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8 Novembre 2026

Smart working 2026: trend per grandi aziende e piccole imprese

I dati 2026 mostrano come lo smart working sia un vantaggio per le grandi imprese ma un territorio in perdita per le piccole realtà.

Smart working 2026: trend per grandi aziende e piccole imprese

Nel panorama italiano il smart working ha raggiunto una stabilità apparente nel 2026, con circa 3,56 milioni di lavoratori che operano da remoto. Questo risultato è il frutto di dinamiche eterogenee, dove le grandi imprese e le pubbliche amministrazioni hanno consolidato il proprio modello, mentre le piccole realtà hanno registrato un progressivo lasciarsi indietro.

Le statistiche evidenziano una crescita del 3,6% degli smart worker nelle grandi imprese, portando il loro totale a 2,01 milioni di persone. Anche la pubblica amministrazione ha registrato un incremento del 6,3%, con 590 mila dipendenti che adottano regimi di lavoro flessibile. Al contrario, le PMI hanno perso il 5,2% dei lavoratori da remoto (455 mila), e le microimprese hanno subito il più forte calo, con una diminuzione del 15,1%.

Espansione dello smart working nelle grandi imprese e nella PA

Il 94% delle grandi organizzazioni private ha attivato una politica di lavoro da remoto, una percentuale quasi invariata rispetto all’anno precedente. Di questi, il 14% ha ampliato sia il numero di dipendenti coinvolti sia i giorni consentiti, mentre l’8% ha ridotto tali limiti. Nelle pubbliche amministrazioni, il 69% ha introdotto iniziative di smart working, con una presenza quasi totale nei settori centrali, regionali, universitari e di ricerca. Il settore finanziario e dei servizi ha trainato l’aumento nelle grandi aziende, dimostrando che le attività più strutturate traggono vantaggio dalla flessibilità.

Dettagli sui settori più coinvolti

Nel comparto finanziario, le banche hanno implementato piattaforme collaborative e sistemi di cloud computing per sostenere il lavoro distribuito, favorendo una riduzione dei costi di infrastruttura. Analogamente, le aziende di servizi hanno adottato strumenti di intelligenza artificiale per gestire flussi di lavoro più complessi, riducendo la necessità di incontri sincroni. Questi sviluppi hanno alimentato la percezione che lo smart working sia una leva strategica per migliorare la produttività e attrarre talenti.

Ritiro delle iniziative nelle PMI e microimprese

Le piccole realtà mostrano segni di regressione: solo il 56% delle medie imprese e il 27% delle piccole aziende mantengono programmi di lavoro flessibile. Il calo è più marcato nelle microimprese, dove molte hanno abbandonato il modello per mancanza di strutture organizzative formali. Spesso il lavoro a distanza è stato introdotto con accordi informali, senza un progetto strutturato, rendendo difficile la sua sostenibilità nel tempo.

Cause della regressione

Secondo gli esperti, la principale causa del declino è la mancanza di investimenti in infrastrutture digitali e di politiche chiare. Le imprese che si affidano a soluzioni ad hoc faticano a garantire la continuità operativa, soprattutto quando le normative sulla privacy e la sicurezza dei dati diventano più stringenti. Inoltre, la carenza di cultura manageriale orientata alla autonomia e alla responsabilizzazione limita la capacità di trasformare il lavoro da remoto in un vero vantaggio competitivo.

Nuove forme di flessibilità: settimana corta e hub di coworking

Oltre al tradizionale smart working, le grandi aziende stanno sperimentando modelli più audaci. Una terza delle imprese consente di raggruppare le giornate di presenza in sede, consentendo periodi di lavoro a distanza più lunghi, mentre il 10% sta testando la settimana corta. Parallelamente, il 60% delle grandi realtà permette ai dipendenti di operare presso altre sedi aziendali, e il 36% utilizza spazi di coworking per favorire il benessere e la continuità operativa.

Impatto sul risparmio energetico e sui costi di spostamento

Il ritorno economico per i dipendenti è evidente: con due giornate di smart working alla settimana, ciascuno può risparmiare circa 450 euro all’anno grazie alla riduzione dei consumi di carburante. Questo beneficio, unito al minor impatto ambientale, rende la flessibilità una risposta concreta all’inflazione e all’aumento dei prezzi energetici. Tuttavia, la reale efficacia dipende dalla capacità delle organizzazioni di integrare questi modelli in una cultura aziendale che valorizzi la fiducia e la misurazione dei risultati.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.