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17 Ottobre 2026

Taranto: sciopero ex Ilva chiude alle 23, blocchi rimossi, crisi carburante

Il quinto giorno di sciopero all’ex Ilva di Taranto finisce alle 23: i blocchi stradali spariscono, ma la crisi del carburante imperversa nel Sud.

Taranto: sciopero ex Ilva chiude alle 23, blocchi rimossi, crisi carburante

Il gruppo di operai e di aziende collegate all’ex Ilva di Taranto ha deciso, nella mattinata del 16 ottobre, di concludere la propria azione di protesta entro le 23:00. La decisione è stata assunta durante un’assemblea sindacale che ha riunito le rappresentanze di Fiom-CGIL, Fim-Cisl, Uilm-Uil e Usb. Dopo cinque giorni di manifestazioni, blocchi su statale 106 – di fronte alla raffineria Eni – e su statale 7 nei pressi dell’impianto siderurgico, è stato concordato di rimuovere immediatamente le barriere, senza attendere la fine dell’orario di sciopero.

La decisione sindacale e le richieste al governo

Durante l’incontro, Francesco Brigati segretario generale della Fiom-CGIL per Taranto e Puglia, ha sottolineato l’importanza di ottenere risposte chiare su misure straordinarie e sul futuro industriale dell’ex Ilva. Il segretario generale della Cgil di Taranto, Giovanni D’Arcangelo ha fissato come condizione imprescindibile che ogni impegno sia accompagnato da un intervento di stato “maggioritario” per garantire la decarbonizzazione e la tutela dell’occupazione. Inoltre, è stata fissata una convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre, con l’obiettivo di far firmare una piattaforma unica che includa le istanze dei lavoratori, della Regione e delle istituzioni locali.

Le dichiarazioni dei principali portavoce sindacali

Biagio Prisciano segretario nazionale della Fim-Cisl, ha ricordato che la mobilitazione serve a “riempire gli autobus” per la manifestazione prevista a Roma, avvertendo che, in caso di assenza di risposte, i lavoratori torneranno a far sentire la loro voce con tutti gli strumenti a disposizione. Il tono dei sindacati è rimasto fermo: “Non arretreremo di un millimetro” ha ribadito Brigati, ringraziando il governatore Antonio Decaro per aver facilitato un accordo che unisce opposizione e maggioranza regionale.

Disagi in Puglia e Basilicata: la crisi del carburante si intensifica

Nonostante la rimozione dei blocchi stradali a Taranto, le tensioni continuano a propagarsi nel resto del Mezzogiorno. In Bari il sindaco Vito Leccese ha lanciato un allarme sulla carenza di carburante, chiedendo un incontro urgente con il governo centrale. Molti distributori tra Bari e Potenza hanno esaurito le scorte, con cartelli “tutto esaurito” affissi in tutta la zona. A Cerignola i trattori e i mezzi pesanti hanno occupato la statale 16, mentre a Andria un grosso blocco autotrasportatori ha paralizzato la tangenziale vicino alla rotatoria per il distributore Mac Gallon, costringendo la sindaca Giovanna Bruno a costituire un tavolo di crisi.

Le proteste di Brindisi, Scanzano Jonico e oltre

Nel porto di Brindisi circa 500 veicoli pesanti si sono radunati nell’area di Costa Morena, per poi muoversi a passo d’uomo sulla statale 379 in direzione Bari, rallentando ulteriormente il traffico. Nella provincia di Matera, a Scanzano Jonico una centinaia di tir ha bloccato la statale 106 al posto di svincolo con la Fondovalle dell’Agri, mantenendo libero il transito di auto private, autobus e mezzi di soccorso. In Basilicata, la statale Jonica, il confine con la Calabria e la zona Vulture-Melfese registrano code interminabili, con i distributori di carburante di Potenza che denunciano l’esaurimento totale delle riserve.

Calabria: mobilitazione su larga scala e richieste della Fedralog

Parallelamente, in Calabria la Fedralog ha organizzato una serie di circa 20 presidi lungo le principali arterie: dallo svincolo autostradale di Falerna all’aeroporto di Lamezia Terme, passando per la raffineria di Vibo Valentia, il porto di Gioia Tauro e varie sezioni della SS 18. Gli autotrasportatori e gli agricoltori della regione – che lamentano un aumento medio di 2 000 € di spesa per litro di gasolio dal mese di marzo – chiedono un intervento “straordinario” e un ristoro immediato. Secondo il portavoce della Fedralog, i 15 milioni di euro stanziati dal governo sono solo un “tamponè” insufficiente a risolvere le profonde difficoltà del settore.

Le proteste, programmate fino al 20 ottobre, hanno quindi trasformato le strade del Sud Italia in un vero e proprio tabellone di tensione sociale, dove la lotta per la sopravvivenza dei lavoratori si intreccia con la crisi energetica e la paura per i servizi essenziali. La speranza di una soluzione rapida passa ora dalla riunione a Palazzo Chigi prevista per il 27 ottobre, dove i rappresentanti sindacali intendono presentare una piattaforma unità capace di coniugare la continuità produttiva dell’ex Ilva con la necessità di una decarbonizzazione progressiva e la garanzia di approvvigionamenti stabili di carburante per l’intera regione.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.