Il Libretto Famiglia è lo strumento di voucher creato dall’INPS per regolarizzare lavori domestici occasionali, come colf, baby-sitter o lezioni private. Dall’introduzione nel terzo trimestre del 2017 fino al 2025, la sua diffusione è rimasta fortemente legata al territorio: una presenza consolidata al Centro-Nord e quasi assente nel Mezzogiorno.
Le analisi condotte dall’Osservatorio DOMINA sui dati INPS hanno mostrato che, una volta terminato il periodo di emergenza sanitaria, l’utilizzo del Libretto si è stabilizzato a livelli leggermente superiori a quelli pre-Covid, evidenziando una dipendenza temporanea dal bonus baby-sitting introdotto dal “Cura Italia”.
Crescita e contrazione del Libretto Famiglia dal 2017 al 2025
Nel 2025 il voucher ha registrato 23.334 lavoratori occasionali, corrispondenti a più di 2,3 milioni di ore lavorate e a un compenso medio annuo di 1.085 euro lordi per ciascuno. Il valore medio si conserva al di sotto del tetto di 5.000 euro previsto dalla normativa, confermando la natura saltuaria delle prestazioni.
Il picco più significativo è avvenuto nel 2020, quando 582.315 lavoratori sono stati pagati attraverso il Libretto, per un totale lordo vicino a 690 milioni di euro. Questo balzo è dovuto all’articolo 23 del DL n. 18/2020, che ha previsto un bonus baby-sitting fino a 600 euro, erogato tramite il Libretto secondo la circolare INPS n. 44 del 24 marzo 2020. Dopo la chiusura dell’emergenza, nel 2021 il numero di lavoratori è sceso a 67.496, stabilizzandosi intorno ai 23 mila annuali dal 2022 in poi.
Geografia dell’utilizzo: dal Nord al Sud
Il Lombardia è la regione con il maggior volume assoluto: nel 2025 si sono registrati in media 2.241 lavoratori al mese e compensi lordi superiori a 4,8 milioni di euro. Seguono Piemonte, Toscana e Veneto. Tuttavia, se si normalizzano i dati per 10.000 abitanti, il quadro cambia radicalmente. Il Friuli-Venezia Giulia guida la classifica con 8,3 lavoratori al mese ogni 10.000 abitanti, quasi il doppio del Piemonte e della Toscana (4,1) e quasi quattro volte la Lombardia (2,2).
Nel Mezzogiorno, ad eccezione della Sardegna (3,8 lavoratori per 10.000 abitanti), l’incidenza è inferiore a un lavoratore mensile ogni 10.000 residenti. Campania e Calabria chiudono la classifica con 0,2, seguite da Molise, Sicilia e Puglia. In Campania, ad esempio, il Libretto ha pagato in media solo 94 lavoratori al mese, cioè circa un decimo di quanto registra il Friuli-Venezia Giulia.
Il titolo da 10 euro: costi, contributi e deduzioni
Ogni voce di pagamento è costituita da un titolo da 10 euro, che copre un’ora di lavoro. Il prezzo è suddiviso in quattro componenti: 8 euro di compenso netto al lavoratore, 1,65 euro di contributi alla Gestione separata INPS, 0,25 euro di premio assicurativo INAIL e 0,10 euro di oneri di gestione. I contributi sono l’unica parte deducibile per chi paga, con una riduzione di 1,65 euro per titolo da 10 euro.
Considerando la media di 101 ore annue per lavoratore rilevata nel 2025, una famiglia spende circa 1.010 euro in titoli. Deducendo i contributi (166,65 euro) con un’aliquota IRPEF del 23%, il risparmio d’imposta è di circa 38 euro; con un’aliquota del 33% sale a 55 euro. Il beneficio rimane inferiore al 6% della spesa totale, perché il tetto di deducibilità (1.549,37 euro annui) è difficilmente raggiungibile con l’uso esclusivo del Libretto.
Come sottolinea Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, «non basta mettere a disposizione uno strumento normativo flessibile; servono incentivi economici mirati e deduzioni fiscali che alleggeriscano il costo del lavoro per le famiglie». Questo commento sintetizza la difficoltà di trasformare il Libretto in un vero motore di regolarizzazione del lavoro domestico, soprattutto nelle regioni meridionali dove la necessità di incentivi risulta più pressante.



