Per decenni il lavoro svolto nelle case — pulizie, cucinare, cura di anziani e bambini — è rimasto fuori dall’agenda delle politiche del lavoro, spesso considerato un’attività privata più che un’occupazione economica. La ratifica e l’applicazione della Convenzione n. 189 hanno segnato un punto di svolta, proponendo che il lavoro domestico venga riconosciuto come lavoro a tutti gli effetti e sottoposto alle stesse regole di tutela previste per gli altri settori. Tuttavia, il riconoscimento formale non coincide automaticamente con la protezione effettiva di chi svolge queste mansioni: molte lavoratrici e molti lavoratori domestici restano esposti a condizioni di informalità, assenza di protezione sociale e rischi di sfruttamento.
Nell’ambito della presentazione del Rapporto INPS e della nuova collaborazione intitolata “Il lavoro domestico nel sistema di welfare”, tenutasi a Roma il 18 giugno 2026, si è riaffermata l’urgenza di trasformare il principio di parità di diritti in misure concrete. L’attenzione si è concentrata sia su aspetti normativi — come l’estensione delle tutele contrattuali e previdenziali — sia su esigenze strutturali legate all’evoluzione demografica: l’invecchiamento della popolazione e la maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro stanno aumentando la domanda di servizi di cura, rendendo le figure domestiche componenti essenziali dei sistemi di assistenza.
Impatto della Convenzione n. 189 e progressi legislativi
L’adozione della Convenzione n. 189 ha avuto effetti concreti in numerosi ordinamenti: in più di novanta paesi sono state introdotte modifiche legislative che estendono almeno in parte le garanzie del lavoro domestico. Il principio fondamentale è chiaro: chi presta servizi domestici ha diritto alla dignità lavorativaa condizioni di lavoro sicure, a un salario equo e alla protezione previdenziale. La diffusione di norme e il riconoscimento giuridico hanno favorito un aumento delle registrazioni contributive e una maggiore visibilità delle lavoratrici e dei lavoratori domestici nei registri ufficiali.
Dinamiche sociali e contributo all’economia
Il lavoro domestico sostiene sia le economie familiari sia la partecipazione al mercato del lavoro di milioni di persone. In pratica, la presenza di assistenti familiari e colf consente a genitori e a caregiver formali di mantenere o riprendere un’attività professionale, generando reddito e contribuendo al sistema contributivo nazionale. Questo effetto moltiplicatore è un argomento spesso sottolineato durante dibattiti su politiche di welfare e conciliazione lavoro-famiglia.
Persistenti lacune: informalità, violenza e esclusione dai diritti
Nonostante i passi avanti, rimangono criticità significative. Un numero consistente di lavoratrici e lavoratori domestici continua a operare in condizioni di lavoro informalecon bassa o nulla copertura previdenziale e senza contratti scritti. Tali condizioni aumentano la vulnerabilità a forme di sfruttamento, inclusa la violenza sul lavorole molestie e, in casi estremi, il lavoro forzato o minorile. Alcuni ordinamenti mantengono regimi speciali che non riconoscono la piena parità rispetto agli altri settori, limitando accesso a ferie pagate, orari regolamentati e protezione contro il licenziamento arbitrario.
La vulnerabilità è spesso accentuata per i lavoratori migranti, che possono incontrare barriere linguistiche, difficoltà nell’accesso alla giustizia e condizioni contrattuali peggiori. Le disuguaglianze di genere giocano anch’esse un ruolo centrale: la maggior parte delle persone impiegate nel lavoro domestico sono donne, spesso con minori opportunità di rappresentanza sindacale e di negoziazione collettiva.
Dal riconoscimento alla pratica: strumenti per l’attuazione
La ratifica della Convenzione è solo l’inizio; la sfida cruciale riguarda l’implementazione. Per tradurre i diritti in realtà quotidiana sono necessari strumenti operativi: leggi nazionali che recepiscano i diritti fondamentali, sistemi di protezione sociale accessibili, efficaci ispezioni del lavoro e meccanismi di accesso alla giustizia che siano facilmente fruibili. Il Rapporto INPS e la collaborazione presentata a Roma mirano a mettere in rete dati, buone pratiche e politiche per migliorare il monitoraggio delle condizioni occupazionali e incentivare la regolarizzazione.
Rafforzare i sistemi di cura significa anche investire in servizi pubblici e modelli di assistenza che riducano la dipendenza esclusiva dal lavoro domestico informale. In questo senso, tutelare lavoratrici e lavoratori domestici non è solo una questione di diritti individuali, ma un investimento nella qualità del welfare e nell’equità sociale: servizi di cura adeguati contribuiscono a società più inclusive e a una maggiore uguaglianza di genere nelle opportunità economiche.
Il messaggio principale emerso durante la presentazione del Rapporto INPS è chiaro: occorre consolidare i progressi normativi e tradurli in pratiche quotidiane che garantiscano lavoro dignitoso e protezione a tutte le persone impiegate nel settore domestico, affinché nessuno venga lasciato indietro e i servizi di cura possano rispondere efficacemente alle esigenze demografiche e sociali.



