I laureati dell’Università di Palermo si distinguono per gli stipendi più alti del Mezzogiorno, posizionandosi al decimo posto in Italia. Con una retribuzione annua lorda media di 35.769 euro per la fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, l’ateneo palermitano supera la media nazionale del 4%. Questo risultato colloca l’Università di Palermo davanti a molte altre realtà accademiche italiane.
Unipa primeggia nel Sud Italia
L’Università di Palermo si piazza al decimo posto nella graduatoria nazionale stilata dall’University report 2026 dell’osservatorio JobPricing, con un valore superiore del 4% rispetto alla media della stessa fascia anagrafica. A precederla ci sono Bocconi, i Politecnici di Milano e Torino, Cattolica, Parma, L’Aquila, Milano-Bicocca, Ca’ Foscari e Pisa. Subito dopo, tra le università del Sud, c’è il Politecnico di Bari con 34.661 euro e poi Catania con 34.411 euro.
La formazione universitaria come strumento di crescita
“Questo risultato dimostra come la formazione universitaria possa rappresentare un concreto strumento di crescita personale e professionale, e anche di sviluppo del territorio”, dichiara il rettore Massimo Midiri. “Il fatto che i nostri giovani laureati raggiungano una retribuzione superiore rispetto alla media nazionale, e che Unipa sia il primo ateneo del Mezzogiorno in questa classifica, significa che riusciamo a garantire ai nostri studenti un’offerta didattica di alto livello, al passo con le sfide e le evoluzioni del mondo del lavoro.”
La sfida del Mezzogiorno
Il rettore Midiri aggiunge: “Il nostro obiettivo è quello di rendere sempre più centrale il legame tra formazione, ricerca, innovazione e mondo delle imprese. In un contesto come quello del Mezzogiorno, dove la vera sfida è creare le condizioni perché i giovani possano trovare nella propria terra un’occupazione stabile, qualificata e adeguatamente retribuita, è fondamentale che un’istituzione universitaria sappia preparare in modo adeguato i propri laureati a un inserimento lavorativo all’altezza delle richieste del mercato.”
La fuga dei giovani laureati dal Sud
Mentre l’Università di Palermo celebra questo successo, il Mezzogiorno continua a perdere giovani talenti. Tra il 2019 e il 2026, le regioni del Sud hanno perso circa 150mila residenti tra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea. La maggior parte di questi giovani si trasferisce nel Centro-Nord, con un impatto significativo sulla demografia e sull’economia locale.
Dove vanno i giovani laureati
Dei 150mila laureati italiani di età compresa tra 25 e 34 anni, 122mila si sono trasferiti nel Centro-Nord, mentre 28mila hanno scelto di trasferirsi all’estero. Oltre quattro laureati su cinque nel Sud Italia hanno lasciato il proprio Comune senza uscire dall’Italia, dimostrando una mobilità prevalentemente interna.
Le regioni che guadagnano residenti
I flussi migratori interni si concentrano verso il settentrione. Guardando i saldi della popolazione, il Nord-est mostra la capacità d’attrazione più elevata con un tasso del +1,6 per mille, seguito dal Nord-ovest con +1,3 per mille e il Centro con +0,5 per mille. Le regioni che guadagnano più residenti sono l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Lazio.
Le regioni che perdono residenti
Al contrario, le regioni meridionali continuano a registrare una perdita di residenti. Nel 2026 i tassi migratori interni rimangono negativi al Sud con un valore di -2,6 per mille e nelle Isole con -1,8 per mille. Tra i territori regionali con i risultati peggiori ci sono la Basilicata (-5,5 per mille) e la Calabria (-3,8 per mille).
Mentre l’Università di Palermo celebra i suoi successi, il Mezzogiorno deve affrontare la sfida di trattenere i giovani talenti e creare opportunità di lavoro adeguate. La formazione universitaria di qualità può essere un passo fondamentale in questa direzione.



