Nord. Questi numeri non sono isolate cifre statistiche: riflettono l’effetto combinato di politiche territoriali, interventi formativi e misure di sostegno alla conciliazione. Nel testo che segue esaminiamo i dati principali, le iniziative regionali e le implicazioni per imprese e famiglie, mantenendo chiara la distinzione tra risultati già ottenuti e nodi ancora aperti.

Per comprendere pienamente i cambiamenti è utile definire cosa intendiamo con occupazione femminile: si tratta della percentuale di donne tra 15 e 64 anni occupate rispetto alla popolazione della stessa classe di età. La Regione attribuisce il miglioramento a scelte strategiche di investimento in formazione e welfare aziendale, oltre che a programmi di accompagnamento all’autoimprenditorialità. La vicepresidente e assessora al Lavoro, Elena Chiorino, sottolinea che puntare sul lavoro delle donne significa valorizzare risorse che favoriscono crescita economica e competitività del territorio.

I numeri chiave che descrivono il cambiamento

Il quadro statistico mostra un trend positivo e strutturale. Il tasso di occupazione femminile in Piemonte è passato dal 62,7% del 2026 al 63,6% del terzo trimestre del 2026, rispetto al 58,9% del 2018. Parallelamente, la trasformazione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato è aumentata: nel 2026 sono state registrate 25.474 trasformazioni, rispetto alle 16.008 del 2018. Anche il tasso di inattività è diminuito, scendendo al 32,4% (era 34,2% nel 2026 e 35,2% nel 2018), mentre il tasso di disoccupazione femminile si attesta al 6,1%.

Confronti territoriali e tendenze storiche

Il progresso piemontese appare rilevante se messo a confronto: il valore del 63,6% è nettamente superiore alla media italiana del 53,6% e si colloca sopra la media del Nord, pari al 62,4%. Il confronto con il 2018 mostra quindi non solo un recupero ma un avanzamento sostenuto nel tempo. Questi indicatori fotografano un contesto in cui l’aumento dell’occupazione si accompagna a una maggiore stabilità contrattuale e a una riduzione dell’inattività femminile sul territorio.

Le politiche attive e gli strumenti regionali

Una parte importante del miglioramento è dovuta alle politiche attive del lavoro. Nel Programma GOL, su 274.682 persone che hanno sottoscritto un Patto di servizio, 150.259 sono donne, pari al 54,7% del totale. Le Accademie di Filiera hanno formato circa 5.200 donne, favorendo il raccordo tra formazione e fabbisogni di settore. Sul fronte dell’autoimprenditorialità il Programma MIP ha validato 681 business plan tra febbraio 2026 e il 13 febbraio 2026, di cui 411 presentati da donne; 243 imprese risultano già costituite e 72 sono libere professioniste.

Risultati dell’iniziativa imprenditoriale

Il dato sull’autoimprenditorialità evidenzia che le donne rappresentano una quota consistente delle proposte imprenditoriali: tra i beneficiari delle sovvenzioni per nuove imprese, 48 su 70 sono realtà a prevalenza femminile. Questo indica non solo volontà di avviare attività autonome, ma anche l’efficacia degli strumenti di accompagnamento e finanziamento messi a disposizione dalla Regione.

Sostegno alla conciliazione: nidi, voucher e A.L.Fa.

La conciliazione tra lavoro e cura è stata affrontata con investimenti mirati. Dal 2026 è stato stanziato un intervento da 8 milioni di euro per il prolungamento dell’orario degli asili nido, che ha coinvolto 429 plessi scolastici, 3.066 bambini e 350 Comuni; per il periodo 2026-2028 sono previsti ulteriori 3 milioni. Inoltre il Piano A.L.Fa. – Accordo Lavoro Famiglia – mette a disposizione 17 milioni di euro, con 8 milioni destinati ai piani di welfare aziendale e 8,5 milioni per voucher di conciliazione fino a 6.000 euro per beneficiaria, strumenti pensati per sostenere rientro e permanenza nel mercato del lavoro.

Implicazioni per imprese, economia e nodi ancora aperti

I progressi registrati hanno ricadute dirette sulla competitività delle imprese e sulla valorizzazione delle competenze locali. Tuttavia permangono criticità da affrontare: secondo dati citati da fonti locali, il divario retributivo nel settore privato mostra che le lavoratrici piemontesi percepiscono in media il 35% in meno rispetto ai colleghi uomini, anche a parità di mansione. La rappresentanza femminile nei ruoli di vertice rimane limitata: attualmente circa il 35% delle posizioni dirigenziali è occupato da donne, mentre il 37% lavora come libera professionista e il 25% è imprenditrice. Questi elementi indicano che, oltre a creare occupazione, è necessario lavorare sulla qualità delle opportunità e sulle politiche salariali.

In conclusione, il Piemonte mostra una traiettoria positiva sul fronte del lavoro femminile, frutto di interventi coordinati tra formazione, sostegno all’impresa e servizi di conciliazione. Restano da risolvere squilibri su retribuzione e leadership, ma le misure in essere offrono una base concreta su cui proseguire. Il monitoraggio dei risultati e l’adattamento costante degli strumenti saranno fondamentali per trasformare i progressi in cambiamenti strutturali a lungo termine.

Susanna Capelli
Autore

Susanna Capelli

Susanna Capelli ha raccontato una rievocazione veronese dal loggiato di Piazza Bra, promuovendo una linea editoriale che valorizza la storia locale sui social. Collaboratrice storica, possiede una collezione di programmi teatrali degli spettacoli veronesi come particolare biografico.