Un’indagine della Procura di Roma ha portato alla luce un presunto tentativo di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio legato al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Al centro delle indagini ci sono tre figure chiave: un ex presidente aggiunto della Corte dei Contiun avvocato e un imprenditore. Le intercettazioni rivelano un complesso intreccio di relazioni e tentativi di influenzare le decisioni dei giudici contabili.
Le intercettazioni che hanno scatenato l’indagine
Le conversazioni intercettate dagli inquirenti hanno svelato dettagli preoccupanti. Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, ha confessato all’imprenditore Vincenzo Virgiglio di aver evitato una manifestazione pubblica per non trovarsi in difficoltà con i giornalisti, dopo che i giudici contabili avevano bloccato il progetto del ponte. Miele ha dichiarato di non essere “assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi”, ma di non poter esprimere pubblicamente il suo pensiero per evitare crisi istituzionali.
In un’altra conversazione, Miele ha lasciato intendere di aver visionato la documentazione riservata relativa al progetto, definendo la situazione “critica” e “in salita”. Ha anche menzionato un report riservato sulla vicenda, da consegnare ai privati coinvolti, affermando: “L’importante che tu dai comunque il report… che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo”.
Il rapporto tra Miele e Virgiglio
Le indagini hanno evidenziato un rapporto di vicinanza tra Miele e Virgiglio, tanto che il magistrato si rivolgeva a lui anche per individuare architetti di fiducia per lavori di ristrutturazione. Miele ha manifestato il suo interesse a ottenere “cariche apicali in organismi di diritto pubblico” dopo il pensionamento, e Virgiglio e l’avvocato Francesco Saccomanno gli hanno assicurato il loro supporto per favorire le sue aspirazioni professionali.
In una conversazione con un amico sindaco, Miele ha ribadito di aver fatto la sua parte e ha chiesto un intervento presso i vertici politici per favorire la sua nomina a presidente dell’Antitrust o di una società partecipata. L’amico politico gli ha garantito il suo supporto, accompagnandolo a parlare con esponenti politici in occasione del concerto di Natale del 20 dicembre 2026 a Montecitorio.
Le reazioni politiche
Le opposizioni hanno reagito con durezza alla notizia dell’indagine. Il Pd, attraverso Francesco Boccia, ha parlato di “nuvole e opacità” intorno al progetto del ponte. Giuseppe Conte, leader del M5S, ha definito l’indagine l'”ennesimo fallimento del governo Meloni”. Azione, con Carlo Calenda, ha affermato che l’inchiesta è “più grande di come è uscita fino ad ora”.
L’amministratore delegato della società Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha dichiarato che l’azienda è “totalmente estranea” alle indagini e ha assicurato la massima collaborazione con le autorità inquirenti.



