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6 Giugno 2026

Attacco al Kuwait: le ragioni strategiche dietro la scelta dell’Iran

L'Iran ha colpito il Kuwait con droni e missili, causando vittime e danni. Scopriamo le ragioni strategiche dietro questa scelta e le implicazioni per la regione del Golfo

Attacco al Kuwait: le ragioni strategiche dietro la scelta dell'Iran

Il Kuwait è diventato l’ultimo bersaglio degli attacchi iraniani nel Golfo Persico, un episodio che si inserisce in una strategia più ampia di pressione e messaggi politici. L’attacco, che ha colpito un hangar nella base di al Salem e il Terminal 1 dell’aeroporto della capitale, ha causato una vittima e 63 feriti, tra cui un cittadino indiano. Ma perché l’Iran ha scelto proprio il Kuwait come obiettivo?

La risposta risiede nella posizione strategica del piccolo emirato, che rappresenta l’anello più debole dello schieramento filoamericano nella regione, insieme al Bahrein. L’attacco è stato attribuito all’Iran grazie al recupero di un motore di drone di tipo Shahed 136, un modello utilizzato dai pasdaran. Teheran, tuttavia, ha negato ogni responsabilità, attribuendo i danni ai rottami di un sistema antimissile Patriot, una versione simile a quella fornita in passato per altri attacchi nella regione.

Le ragioni strategiche dietro l’attacco

Diversi fattori spiegano perché il Kuwait è diventato un bersaglio privilegiato per l’Iran. Innanzitutto, i rapporti tra i due paesi sono ai minimi storici, con accuse di piani eversivi e tentativi di sbarco di forze speciali iraniane. Di recente, il Kuwait ha espulso due diplomatici iraniani e ridotto il personale dell’ambasciata in segno di ritorsione.

In secondo luogo, il Kuwait ospita installazioni militari statunitensi e circa 13.500 soldati del Pentagono. Durante il conflitto, sono state diffuse immagini di razzi lanciati in direzione dell’Iran, anche se le autorità locali hanno negato ogni coinvolgimento. Inoltre, un pilota dell’aviazione kuwaitiana ha abbattuto per errore tre F-15 dell’US Air Force, un episodio che ha ulteriormente complicato le relazioni.

Infine, per i Guardiani della Rivoluzione, colpire il Kuwait è più agevole rispetto ad altri paesi della regione, come gli Emirati Arabi Uniti o l’Arabia Saudita, meglio armati e più ostili. L’Iran ha costantemente applicato una strategia di rilancioestendendo il conflitto per far pagare un prezzo elevato a chi si schiera con gli Stati Uniti e Israele.

Le conseguenze per la regione

L’attacco al Kuwait ha inasprito le tensioni nella regione, con il governo kuwaitiano che ha ordinato una stretta vigorosa all’interno del paese, cancellando la nazionalità a migliaia di persone. Anche il Bahrein ha reagito con severità, aumentando le misure di sicurezza in un contesto già teso, dove gli sciiti contestano apertamente i leader sunniti con il supporto degli apparati iraniani.

Nel frattempo, i lampi nei cieli del Golfo fanno da sfondo a rotte sempre più esposte. La nave Sarisky V sarebbe stata centrata da un drone marittimo a sud dell’Iraq, un episodio di matrice iraniana. La US Navy, invece, ha bloccato la petroliera Lexie usando un missile Hellfire sparato da un elicottero nella zona della sala macchine. Dal 13 aprile, gli americani avrebbero immobilizzato una mezza dozzina di cisterne e costretto altre 122 a invertire la direzione.

Gli esperti continuano a elaborare previsioni sul traffico lungo la via d’acqua. Se lo stretto di Hormuz dovesse riaprire completamente, potrebbero servire sei mesi per tornare alla normalità. Attualmente, sono ancora 170 le navi bloccate nel Golfo, con molte altre in attesa di caricare il greggio. A ciò si aggiungono i timori per una navigazione sicura in un contesto di grande incertezza.

Andrea Innocenti
Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.