Una mobilitazione decisa dei dipendenti dell’ex Ilva di Cornigliano ha portato oggi alla occupazione dell’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova: gli operai si sono seduti nella zona degli imbarchi, battendo i caschi sul pavimento e bloccando gli accessi ai controlli di sicurezza. La protesta nasce dalla comunicazione inviata dai commissari straordinari che prevede un aumento della platea destinataria della cassa integrazione straordinaria a causa della difficoltà nell’approvvigionamento dei coils e della riorganizzazione produttiva decisa dopo lo stop all’area a caldo di un altro stabilimento.
Blocco dello scalo e gestione degli accessi
All’inizio ai passeggeri era ancora consentito raggiungere i gate, ma nel corso della mattinata il corridoio è stato chiuso e si sono verificati momenti di tensione tra manifestanti e viaggiatori in attesa al check-in. L’aeroporto ha annunciato la sospensione temporanea dei controlli di sicurezza per motivi di sicurezza. In seguito, per mitigare i disagi, i lavoratori hanno fatto passare persone anziane e minori, spiegando al megafono che la priorità era evitare rischi in aree affollate. Alcuni passeggeri hanno cercato di forzare il blocco, con insulti reciproci e tensione emotiva sul posto.
Presenza istituzionale e tentativi di mediazione
Alla protesta è intervenuto il presidente della Regione Liguria, che ha parlato con i delegati sindacali e chiesto chiarimenti ai commissari. Successivamente, una delegazione dei sindacati maggiori è stata convocata in prefettura per un incontro con i commissari e la prefetta di Genova, ma il confronto non ha prodotto l’impegno richiesto dai lavoratori. I rappresentanti sindacali hanno sollecitato una dichiarazione formale che sospendesse le misure per Genova fino all’incontro fissato a Palazzo Chigi, definendola una necessità politica per evitare aggravamenti nella gestione della vertenza.
Dimensioni della misura di cassa integrazione e ripercussioni sugli stabilimenti
I commissari hanno attivato procedure che porterebbero la cassa integrazione straordinaria a interessare fino a 8.622 dipendenti del gruppo, quasi il doppio rispetto agli attuali 4.450. Nel dettaglio, a Genova la misura potrebbe coinvolgere fino a 870 lavoratori su 917, mentre negli altri siti le cifre variano notevolmente, con migliaia di addetti coinvolti in particolare a Taranto. Su un organico complessivo di 9.626 persone, rimarrebbero in servizio solo 1.004 addetti per garantire la custodia degli impianti, gli adempimenti ambientali e la minima continuità operativa.
Motivazioni industriali e giudiziarie
La decisione dei commissari fa riferimento a un provvedimento giudiziario che ha imposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo di uno stabilimento entro un termine prefissato, rendendo incompatibile l’organizzazione produttiva precedente con le nuove prescrizioni. La conseguente sospensione della produzione di bramme e coils ha portato alla revoca degli ordini di materie prime e a una riorganizzazione delle lavorazioni, con la società che mantiene gli impianti in stato di riscaldo in vista di una possibile cessione degli asset.
Lo stato di incertezza ha riacceso lo scontro sindacale: i rappresentanti dei lavoratori hanno definito inaccettabile l’ampia estensione della cassa integrazione e chiedono al governo e ai commissari interlocuzioni immediate e garanzie scritte sul mantenimento dell’attività produttiva a Genova fino agli incontri nazionali previsti. I lavoratori hanno annunciato l’intenzione di proseguire la protesta a oltranza e di rimanere nello scalo fino a ottenere risposte concrete.
In segno di solidarietà, allo scalo è comparso anche uno striscione di lavoratori di altre aziende metalmeccaniche, richiamando la più ampia preoccupazione del territorio per i possibili impatti occupazionali. Le autorità locali e i rappresentanti politici presenti hanno sollecitato tutti gli attori a evitare messaggi controproducenti, mentre proseguono i contatti tra Regione, commissari e sindacati per trovare soluzioni gestibili.
La protesta nello scalo genovese rappresenta un elemento visibile della tensione industriale che coinvolge più stabilimenti del gruppo e segna una nuova fase della vertenza sul futuro produttivo e occupazionale. I lavoratori rivendicano risposte immediate sul futuro del posto di lavoro invitando il governo a prendere posizione e a stabilire un quadro chiaro per la prosecuzione delle attività fino al subentro dei potenziali acquirenti.



