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21 Settembre 2026

Generazione Z e professioni fiscali: lavori, autonomia e tecnologia

Scopri quali sono le reali aspettative dei giovani contabili e come la tecnologia sta trasformando il lavoro in studio

Generazione Z e professioni fiscali: lavori, autonomia e tecnologia

Il mercato del lavoro sta attraversando una trasformazione profonda: le professioni tradizionali — contabilità, fiscalità, consulenza — non sono più percepite come semplici posti di lavoro, ma come ambienti in cui si concilia crescita personale e qualità della vita. Gli studi professionali più all’avanguardia, come quello di Benedetti, hanno iniziato a rivedere i propri criteri di selezione, puntando su valori che vanno ben oltre la retribuzione.

Questa evoluzione è alimentata da due forze complementari. Da un lato, la Generazione Z ridefinisce quello che significa “avere un buon impiego”; dall’altro, l’avvento di l’intelligenza artificiale e delle piattaforme collaborative sta cambiando il modo in cui le attività amministrative vengono svolte. Il risultato è un nuovo modello di studio professionale, più snello, più formativo e più orientato al risultato.

Cosa cerca la Generazione Z nei ruoli contabili

Il Gen Z Intelligence Report realizzato con la collaborazione di Il Sole 24 Ore, evidenzia che il 60,4% dei giovani mette al primo posto il work-life balance superando di gran lunga la retribuzione (39,6%). La stabilità del posto di lavoro è al 47,6%, mentre l’ambizione di carriera si attesta al 29,8%. Un dato sorprendente è che il 52% sarebbe pronto a lasciare l’azienda se i carichi di lavoro diventassero insostenibili, e il 54% per una paga non competitiva. Inoltre, il tempo libero aggiuntivo è il benefit più richiesto (38%). Queste cifre mostrano che i giovani valutano il proprio tempo quasi quanto lo stipendio, e desiderano un ruolo che abbia senso e non sia solo una serie di ore di fronte al computer.

Autonomia e team ridotti: il modello vincente degli studi professionali

Le ricerche sottolineano l’importanza di strutture organizzative compatte, dove il confronto è diretto e quotidiano. In uno studio con un team ridotto il giovane collaboratore non si sente una semplice matricola, ma partecipa a decisioni concrete, osserva perché una determinata soluzione è stata scelta e, con l’esperienza, impara a proporre le proprie idee. L’autonomia è intesa come capacità di conoscere le proprie scadenze, organizzare il lavoro, chiedere supporto quando serve e assumersi progressivamente la responsabilità dei risultati.

Responsabilità progressiva e fiducia reciproca

Questo approccio si traduce in un clima di fiducia bilaterale. Il professionista più esperto delega compiti, mentre il giovane dimostra precisione, affidabilità e volontà di crescere. La fiducia non è solo un concetto astratto: si concretizza in obiettivi chiari feedback costanti e nella possibilità di gestire casi reali, dalla contabilità di un e-commerce alle peculiarità fiscali di una start-up turistica. L’obiettivo è formare non solo un esecutore ma un futuro consulente.

Intelligenza artificiale e automazione: dalla fattura alla consulenza strategica

L’avvento dell’IA sta rivoluzionando l’attività di routine: lettura automatica di fatture, riconciliazione di ordini, generazione di report avviene in pochi secondi. Questo rende superfluo il modello di pagamento basato sulle ore di lavoro, perché il valore aggiunto non risiede più nella quantità di tempo, ma nella capacità di interpretare i dati e di proporre decisioni strategiche. Gli studi che continuano a fatturare “per ora” rischiano di perdere competitività rispetto a chi offre risultati misurabili.

Dal prezzo orario al valore dei risultati

Una consulenza efficace deve essere remunerata in base al risultato conseguito un’analisi finanziaria che individua opportunità di risparmio, una strategia di pricing per un e-commerce o la gestione di una crisi di liquidità. In questo scenario, il ruolo del professionista diventa quello di catalizzatore di valore mentre le macchine si occupano dei compiti ripetitivi. La trasparenza dei costi, però, richiede contratti chiari che distinguano le attività svolte da persone e quelle automatizzate.

Formazione orientata al futuro

Per preparare i giovani a questo nuovo paradigma, gli studi devono investire in percorsi formativi che coniughino teoria e pratica. Non basta collezionare certificati: è necessario imparare a gestire casi concreti, a leggere un bilancio critico, a utilizzare strumenti di data analytics e a capire le implicazioni fiscali internazionali. Solo così la competenza diventerà un vantaggio competitivo, difficile da replicare con l’automazione.

Come afferma Marco Natali, presidente di Confprofessioni, oggi è il momento migliore per scegliere la libera professione, perché “i professionisti non sono più solitari: condividono spazi, competenze e visioni”. La crescita di coworking e studi aggregati dimostra che la fiducia del cliente e l’esperienza rimangono il capitale più prezioso, anche in un contesto altamente digitalizzato.

Sofia Ricci
Autore

Sofia Ricci

Sofia Ricci, giornalista specializzata in formazione e sviluppo di carriera, guida studenti e professionisti tra percorsi di studio, competenze richieste dal mercato e strategie di crescita professionale.