Tra il 2026 e il 2026, Italia e Spagna hanno vissuto un boom occupazionale senza precedenti, ma le dinamiche dietro questa crescita non potrebbero essere più diverse. Mentre l’Italia ha puntato su stabilità e qualificazione la Spagna ha visto un’espansione legata a settori stagionali e contratti particolari. Questo dualismo emerge chiaramente dall’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
L’Italia ha aggiunto 1,2 milioni di occupati, con un tasso di occupazione salito al 63,1%. La crescita è stata trainata da contratti a tempo indeterminato soprattutto nei settori della manifattura e delle costruzioni. Un elemento significativo è stato il coinvolgimento di componenti storicamente svantaggiate del mercato del lavoro: le donne e le regioni del Mezzogiorno.
Italia: stabilità e qualificazione
Nel nostro Paese, la quota di contratti a termine è scesa dal 16% al 14,7%, mentre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il minimo storico del 5,1%, con una riduzione del 42,6% rispetto. Tuttavia, non mancano le sfide: il mismatch tra domanda e offerta di competenze rappresenta una criticità importante. Le aziende italiane riscontrano difficoltà nel reperire il 47% dei profili ricercati, con punte ben più alte per i ruoli tecnico-specialistici.
Questa domanda di lavoro qualificato potrebbe rappresentare un’opportunità per assorbire disoccupati e inattivi, a patto che i profili professionali siano adeguati. La crescita occupazionale italiana, quindi, si caratterizza per stabilità e qualificazione con un mercato del lavoro che punta su settori produttivi e competenze specifiche.
Spagna: stagionalità e contratti particolari
La Spagna ha registrato un aumento di 1,5 milioni di occupati, portando il totale a 22,8 milioni. Tuttavia, la crescita è concentrata in settori stagionali come l’alberghiero la ristorazione il commercio e le attività legate al tempo libero. Questi comparti sono caratterizzati da alta intensità di manodoperasalari inferiori alla media e una forte prociclicità.
Un fenomeno particolare è l’emergere dei fijos discontinuos contratti formalmente a tempo indeterminato che alternano periodi di attività e inattività. Tra 700mila e 1 milione di persone sono coinvolte in questo tipo di contratti. Quando inattivi, questi lavoratori non sono conteggiati tra i disoccupati, il che influisce sui dati ufficiali. Il tasso di disoccupazione spagnolo si attesta al 9,9%, il minimo dal 2008 ma comunque il più alto tra i Paesi OCSE.
Disoccupazione di lunga durata
Un dato preoccupante è che il 35,7% dei disoccupati spagnoli è in cerca di lavoro da lungo tempo. Questo indica una fragilità strutturale del mercato del lavoro, nonostante la crescita occupazionale. La domanda di lavoro in Spagna, salvo alcune nicchie, non richiede competenze qualificate, ma piuttosto manodopera stagionale.
Le sfide future
Le prospettive per i due Paesi sono diverse. In Italia, la sfida principale è colmare il divario tra domanda e offerta di competenze investendo in formazione e aggiornamento professionale. La Spagna, invece, deve affrontare la precarizzazione del lavoro e la stagionalità dei settori in espansione. Entrambi i Paesi, tuttavia, hanno dimostrato una capacità di adattamento e crescita che potrebbe rappresentare un modello per altri mercati del lavoro in Europa.



