L’età media di pensionamento in Italia non è uniforme, ma varia significativamente tra le diverse regioni e tra uomini e donne. Secondo i dati del Rendiconto sociale Civ-INPS, gli uomini lasciano il lavoro a un’età che oscilla tra i 62,3 anni in Trentino-Alto Adige e i 66,2 anni in Calabria, mentre per le donne si va dai 64 anni dell’Alto Adige ai 67 dell’Umbria.
Queste differenze non sono casuali, ma riflettono le disparità nelle carriere lavorative e nelle opportunità economiche tra le diverse aree del Paese. La media nazionale è di 64,1 anni per gli uomini e 65,4 per le donne, ben al di sotto della soglia legale di 67 anni, grazie alle uscite anticipate.
Le differenze regionali nell’età di pensionamento
Il Nord Italia si distingue per un’età di pensionamento più bassa rispetto al Sud. Ad esempio, in Trentino-Alto Adige gli uomini vanno in pensione a 62,3 anni, mentre in Calabria l’età media è di 66,2 anni. Questo divario è dovuto principalmente alla stabilità e continuità delle carriere lavorative al Nord, dove è più facile maturare i requisiti per la pensione anticipata.
Al contrario, al Sud le carriere sono spesso più frammentate, con periodi di disoccupazione e part-time involontario che rendono difficile raggiungere i requisiti per l’uscita anticipata.
Le regioni con l’età di pensionamento più bassa
Tra gli uomini, le regioni con l’età di pensionamento più bassa sono il Trentino-Alto Adige, la Valle d’Aosta e il Veneto, dove l’età media è inferiore ai 63 anni. Seguono la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, il Piemonte, le Marche e la Toscana, con un’età compresa tra 63 e 64 anni.
Per le donne, le regioni con l’età di pensionamento più bassa sono il Trentino-Alto Adige, il Veneto e la Valle d’Aosta, dove l’età media è di 64 anni. In Umbria, invece, l’età media di pensionamento per le donne è di 67 anni, la più alta d’Italia.
Le cause dell’aumento dell’età pensionabile
Negli ultimi anni, l’età media di pensionamento è aumentata, soprattutto per le donne. Tra il 2026 e il 2026, la media è salita di un anno pieno per le donne e di quattro decimi per gli uomini. Questo incremento è dovuto principalmente alla restrizione delle uscite flessibili, come la cancellazione di Opzione donna, che ha tolto uno dei pochi canali di anticipo disponibili.
La legge Fornero, che regola il sistema previdenziale italiano, prevede un’eccezione alla soglia dei 67 anni per chi ha maturato un numero sufficiente di contributi. Tuttavia, le recenti restrizioni hanno reso più difficile accedere a queste forme di pensione anticipata, spingendo molti lavoratori a posticipare l’uscita dal lavoro.
Le prospettive future
Dal 2027, l’età pensionabile subirà ulteriori aumenti automatici in base alla speranza di vita. Questo meccanismo si sommerà alle differenze territoriali esistenti, allontanando ancora di più l’uscita effettiva dal lavoro per chi non rientra nei canali anticipati.
Per ridurre questi divari, sarebbe necessario intervenire sulle carriere lavorative, garantendo maggiore stabilità e continuità, soprattutto al Sud e per le donne.



