Iran e Stati Uniti accelerano i negoziati per un memorandum d’intesa nelle ultime ore, mentre esplosioni sono state segnalate nell’area dell’isola di Qeshmal porto di Sirik e in città del sud del Libano. Le detonazioni hanno interessato zone come Marjayoun e Nabatieh, con attività militari anche nei pressi della collina di Ali al-Taher.
La sovrapposizione tra incidenti militari e diplomazia rende cruciale l’evoluzione del dossier. L’intesa, attesa con firma digitale a distanza, prevede due fasi e include misure su sicurezza regionale, sanzioni ed economia, oltre a nuove regole per lo Stretto di Hormuz. Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2026.
Esplosioni tra Qeshm, Sirik e sud del Libano
Nello spazio marittimo a sud dell’Iran si sono verificate esplosioni in prossimità di Qeshm e del porto di Sirikcon segnalazioni di colpi d’avvertimento nello Stretto di Hormuz. In parallelo, nel sud del Libano sono state udite forti detonazioni nell’area di Marjayoun e Nabatieha conferma di un quadro operativo ancora volatile. Le manovre sul mare e nell’entroterra hanno riguardato obiettivi vicini a rilievi strategici, compresa la collina di Ali al-Taher, evidenziando un’attività militare di ampiezza significativa.
L’impatto immediato ha coinvolto il traffico marittimo e la sicurezza delle navi commerciali. Compagnie ed equipaggi hanno innalzato i livelli di allerta sulle rotte che attraversano lo Stretto di Hormuzcorridoio vitale per il commercio energetico. Operatori e autorità hanno richiesto garanzie operative per ridurre il rischio di perdite umane e materiali, mentre gli aggiornamenti sul negoziato incidono sulle valutazioni di rischio delle assicurazioni marittime.
I punti del memorandum e la firma digitale
Secondo le comunicazioni ufficiali, la bozza del memorandum d’intesa è stata quasi ultimata e la prima sottoscrizione avverrà in modalità digitale, con firma a distanza delle parti. Il testo è strutturato in due fasirinviando il dossier nucleare a una tornata successiva. Tra i 14 punti chiave figurano il cessate il fuoco immediato su tutti i fronti, incluso il Libanola non interferenza degli Stati Uniti negli affari interni iraniani, la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni sotto gestione iraniana, la sospensione di sanzioni energetiche e l’avvio di un piano di ricostruzione da 300 miliardi di dollari.
Sono previsti inoltre lo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e meccanismi di verifica per erogare benefici in modo graduale. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che la firma avverrà a distanza e che il testo è stato modificato più volte: “La firma avverrà a distanza e l’accordo sarà annunciato nei prossimi giorni”. Le parti hanno indicato che l’annuncio seguirà il completamento delle verifiche tecniche e formali.
Ruolo degli Emirati Arabi Uniti e flussi finanziari
Gli Emirati Arabi Uniti hanno assunto un ruolo attivo nella fase finale, accettando di sbloccare fondi a beneficio dell’Iran in coordinamento con Washington. Le cifre circolate variano tra 10 e 20 miliardi di dollari, con oltre 3 miliardi già trasferiti secondo alcune ricostruzioni, in un quadro collegato alla cessazione di attacchi contro gli Emirati. Questa componente finanziaria si inserisce in un insieme di impegni sequenziali in cui ogni step dipende dal rispetto delle clausole.
Le autorità coinvolte hanno chiarito che la semplice firma non ha comportato lo sblocco automatico di risorse. I meccanismi di verifica restano centrali per l’erogazione progressiva dei benefici economici, in linea con l’architettura in due fasi dell’intesa. I promotori del negoziato hanno ribadito la prudenza sui dettagli operativi, invitando a evitare speculazioni in attesa delle approvazioni interne e dei successivi passaggi di implementazione.
Regole su Hormuz e reazioni internazionali
Tra i capisaldi dell’accordo si colloca la ridefinizione della gestione dello Stretto di Hormuz. È stata annunciata l’introduzione di tariffe obbligatorie per i servizi marittimi, superando la prassi della gratuità, sulla base dell’esercizio di sovranità di Iran e Oman nell’area. La riapertura entro 30 giorni sotto gestione iraniana si collega a un pacchetto di misure per la sicurezza della navigazione e per il coordinamento con gli operatori, con effetti diretti sui costi di transito e sulle relazioni commerciali energetiche.
Le reazioni internazionali sono state eterogenee. Il presidente Donald Trump ha contestato alcune versioni circolate: “I termini fatti uscire dall’Iran non corrispondono a quelli concordati”. Il premier pachistano Shehbaz Sharif ha definito le parti “più vicine che mai a un accordo di pace”, stimando una finalizzazione nelle prossime 24 ore e rivendicando il ruolo di mediazione del Pakistan. I mediatori regionali hanno comunicato il raggiungimento di un testo concordato e un coordinamento in corso sui passaggi successivi, con l’impegno a rendere noti i dettagli al termine delle revisioni interne.



