Nel quadro del Decreto Lavoro 2026 è stato introdotto un nuovo incentivo pensato per le imprese che investono sulla conciliazione lavoro-famiglia. L’agevolazione, inserita nel DL 62/2026, riconosce alle società dotate della certificazione UNI/PdR 192:2026 uno sgravio contributivo fino all’1% dei contributi a carico del datore di lavoro, con un limite massimo di 50.000 euro annui per azienda. È importante ricordare che la misura non riduce l’aliquota di calcolo delle prestazioni pensionistiche e richiede l’adozione di atti successivi per diventare operativa, come previsto dal testo del decreto.
Come si applicherà lo sgravio e quali passaggi sono necessari
L’esonero è vincolato a due passaggi normativi: la conversione in legge del DL 62/2026 e un successivo decreto attuativo che ne definirà le modalità operative. Il testo dispone che, una volta convertito il decreto, i competenti ministeri dovranno emanare il provvedimento attuativo entro 30 giorni per stabilire i criteri di applicazione mensile dello sgravio contributivo, le procedure di acquisizione delle certificazioni e il periodo di validità ai fini dell’agevolazione. Solo dopo tali adempimenti l’INPS potrà ricevere le istruzioni per la gestione in denuncia contributiva.
Tempistiche e prime conseguenze per le aziende
Fino all’adozione del decreto ministeriale non è possibile utilizzare il beneficio nella pratica: le imprese interessate devono quindi programmare le attività di certificazione e tenere conto della finestra di accesso effettiva. In sede di attuazione si stabiliranno anche le regole per l’erogazione su base mensile e i criteri di monitoraggio finanziario che l’INPS dovrà svolgere per verificare l’impatto della misura sui conti pubblici.
Che cosa certifica la UNI/PdR 192:2026 e perché è diversa dalla parità di genere
La UNI/PdR 192:2026 è uno standard pensato per valutare le politiche aziendali rivolte alla conciliazione tra vita familiare e lavoro. Si concentra su misure strutturate che riguardano la maternità e paternità, il supporto ai lavoratori con carichi di cura, la flessibilità organizzativa, le pari opportunità in relazione alla famiglia, il benessere e la continuità di carriera. Pur affiancandosi ad altri strumenti come la certificazione della parità di genere, la UNI/PdR 192:2026 ha un focus specifico sulle esigenze familiari e sulla misurabilità delle pratiche interne.
Ambiti valutati e struttura richiesta
Per ottenere la certificazione l’impresa deve dimostrare un sistema misurabile e verificabile di welfare familiare: policy formalizzate, ruoli e responsabilità chiari, obiettivi definiti, monitoraggio e indicatori. Gli ambiti principali comprendono l’organizzazione del lavoro (flessibilità oraria e spaziale), il sostegno alla genitorialità in tutte le fasi del rapporto di lavoro, l’assistenza ai caregiver familiari, azioni per la salute e il benessere e misure economiche tracciabili per le famiglie.
Risorse disponibili, monitoraggio e vantaggi accessori
Il finanziamento previsto dal DL 62/2026 assegna 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028 a copertura dello sgravio. Vista la dotazione limitata, l’INPS avrà il compito di monitorare gli effetti finanziari e di comunicare i risultati alle autorità competenti. Le risorse ridotte per il primo anno riflettono la partenza differita della misura, legata alla conversione e all’adozione del decreto attuativo.
Altri benefici oltre allo sgravio
Oltre al vantaggio contributivo, il decreto prevede l’accesso per le aziende certificate ad attività promozionali dell’ICE, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione. Questo rende la certificazione uno strumento non solo di welfare interno, ma anche di posizionamento esterno e di supporto alla crescita internazionale, trasformando le politiche per la famiglia in un elemento strategico per l’attrazione di talenti e lo sviluppo commerciale.
Per le imprese interessate la raccomandazione pratica è di avviare ora l’analisi delle proprie pratiche di conciliazione, definire indicatori e responsabilità, e programmare il percorso di certificazione. In questo modo sarà possibile essere pronte al momento dell’entrata in vigore operativa della misura e competere per l’accesso alle risorse disponibili.