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16 Ottobre 2026

Come le ondate di calore minacciano i posti di lavoro europei

Il caldo estremo è ormai il pericolo più frequente per i lavoratori europei, con conseguenze su migliaia di posti.

Come le ondate di calore minacciano i posti di lavoro europei

Il caldo estremo si è imposto come la principale minaccia per la salute sul lavoro in Europa, secondo un nuovo Discussion Paper dell’EU-OSHA intitolato “New Technologies and Prevention of Occupational Risks Related to Climate Change: The Case of Heat”. Il documento, basato su una revisione della letteratura scientifica e su quindici interviste con esperti di igiene industriale, specialisti SSL e rappresentanti sindacali, fornisce una panoramica dettagliata del fenomeno e delle possibili contromisure.

Entità del problema: dati globali e proiezioni per l’Europa

Ogni anno sono circa 2,41 miliardi i lavoratori esposti a temperature estreme nei settori dell’agricoltura, edilizia, trasporti, raccolta rifiuti, turismo e manutenzione. In Europa, il 2023 è stato l’anno più caldo mai registrato, con una differenza di 1,48 °C rispetto ai livelli pre-industriali. Le previsioni dell’ILO indicano che entro il 2030 si perderà il 2,2 % delle ore lavorative mondiali, equivalenti a 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno.

Settori più a rischio

Gli agricoltori presentano un rischio di mortalità correlato al calore 35 volte superiore rispetto ad altre attività. Negli Stati Uniti, i lavoratori edili rappresentano il 36 % dei decessi professionali per calore pur costituendo solo il 6 % della forza lavoro. L’indagine OSH Pulse 2025 condotta su circa 28 000 dipendenti europei, rivela che il 20,3 % dei lavoratori ha avvertito gli effetti del caldo estremo, con una prevalenza più alta tra chi opera all’aria aperta.

Misure di prevenzione: dall’ingegneria all’organizzazione

Il rapporto EU-OSHA propone un approccio a più livelli. Dal punto di vista ingegneristico si raccomandano sistemi di condizionamento ventilazione adeguata e aree ombreggiate dove i dipendenti possano riposare. Sul piano organizzativo è fondamentale programmare le attività nelle ore più fresche, garantire una corretta idratazione adottare un processo di acclimatazione progressiva ruotare i compiti e introdurre il self-pacing ossia la possibilità per il lavoratore di modulare autonomamente il ritmo in base allo stress termico.

Partecipazione attiva dei lavoratori

Le misure risultano efficaci solo se sono co-creati con i dipendenti. Il documento sottolinea che modelli “one-size-fits-all” non funzionano: è necessario un processo partecipativo di valutazione del rischio, soprattutto per le categorie più vulnerabili – precari, migranti e lavoratori non rappresentati sindacalmente – i quali spesso subiscono pressioni produttive che limitano le pause necessarie. Si auspica una transizione da un approccio emergenziale, limitato alle ondate di calore, a una pianificazione strutturata fin dalla fase di progettazione delle attività.

Innovazione tecnologica: wearables, app e indumenti refrigeranti

Tra le tecnologie più promettenti, i dispositivi indossabili raccolgono in tempo reale dati biometrici – temperatura cutanea, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno – e, grazie ad algoritmi predittivi, stimano la temperatura corporea interna. Le informazioni sono inviate a una piattaforma centrale dove i responsabili della sicurezza possono inviare allarmi personalizzati. Un caso documentato mostra che, dopo l’introduzione dei wearable, un’azienda ha azzerato gli incidenti da calore per cinque anni consecutivi.

App e indumenti a raffreddamento attivo

Le app per smartphone integrano dati ambientali in tempo reale con le caratteristiche individuali dell’operatore, fornendo notifiche per pause, idratazione e allarmi di emergenza con geolocalizzazione. Parallelamente, gli indumenti refrigeranti – giacche ventilate, sistemi a circolazione di liquidi o materiali a cambiamento di fase – dissipano il calore corporeo mediante ventole integrate o fluidi refrigeranti. Prove condotte in Italia, in collaborazione con ricercatori dell’Inail, hanno confermato l’efficacia di queste soluzioni nella riduzione dello stress termico.

Necessità di standard, privacy e ruolo istituzionale

Il documento avverte che la tecnologia da sola non è sufficiente: deve inserirsi in un piano di prevenzione globale. Attualmente mancano standard istituzionali per la certificazione dei dispositivi, il che rischia di favorire prodotti inefficaci. Inoltre, la raccolta di dati biometrici solleva questioni di privacy che richiedono negoziazioni collettive. In questo contesto, enti come l’Inail e il progetto Worklimate sono chiamati a garantire equità, efficacia e rispetto dei diritti dei lavoratori, fornendo linee guida per la previsione dello stress da calore e promuovendo la diffusione di pratiche preventive.

Edoardo Marchesi
Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.