I sindacati della sanità privata hanno espresso forte preoccupazione per lo stanziamento di 1,3 miliardi di euro destinati alle strutture private, senza alcuna garanzia di rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Questo annuncio è stato fatto a margine di un presidio nazionale davanti al Ministero della Salute a Roma.
Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, segretari generali rispettivamente di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, hanno dichiarato che questo stanziamento rappresenta un grave problema per i trecentomila lavoratori del settore, che non vedono rinnovati i contratti da otto e quattordici anni.
Le accuse dei sindacati
Secondo i sindacalisti, le associazioni datoriali Aiop e Aris hanno una responsabilità diretta nella mancata risoluzione della questione contrattuale. Tuttavia, chiedono anche un’assunzione di responsabilità da parte del governo del Parlamento del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni.
«Basta con gli annunci, le promesse, i generici impegni. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle RSA meritano rispetto. Siamo stanchi di essere compresi solo a parole, servono i fatti. La verità è che avete lasciato in mutande le lavoratrici e i lavoratori. Non bastano più gli impegni: servono decisioni concrete, subito. Siamo alla frutta», hanno dichiarato i segretari.
La situazione economica del settore
I dati diffusi dall’Area Studi Mediobanca mostrano che il settore della sanità privata ha raggiunto 13,4 miliardi di euro di ricavi nel 2026 con una crescita del 22% rispetto al 2019. Nonostante questa crescita, i lavoratori continuano a subire penalizzazioni significative, tra cui l’esclusione dall’indennità di vacanza contrattuale.
I sindacati denunciano che i lavoratori della sanità privata guadagnano fino a 500 euro in meno rispetto ai loro colleghi del pubblico, a parità di inquadramento. Questa disparità è considerata un’ingiustizia intollerabile che penalizza un settore strategico per il Paese.
Le richieste dei sindacati
I sindacati chiedono regole certe sugli accreditamenti affinché chi eroga servizi pubblici con risorse pubbliche sia obbligato a rinnovare i contratti collettivi nazionali alle stesse vigenze della sanità pubblica. Questo per evitare il ripetersi di fenomeni di dumping contrattuale.
«Non può esserci una sanità privata che continua a crescere sulle spalle di chi lavora», concludono i segretari. La mobilitazione dei sindacati non si fermerà fino a quando non arriveranno risposte concrete.



