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14 Ottobre 2026

Nuove regole per combattere i contratti pirata e difendere il potere d’acquisto

Le parti sociali alzano il copione: una nuova piattaforma per misurare la rappresentanza e garantire salari più equi nel terziario italiano.

Nuove regole per combattere i contratti pirata e difendere il potere d’acquisto

Negli ultimi mesi, le tre più grandi confederazioni sindacali italiane – CGILCISL e UIL – hanno avviato un dialogo con le organizzazioni datoriali più influenti, tra cui Confindustria e Confcommercio. L’obiettivo dichiarato è riformare i criteri di rappresentanza per eliminare i cosiddetti contratti pirata che, soprattutto nei settori dei servizi, del commercio e del turismo, hanno generato salari al di sotto del livello di sussistenza.

Misurare la rappresentanza: dal principio alla pratica

Il Decreto Primo Maggio convertito in legge il 25 giugno, riconosce la contrattazione collettiva come strumento fondamentale per assicurare un salario giusto in linea con l’articolo 36 della Costituzione. Tuttavia, il testo legge che la contrattazione debba essere affidata alle “organizzazioni più rappresentative” ha spinto le parti a definire metriche concrete. Tra le proposte emergenti, la valutazione si basa su tre parametri: numero di aziende aderenti, quota di lavoratori coperti e capacità di negoziazione settoriale, tutti riferiti ai codici Ateco di attività.

Chi entra nella lista delle rappresentanti

Secondo le stime preliminari, le tre grandi confederazioni coprono ormai più del 70% della forza lavoro del terziario, mentre il quarto interlocutore, spesso un’organizzazione di dimensioni minori, registra una rappresentanza inferiore all’1%. Questo squilibrio ha generato richieste di esclusione dei soggetti con una copertura marginale, al fine di garantire che le parti firmatrici possano davvero parlare per la maggioranza dei lavoratori.

Rinnovare i contratti con criteri di adeguamento automatico

Una delle proposte più discusse riguarda la sincronizzazione dei rinnovi contrattuali con l’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA) calcolato annualmente dall’ISTAT. L’idea è di inserire clausole di adeguamento automatico che anticipino le variazioni del costo della vita, evitando i ritardi tipici dei patti collettivi tradizionali. Tale meccanismo è già stato sperimentato nel contratto dei metalmeccanici, con risultati positivi in termini di tutela del potere d’acquisto.

Il ruolo del paniere

Il paniere di riferimento, aggiornato annualmente, comprende una larga fetta di prodotti energetici, la cui volatilità ha spesso distorto le misure di inflazione. Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, ha sottolineato che una definizione più chiara del perimetro di applicazione del contratto è indispensabile per evitare che soggetti con una rappresentanza quasi inesistente distorcano le dinamiche di mercato.

Salario minimo vs. salario giusto: un dibattito ancora aperto

Le discussioni non si fermano al solo adeguamento dei contratti esistenti. Marco Leonardi, economista dell’Università di Milano, ha ricordato che il salario giusto non esclude la necessità di introdurre un salario minimo legislativo, soprattutto per i giovani, gli immigrati e i lavoratori a tempo parziale, che sono i più colpiti dal fenomeno del dumping salariale. Nel periodo 2022-2023, la perdita media di potere d’acquisto è stata del 6%, una riduzione che rischia di minare la coesione sociale se non viene affrontata con misure incisive.

Se riuscirà a introdurre una misurazione più trasparente della rappresentanza e ad adottare clausole di adeguamento automatico, potrà costituire un primo passo concreto verso la difesa dei salari e il contenimento del fenomeno dei contratti pirata.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.