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25 Settembre 2026

Differenze fiscali tra dipendenti e partite IVA: redditi e aliquote

Scopri chi sostiene la quasi totalità dell’IRPEF, le fasce di reddito più tassate e i lavori più remunerativi, con o senza laurea.

Differenze fiscali tra dipendenti e partite IVA: redditi e aliquote

L’Italia ha registrato nel 2025 ben 42,8 milioni di dichiaranti, di cui 34,1 milioni hanno versato almeno un euro di IRPEF. Un dato sorprendente è che 24,8 milioni di cittadini, corrispondenti al 42 % della popolazione, non hanno alcun reddito imponibile e quindi non pagano l’imposta sul reddito.

Distribuzione dei redditi e pressione fiscale

Il totale dei redditi dichiarati per il 2024 ammonta a 1.076 miliardi di euro, generando 216,24 miliardi di gettito netto. La suddivisione per fascia di reddito evidenzia una marcata progressività: i 7,9 milioni con redditi inferiori a 7.500 euro pagano in media solo 19 euro di imposta, mentre i 6,65 milioni che dichiarano tra 20 e 26 mila euro versano circa 3.284 euro ciascuno. Al contrario, il 18,78 % dei dichiaranti con redditi superiori a 35 mila euro sostiene il 65 % del gettito fiscale.

Chi paga di più: dipendenti vs partite IVA

Il rapporto confronta anche i redditi medi dei dipendenti iscritti all’INPS con quelli dei liberi professionisti. Tra gli iscritti all’INPS, le professioni meglio retribuite sono gli sportivi professionisti (circa 250 mila euro lordi annui), i sanitari (94 mila euro) e i giornalisti dipendenti (70 219 euro). I piloti e il personale di bordo guadagnano in media 40 527 euro, mentre i dipendenti statali percepiscono tra 35 000 e 38 000 euro.

Per i liberi professionisti, al primo posto troviamo i notai, con un reddito medio annuo di 164 758 euro, seguiti da attuari (113 000 euro) e farmacisti titolari (circa 112 000 euro). Tuttavia, una quota consistente di autonomi (89,77 %) dichiara ricavi superiori a 30 mila euro, ma più della metà di tutti gli autonomi (53,35 %) ha un Indice Sintetico di Affidabilità fiscale inferiore a 8, indice considerato poco affidabile. Le categorie con il più alto tasso di bassa affidabilità includono ristorazione commerciale (70,4 %), tintorie e lavanderie (71,1 %) e commercio al dettaglio di articoli sportivi (63,8 %).

Titolo di studio, occupazione e differenze salariali

Nel 2025 il tasso di disoccupazione giovanile in Italia rimane stabile al 20,5 %, quasi il doppio della media OCSE (11,5 %). Nonostante ciò, i laureati mantengono un vantaggio occupazionale: il loro tasso di occupazione è dell’82,8 % rispetto al 62,5 % dell’intera forza lavoro, con un tasso di disoccupazione pari al 3,3 %.

Impatto della laurea sul reddito

Un percorso universitario porta a un incremento salariale medio di 26 869 euro rispetto al primo stipendio percepito, mentre chi non possiede titoli accademici registra un aumento di soli 6 424 euro. Il passaggio dal diploma alla laurea magistrale o a un master di primo livello genera una crescita del 28,5 % delle retribuzioni, mentre il salto dal master di primo al secondo livello aggiunge un +13 %.

Questa differenza, però, si sta progressivamente riducendo: nel 2020 i lavoratori universitari tra i 45 e i 54 anni guadagnavano il 68 % in più rispetto ai colleghi con solo diploma; nel 2025 la differenza è scesa al 49 %. Le cause principali sono la scarsa presenza di settori ad alta intensità di conoscenza, la prevalenza di micro-e piccole imprese e un diffuso mismatch tra titolo di studio e mansione svolta.

Lavori ben pagati senza laurea

Il mercato italiano offre comunque percorsi remunerativi anche a chi possiede solo il diploma o ha seguito percorsi di formazione specialistica. Le professioni più redditizie si concentrano nei settori digitale, commerciale e tecnico. Alcuni esempi concreti includono social media managerspecialista SEOidraulico esperto, tecnico di manutenzione industriale e responsabile vendite. Secondo il JP Salary Outlook 2026 la retribuzione annua lorda media nel settore privato è di 32 991 euro, ma il 75 % dei dipendenti guadagna meno di 35 000 euro, mentre quasi il 90 % non supera i 40 000 euro. Tuttavia, i ruoli sopra citati possono superare i 50 000 euro lordi annui, soprattutto quando sono accompagnati da esperienza consolidata e competenze difficili da reperire.

Parallelamente, esistono percorsi alternativi di alta retribuzione per chi investe in competenze tecniche e digitali, dimostrando che il mercato del lavoro italiano è sempre più verticale e segmentato.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.