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17 Giugno 2026

Condizioni lavorative nei territori palestinesi e nel Golan siriano nel 2026

Un rapporto del 2026 rivela le condizioni critiche del mercato del lavoro nei territori palestinesi occupati e nel Golan siriano, evidenziando l'impatto del conflitto e dell'occupazione

Condizioni lavorative nei territori palestinesi e nel Golan siriano nel 2026

Nel 2026, la situazione del lavoro nei territori palestinesi occupati e nel Golan siriano occupato è caratterizzata da una crisi multidimensionale che intreccia fattori politici, militari, economici e istituzionali. Questo contesto complesso determina in modo strutturale le dinamiche del mercato del lavoro, limitando sia la creazione di occupazione sia l’esercizio dei diritti fondamentali dei lavoratori.

La guerra a Gaza e l’intensificazione delle restrizioni e della violenza in Cisgiordania hanno prodotto una distruzione su larga scala del sistema economico e produttivo palestinese. A Gaza, la distruzione delle infrastrutture, lo sfollamento massiccio e le restrizioni all’accesso di beni e fattori produttivi hanno paralizzato il mercato del lavoro, trasformandolo in un sistema residuale basato su assistenza umanitaria, occupazione precaria e attività informali di sussistenza.

L’impatto della crisi economica a Gaza e in Cisgiordania

Il tasso di disoccupazione a Gaza ha raggiunto livelli estremi, pari all’85 per cento con oltre 250mila posti di lavoro persi. Questo ha avuto conseguenze profonde sui redditi e sulla sicurezza alimentare della popolazione. In Cisgiordania, pur in presenza di una parziale stabilizzazione dopo il crollo del 2026, il mercato del lavoro resta fortemente compromesso. Il leggero calo della disoccupazione è accompagnato da una riduzione della partecipazione al lavoro e da un aumento dell’occupazione informale, indicando che l’aggiustamento avviene più attraverso il deterioramento della qualità del lavoro che tramite una reale ripresa occupazionale.

Le restrizioni alla mobilità, documentate da centinaia di ostacoli fisici e amministrativi, riducono drasticamente l’accesso al lavoro, aumentano i costi di produzione e frammentano il mercato interno, con effetti diretti sulla produttività e sulla coesione economica.

La crisi fiscale e le sue ripercussioni sul mercato del lavoro

La crisi è descritta come multistrato in cui la dimensione fiscale, finanziaria e produttiva si intrecciano. La sospensione dei trasferimenti fiscali da parte di Israele, che rappresentano circa due terzi delle entrate pubbliche palestinesi, ha determinato una crisi di liquidità. Questo ha avuto effetti immediati sui salari dei dipendenti pubblici, sulla domanda interna e sulla capacità istituzionale di fornire servizi essenziali, inclusa la governance del lavoro.

Questa fragilità fiscale si riflette nel sistema bancario e nella capacità delle imprese di operare, amplificando gli effetti della contrazione economica e limitando la creazione di occupazione. La crescente dipendenza dei lavoratori palestinesi dall’occupazione in Israele e negli insediamenti rappresenta al tempo stesso una fonte di reddito e un fattore di vulnerabilità.

Diritti del lavoro e governance del mercato del lavoro

Dal punto di vista dei diritti del lavoro, il rapporto evidenzia una sistematica erosione delle condizioni per l’esercizio dei diritti fondamentali. Le politiche di espansione degli insediamenti, le demolizioni, le restrizioni all’accesso alla terra e alla mobilità e la violenza diffusa incidono direttamente su opportunità occupazionali, sicurezza e condizioni di lavoro.

La combinazione di questi fattori configura un contesto in cui l’uguaglianza di opportunità è compromessa e in cui l’accesso al lavoro è fortemente diseguale. Anche nei contesti in cui esistono norme formali, come quelle sull’applicazione del salario minimo negli insediamenti, la loro effettività è limitata dall’assenza di meccanismi di controllo e rappresentanza.

La governance del mercato del lavoro opera in condizioni di emergenza prolungata. Le istituzioni palestinesi continuano a funzionare, ma con capacità ridotte a causa delle restrizioni, della mancanza di risorse e della distruzione infrastrutturale, soprattutto a Gaza. Le politiche pubbliche si concentrano prevalentemente su misure di emergenza, come sussidi salariali e programmi temporanei di occupazione, mentre le riforme strutturali risultano difficili da implementare in assenza di stabilità economica e politica.

Il rapporto analizza anche le dinamiche di vulnerabilità sociale, evidenziando come la crisi abbia effetti differenziati su gruppi specifici. Le donne affrontano livelli particolarmente bassi di partecipazione al lavoro e un aumento dei carichi di lavoro non retribuito, mentre i giovani vedono ridursi drasticamente le opportunità di ingresso nel mercato del lavoro, anche a causa dell’interruzione dei percorsi educativi e formativi. L’aumento del lavoro minorile, soprattutto a Gaza, rappresenta un indicatore estremo delle strategie di sopravvivenza adottate dalle famiglie in assenza di reddito.

Nel Golan siriano occupato, pur in un contesto meno drammatico rispetto ai Territori palestinesi, persistono vincoli strutturali legati all’accesso a terra, acqua e mercato, nonché limitazioni all’accesso a occupazioni qualificate. Anche in questo caso, le dinamiche occupazionali sono influenzate da fattori geopolitici e da asimmetrie istituzionali, con effetti sulla competitività e sulle prospettive di sviluppo locale.

Le prospettive di miglioramento dipendono in misura determinante da un’evoluzione del contesto politico. Il documento insiste sulla necessità di interventi immediati orientati alla creazione di lavoro, al rafforzamento della protezione sociale e alla tutela dei diritti, al fine di evitare che le attuali condizioni di vulnerabilità si consolidino ulteriormente e compromettano le basi per una futura ripresa economica e sociale.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.