Il 20 ottobre 2026 è stata illustrata a Roma una proposta di legge che intende riorganizzare la professione delle Guide Ambientali Escursionistiche. L’iniziativa, sostenuta da enti di categoria e da un deputato nazionale, punta a creare regole uniformi su scala statale, superando la variabilità normativa regionale che oggi caratterizza requisiti e ambiti di lavoro.
Il nucleo della proposta è semplice ma decisivo: riconoscere la GAE come professione non ordinistica con regole condivise e un Registro nazionale che certifichi qualifiche, attestati e affiliazioni associative. La scelta normativa mira anche a facilitare la mobilità professionale e a valorizzare il ruolo delle guide nei percorsi del turismo lento e nelle aree interne.
Disciplina nazionale, registro e formazione obbligatoria
La riforma propone di inscrivere la guida Ambientale Escursionistica tra le professioni regolamentate dalla legge sulle professioni non organizzate in ordini con un sistema di qualificazione omogeneo su tutto il territorio italiano. In pratica, chi soddisferà i requisiti previsti potrà esercitare la professione ovunque senza doversi adeguare a criteri regionali diversi.
Tra le misure concrete figura l’istituzione di un Registro nazionale delle GAE pensato come strumento di trasparenza per cittadini e organizzatori di escursioni. Il registro consentirebbe di verificare l’appartenenza alle associazioni, le attestazioni possedute e l’aggiornamento professionale. Le associazioni di categoria avrebbero un ruolo attivo nella qualificazione, nel monitoraggio della formazione continua e nella definizione di standard deontologici.
La parte formativa prevista dal testo si concentrerebbe su competenze legate alla sicurezza: gestione del rischio, primo soccorso, orientamento, meteorologia e inclusione. L’obbligo di aggiornamento permanente vuole assicurare che le guide mantengano adeguati livelli tecnici e conoscenze per accompagnare gruppi in contesti naturali diversi.
Confine tra GAE e guide alpine: non più la quota ma la tecnica
Uno degli snodi più dibattuti introdotti dalla proposta riguarda la delimitazione delle competenze tra Guide Ambientali Escursionisticheguide alpine e Accompagnatori di Media Montagna. La novità normativa sostituisce il criterio altimetrico con un principio operativo riassumibile in una formula: non la quota, ma la tecnica.
Secondo il testo, la GAE potrà condurre attività di accompagnamento, interpretazione del territorio, divulgazione ed educazione ambientale a condizione che l’itinerario non richieda l’uso di tecniche o attrezzature alpinistiche specialistiche. Le prestazioni che impongono strumenti e procedure tipiche dell’alpinismo resterebbero riservate ai professionisti abilitati dalla normativa vigente sulla guida alpina, mentre l’Accompagnatore di Media Montagna manterrebbe una regolamentazione separata.
Questo cambio di prospettiva sposta l’attenzione dalla semplice altitudine del percorso alla sua complessità tecnica e ai rischi connessi. Nella pratica, dovranno essere definiti criteri operativi per valutare quando un itinerario richiede competenze alpinistiche: si tratta di una questione che promette un acceso confronto tra le categorie professionali coinvolte.
Implicazioni per sicurezza e competenze
Lo spostamento dell’asse valutativo verso la tecnica implica che la formazione e il registro dovranno contemplare indicatori chiari di competenza: uso di dispositivi di autosoccorso, gestione di tratti esposti, impiego di attrezzature specifiche e capacità di valutazione meteo. L’obiettivo dichiarato è tutelare la sicurezza dei gruppi senza creare ambiguità normative che possano generare contenziosi o sovrapposizioni operative.
Valorizzazione del turismo naturalistico e aree interne
Oltre agli aspetti professionali, la proposta evidenzia il ruolo delle guide ambientali nello sviluppo del turismo sostenibile. Le GAE vengono immaginate come figure in grado di collegare percorsi naturalistici con la scoperta del patrimonio culturale, storico ed enogastronomico dei piccoli borghi, contribuendo a creare opportunità di occupazione nelle aree interne.
Il provvedimento richiama inoltre il crescente interesse per cammini, aree protette e attività di educazione ambientale: un riconoscimento nazionale potrebbe aumentare la riconoscibilità della professione e facilitare programmi di promozione territoriale basati su standard condivisi e figure certificate.
Per diventare legge, la proposta dovrà essere formalmente depositata in Parlamento e poi discuterne gli articoli durante l’iter legislativo. Nel corso di quel processo potranno emergere modifiche, osservazioni tecniche e posizioni delle altre categorie professionali chiamate in causa, in particolare su come tradurre nella pratica il principio «non la quota, ma la tecnica».



