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Cognome solo della madre, la proposta di Franceschini divide

(Adnkronos) – "Dopo secoli in cui i figli hanno preso il cognome del padre, stabiliamo che prenderanno il solo il cognome della madre". Dario Franceschini lancia la proposta via social dopo averla preannunciata stamattina all'Assemblea del gruppo Pd del Senato. "Presenterò un ddl", ha detto l'ex-ministro. Una "iniziativa personale" sulla quale "non impegno il gruppo", ha specificato spiegando di vedere la cosa come una sorta di "risarcimento per una ingiustizia secolare". Quella appunto del cognome 'ereditato' soltanto dal padre. Attualmente in Senato sono in discussione alcune proposte in commissione Giustizia proprio sul tema del cognome. "Anziché creare infiniti problemi con la gestione dei doppi cognomi – la proposta Franceschini – stabiliamo che dalla nuova legge prenderanno il solo il cognome della madre. E’ una cosa semplice e anche un risarcimento per una ingiustizia secolare che ha avuto non solo un valore simbolico ma è stata una delle fonti culturali delle disuguaglianze di genere". Una 'cosa semplice', argomenta l'ex-ministro tuttavia capace di creare polemiche.  Critico il centrodestra, perplessità nei 5 Stelle e anche nello stesso Pd tra cattolici e chi, off the records, avrebbe preferito tenere i riflettori accesi tra il pasticcio Irpef del governo e la questione salari italiani 'certificati' dell'Oil come i più bassi tra tutti i Paesi del G20 ("Ultimi senza appello e il governo Meloni non ha mosso un dito" né sul versante contratti né sulla proposta del salario minimo, l'affondo di Elly Schlein).  E' la maggioranza a evidenziare il 'gap' tra l'attualità e il tema sollevato da Franceschini. Scrive Matteo Salvini sui social: "Ecco le grandi priorità della sinistra italiana: invece del doppio cognome, togliere ai bimbi il cognome del padre! Ma certo, cancelliamoli dalla faccia della terra questi papà, così risolviamo tutti i problemi… Ma dove le pensano ste idee geniali?". E Carlo Calenda si domanda: "Altre priorità non ne abbiamo? Boh".  Mentre Stefano Lepri, cattolico e membro della Direzione Pd, non condivide la proposta di Franceschini: "Il cognome del padre attribuito ai figli non è un retaggio superato del patriarcato, bensì il primo modo per evitare che l'uomo si limiti alla sua funzione riproduttiva, lasciando interamente alla donna il compito di mantenere e crescere la prole. Le varie proposte sul cognome dei figli non possono dimenticare l'importanza cruciale di responsabilizzare i maschi – pubblicamente e fin dalla nascita – nel loro dovere di essere davvero padri". Diversi esponenti Pd fanno invece sponda con l'ex-ministro da Laura Boldrini a Valeria Valente e Anna Rossomando che è relatrice per i dem della legge sul doppio cognome: "Oggi finalmente una voce maschile ha riscontrato che per secoli c'è stata una sorta di invisibilità delle donne, con l'attribuzione del solo cognome del padre", dice Rossomando. Condivide anche Luana Zanella di Avs anche se ammette che il ddl avrebbe vita difficile: "E' una proposta interessante e condivisibile, sicuramente guarda molto in là. Vista la difficoltà che abbiamo avuto a far passare il doppio cognome, quello materno e paterno, possiamo immaginare il percorso faticoso di questa proposta. n ogni caso valuterò se presentarla anche alla Camera".  Ma per il costituzionalista Cesare Mirabelli, il ddl avrebbe vita difficile anche dal punto di costituzionale. "Si presta alle stesse censure di illegittimità che riguardavano l'obbligo di trasmettere ai figli solo il cognome paterno. Una diseguaglianza – dice all'Adnkronos- non si sana capovolgendola e introducendone un'altra. Il ddl Franceschini sarà criticabile ed impugnabile per illegittimità costituzionale se mai dovesse arrivare al traguardo. Ma io credo che probabilmente già nell'iter legislativo dopo che la Commissione Affari costituzionali ne valuterà la costituzionalità in chiave politica, il ddl sarà bloccato. Non arriverà in Aula".  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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