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27 Giugno 2026

Aggiornamento minimali contributivi 2026: guida pratica per datori di lavoro

Sintesi pratica delle indicazioni Inps 2026 sui minimali contributivi, con esempi su part-time, retribuzioni convenzionali e assenze non pagate

L’INPS, con la circolare n. 6 del 2026, aggiorna gli importi dei minimali contributivi per il 2026 e chiarisce in quali casi il datore di lavoro deve versare i contributi sul minimale di legge invece che sulla retribuzione effettiva. Il provvedimento fornisce criteri pratici e esempi utili per la gestione contabile del personale.

Cosa contiene la circolare
La circolare elenca i nuovi importi dei minimali per il 2026 e indica le situazioni in cui prevale l’obbligo di versamento sul minimale. Troverete anche le modalità di calcolo e i riferimenti normativi necessari per applicare correttamente le regole in azienda.

A chi si rivolge
Le indicazioni interessano datori di lavoro, consulenti del lavoro, responsabili HR e chiunque si occupi di payroll. Sono particolarmente rilevanti per i rapporti con retribuzioni sotto soglia, i contratti atipici e i part‑time con compensi variabili.

Quando scatta il minimale contributivo
Il minimale contributivo è la soglia che rappresenta la base imponibile minima per il calcolo dei contributi previdenziali. Si applica quando la retribuzione effettiva è inferiore al valore stabilito per la specifica categoria contrattuale o settore. L’INPS ricorda che il datore di lavoro deve versare sul minimale nei casi previsti dalla normativa: fra gli esempi più ricorrenti ci sono i part‑time, le retribuzioni convenzionali e i periodi con assenze non retribuite.

Come evitare errori
Determinare correttamente la retribuzione imponibile, verificare la tipologia contrattuale e confrontare gli importi con le tabelle di riferimento sono passaggi fondamentali. Errori di valutazione possono portare a recuperi contributivi e sanzioni. È buona pratica documentare le scelte effettuate e conservare le comunicazioni aziendali che giustificano la determinazione della retribuzione: in dubio, la normativa tende a privilegiare l’applicazione del minimale a tutela del lavoratore.

Part‑time e retribuzione proporzionale
Per i contratti a orario ridotto la contribuzione deve rispettare il minimale proporzionato alla percentuale di lavoro svolta. Operativamente si confronta la retribuzione mensile effettiva con il minimale rapportato all’orario: se la paga è inferiore, il datore integra la contribuzione versando la differenza. Questa procedura tutela i periodi utili ai fini pensionistici e riduce il rischio di contestazioni amministrative. Vale sempre la regola che, salvo prove certe a favore di una diversa determinazione, si applica il minimale proporzionale.

Retribuzioni convenzionali e settori con regole speciali
Quando i contratti collettivi prevedono retribuzioni convenzionali, il parametro per il calcolo dei contributi è la retribuzione convenuta, salvo diversa disposizione normativa. Per i settori che hanno regole contributive derogatorie l’INPS indica controlli specifici: verifiche della documentazione retributiva, confronti tra cedolini e denunce contributive e riscontro delle modalità di calcolo adottate. L’obiettivo è evitare omissioni o sottostime.

Assenze non retribuite
Se le assenze non pagate riducono la retribuzione al di sotto del minimale, il datore deve integrare i contributi fino al livello minimo previsto. Questo evita la perdita di contribuzione utile per la pensione del lavoratore. Anche qui è fondamentale coerenza tra la rilevazione dell’orario effettivo e il calcolo del minimale: le amministrazioni territoriali controlleranno che le registrazioni e i versamenti siano corretti.

Come calcolare: passaggi essenziali
1) Determinare la retribuzione effettiva del periodo. 2) Confrontarla con il minimale di riferimento per la categoria. 3) Se la retribuzione è inferiore, integrare la base imponibile fino al minimale. Nel computo vanno considerate le contribuzioni della specifica gestione e le eventuali riduzioni normative applicabili (ad esempio sgravi per particolari categorie quando previsti). L’INPS segnala inoltre di tenere conto di oneri e trattenute che incidono sulla base imponibile.

Controlli amministrativi e documentazione
È fondamentale registrare le integrazioni contributive, conservare i prospetti di calcolo e gli eventuali riferimenti normativi utilizzati. Una nota interna che riassuma i criteri adottati e le rettifiche effettuate facilita le verifiche e riduce il rischio di contestazioni da parte degli enti di controllo.

Cosa contiene la circolare
La circolare elenca i nuovi importi dei minimali per il 2026 e indica le situazioni in cui prevale l’obbligo di versamento sul minimale. Troverete anche le modalità di calcolo e i riferimenti normativi necessari per applicare correttamente le regole in azienda.0

Cosa contiene la circolare
La circolare elenca i nuovi importi dei minimali per il 2026 e indica le situazioni in cui prevale l’obbligo di versamento sul minimale. Troverete anche le modalità di calcolo e i riferimenti normativi necessari per applicare correttamente le regole in azienda.1

Linda Pellegrini
Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.