Salta al contenuto
23 Giugno 2026

Brexit a Boston: perché la cittadina che votò di più è oggi simbolo di rimpianto

A Boston, nel Lincolnshire, il referendum del 23 giugno 2016 produsse il sostegno più alto per la Brexit. Dieci anni dopo la città testimonia come i problemi preesistenti si siano trasformati e come molte promesse non si siano avverate: manodopera agricola, caos dei visti, economia locale e un’opinione pubblica nazionale che ora tende a ripensare l’uscita dall’Unione Europea.

Brexit a Boston: perché la cittadina che votò di più è oggi simbolo di rimpianto

Nel 2016 la cittadina inglese di Boston nel Lincolnshire, si guadagnò un’etichetta che da allora l’ha accompagnata: fu il luogo dove la percentuale di voti a favore dell’uscita dall’Unione Europea (UE) fu più elevata, quasi il 76% nel referendum del 23 giugno 2016. A distanza di dieci anni, la realtà locale offre uno specchio concreto dei risultati tangibili di quella scelta: trasformazioni nella composizione demografica, nel mercato del lavoro e nelle condizioni economiche, insieme a un sentimento diffuso di frustrazione verso le promesse non mantenute.

La trasformazione demografica e il ruolo dei lavoratori est-europei

Tra i cambiamenti più visibili a Boston c’è stato l’aumento della popolazione straniera: da meno del 2% nel 2001 a quasi un quarto della popolazione prima del referendum. Gran parte di questo flusso proveniva da paesi entrati nell’UE nel 2004, in particolare Polonia e Lituania. Qui, nel cuore di un territorio agricolo molto produttivo, la manodopera est-europea ha coperto ruoli che gli abitanti locali faticavano a ricoprire. Il lavoro stagionale e i salari settimanali caratteristici del settore agricolo resero il Lincolnshire dipendente da questa forza lavoro.

La presenza di comunità straniere si manifesta ancora oggi nelle insegne dei negozi, nei supermercati specializzati e nei messaggi multilingue nelle istituzioni locali. Allo stesso tempo, la rapidità dei cambiamenti sociali alimentò risposte politiche e culturali: cartelli e slogan nazionalisti apparvero durante la campagna del referendum, alimentando tensioni che hanno influito sul clima sociale.

Il contributo all’agricoltura e il problema dei visti

Il Lincolnshire produce circa un terzo della verdura destinata al mercato inglese e per anni ha contato sulla manodopera est-europea per i campi e gli stabilimenti di confezionamento. Dopo la Brexit, l’introduzione di nuove regole sui visti e la maggiore difficoltà di accesso hanno creato carenze di personale stagionale. Questo ha esposto il settore agricolo a costi più alti e a periodici problemi di reperimento della forza lavoro, con effetti diretti sui produttori locali.

Economia locale, aspettative e delusione

Molti residenti a Boston non mostrano rimpianti nostalgici, ma sul piano pratico riconoscono un peggioramento percepito nelle condizioni economiche. I cambiamenti nelle relazioni commerciali internazionali e le nuove barriere hanno inciso sui costi e sulla competitività delle imprese del territorio. Le promesse fatte ai cittadini durante la campagna referendaria, spesso legate a miglioramenti immediati per servizi come la sanità e per il tenore di vita, non si sono tradotte nei benefici sperati, aumentando il senso di delusione.

I problemi che erano presenti prima del voto — salari bassi in settori chiave, una percezione di insicurezza lavorativa e preoccupazioni sull’immigrazione — non sono stati risolti e, in alcuni casi, sono stati amplificati da scelte politiche successive.

Movimenti di ritorno e percezione di accoglienza

Non sono mancate partenze: alcuni membri delle comunità est-europee sono tornati nei paesi d’origine per motivi personali o per le difficoltà legate ai permessi di soggiorno. Per chi è rimasto, la sensazione può oscillare tra integrazione concreta e momenti in cui certe espressioni di ostilità hanno preso voce pubblica, dando l’impressione che il clima sia cambiato dopo il referendum.

La fotografia nazionale: un’opinione pubblica che cambia

A livello nazionale, indagini recenti hanno mostrato un ribaltamento significativo dell’atteggiamento verso la Brexit: una larga maggioranza valuta oggi negativamente gli effetti dell’uscita dall’UE su costo della vita, crescita economica e opportunità per i giovani. In particolare, una quota rilevante dell’opinione pubblica si dice disposta a valutare il ritorno della libera circolazione in cambio di un rapporto commerciale più stretto con l’UE.

Figure istituzionali e osservatori politici sottolineano che la delusione è il frutto di aspettative non soddisfatte e di promesse elettorali tradotte in realtà meno favorevoli. Pur escludendo nel breve periodo un ritorno formale nell’UE, molti commentatori vedono spazio per negoziati settoriali che possano riallacciare rapporti pratici e vantaggiosi per economia e sicurezza.

La storia di Boston rimane Tra agricoltura, migrazione e mutamenti dell’opinione pubblica, la cittadina del Lincolnshire racconta la complessità di un processo le cui conseguenze sono ancora in piena evoluzione.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.