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16 Settembre 2026

Insegnanti: salari bassi e vacanze lunghe, confronto con Europa

Scopri i dati concreti su stipendi, vacanze estive e differenze con gli altri paesi europei.

Insegnanti: salari bassi e vacanze lunghe, confronto con Europa

Ogni giorno i genitori affidano i propri figli a chi ha la responsabilità di formare le nuove generazioni. In Italia, però, la retribuzione di chi svolge questo ruolo è tra le più basse d’Europa, e le scuole rimangono chiuse per un periodo che supera di gran lunga la media continentale.

Salari degli insegnanti in Italia a confronto con l’Europa

Secondo gli ultimi dati della rete Eurydice, un docente di scuola primaria con contratto a tempo indeterminato parte da circa 25.200 euro lordi annui. Dopo quindici anni di servizio la retribuzione sale appena sopra i 30 000 euro, per poi raggiungere poco più di 36.700 euro al termine della carriera. Questa crescita è lenta e non riesce a colmare il divario con le retribuzioni proposte in altri sistemi scolastici.

Livelli retributivi nella scuola primaria

Il calendario di carriera italiano prevede incrementi annuali modesti, così che anche gli insegnanti più esperti percepiscono un salario inferiore a quello di un laureato medio in altri settori: il rapporto OCSE “Education at a Glance 2025” indica che nel 2024 lo stipendio reale di un docente italiano era il 33 % più basso rispetto a quello di altri lavoratori con laurea.

Confronto con Spagna, Francia, Irlanda e Paesi Bassi

In Spagna il punto di partenza è intorno ai 35 000 euro, con un tetto che supera i 50 000; in Francia si parte da oltre 32 000 euro e si arriva vicino a 52 000. L’Irlanda registra un ingresso a più di 41 000 euro, con la possibilità di raggiungere quasi gli 82 000, mentre nei Paesi Bassi il salario massimo supera i 100 000 euro lordi. Queste cifre, pur essendo lorde e non includendo indennità variabili, mostrano un confronto europeo decisamente sfavorevole per l’Italia.

Durata delle vacanze estive: l’Italia tra le più lunghe d’Europa

Il calendario scolastico italiano prevede una sospensione delle lezioni che può arrivare a 13-14 settimane consecutive tra giugno e settembre. Eurydice riporta che la media UE è di 10 settimane, con la Germania e il Regno Unito che si fermano a 6 settimane. Solo Spagna e Portogallo si avvicinano alla nostra durata.

Statistica Eurydice sul calendario scolastico

Il tempo di chiusura non è compensato da una maggiore quantità di ore di lezione durante l’anno: la distribuzione delle pause è concentrata quasi interamente in estate, creando una differenza di quasi tre mesi rispetto ai paesi nord-europei, dove le interruzioni sono più frammentate lungo l’anno.

Impatto sulle famiglie e sul lavoro femminile

Il prolungato periodo di inattività scolastica comporta costi per le famiglie. Un sondaggio del 2025 indica una spesa media di 530 euro a bambino per coprire le attività estive, con differenze tra Nord (540 euro) e Sud (430 euro). Inoltre, quasi il 5 % dei genitori ha dovuto interrompere l’attività lavorativa, percentuale che supera il 10 % nelle famiglie con figli disabili, penalizzando soprattutto le madri.

Il 1° luglio 2026 è stato firmato il nuovo contratto di anticipazione economica per il triennio 2025-2027 nel comparto Istruzione e Ricerca. Sebbene rappresenti un passo avanti, l’intervento da solo non può colmare il divario strutturale accumulato negli ultimi decenni, né compensare la lunga pausa estiva che impone oneri aggiuntivi alle famiglie.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.