Il 05 giugno 2026 la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega che definisce il quadro per il ritorno del nucleare sostenibile in Italia. Il testo non autorizza immediatamente la costruzione di impianti, ma delega il Governo a predisporre entro un termine prefissato i decreti legislativi che riscriveranno norme su sicurezza, ciclo di vita degli impianti e governance.
La strategia punta in particolare ai Small modular reactors (Smr) di terza generazione, con un orizzonte operativo previsto non prima del prossimo decennio, e ad un più remoto sviluppo degli Advanced modular reactors (Amr) di quarta generazione. Accanto alla tempistica, restano aperti nodi rilevanti sul finanziamento, sulla localizzazione e sulla gestione dei rifiuti radioattivi derivanti dal passato nucleare.
Contenuti della legge delega e responsabilità del governo
Il provvedimento costituisce una delega al Governo per definire il quadro normativo nazionale: dal rafforzamento degli organi ispettivi alla disciplina completa del ciclo di vita degli impiantiincluse fasi di costruzione, esercizio, smantellamento e smaltimento dei rifiuti. Il testo fa esplicito riferimento al concetto di nucleare sostenibilemutuato dalla tassonomia europea, come attività compatibile con obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica.
Termini e limiti operativi
La legge non indica siti né autorizza impianti, ma assegna al Governo un termine per emanare uno o più decreti legislativi che dovranno dettagliare procedure autorizzative, requisiti tecnici e meccanismi di responsabilità finanziaria. I promotori, pubblici o privati, dovranno dimostrare capacità di coprire costi di costruzione e smantellamento, mentre sono previsti incentivi per i territori che ospiteranno le strutture.
Tecnologie, orizzonti temporali e numeri possibili
Sul piano tecnologico la priorità è rivolta ai Smr di terza generazionereattori compatti progettati per la produzione modulare e per avere una potenza fino a poche centinaia di megawatt per unità. Il Governo indica come periodo realistico per una produzione standardizzata l’inizio del prossimo decennio; il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha evocato scenari produttivi attesi intorno al 2034-2035, quando la fase sperimentale dovrebbe evolvere in impieghi più diffusi.
Per gli Amr di quarta generazioneche promettono minori scorie e tecnologie di raffreddamento innovative come il piombo, l’orizzonte è più lontano: per questi reattori la disponibilità su scala commerciale non è prevista concretamente prima del 2040. In termini di incidenza sul mix elettrico nazionale, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) indica una forchetta tra l’11% e il 22%, ma le stime di impianti variano e alcune valutazioni parlano di decine di unità Smr, non necessariamente tutte necessarie.
Industria e alleanze internazionali
Sul fronte industriale nel 2026 è nata una società di sistema partecipata da operatori energetici e industriali italiani con il mandato di identificare tecnologie adatte al contesto nazionale. L’Italia partecipa inoltre ad alleanze europee per lo sviluppo degli Smr e a strumenti di cofinanziamento che mirano a sostenere progetti ritenuti strategici a livello continentale.
Finanziamenti, flessibilità europea e impatto sui bilanci
In parallelo alle scelte nazionali, la Commissione europea ha previsto spazi di flessibilità fiscale per investimenti in sicurezza energetica: gli Stati membri possono richiedere un margine aggiuntivo limitato entro la clausola di salvaguardia nazionale, traducibile per l’Italia in una capacità di spesa aggiuntiva di circa 0,3% del PIL nei prossimi tre anni, stimata in termini attuali a circa 14 miliardi di euro. Questo margine è pensato per investimenti strutturali e non per interventi immediati volti a tamponare aumenti temporanei dei prezzi dell’energia.
La scelta su come utilizzare queste risorse rimane politica: potrebbero essere destinate a rinnovabili, infrastrutture di rete, accumulo e anche al nucleare, ma il Governo dovrà valutare l’allocazione tra progetti con ricadute a medio-lungo termine. Le perplessità includono la convenienza economica dei progetti, la volontà dei territori a ospitare impianti e la persistenza del problema dello smaltimento dei rifiuti ereditati dagli impianti dismessi.
Il percorso legislativo proseguirà ora al Senato, dove il provvedimento sarà esaminato prima che il Governo disponga dei decreti attuativi necessari a tradurre la delega in norme operative. Fino ad allora restano aperte le discussioni tecniche e politiche su dimensionamento, finanziamento e tempi reali di entrata in servizio.



