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4 Giugno 2026

Regole sul gender pay gap: cosa cambia con il D.Lgs. 96/2026

Il D.Lgs. n. 96/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, recepisce la Direttiva (UE) 2026/970 e introduce obblighi sulla trasparenza retributiva per i datori di lavoro pubblici e privati; il decreto entra in vigore il 7 giugno 2026 e definisce strumenti di tutela e monitoraggio.

Regole sul gender pay gap: cosa cambia con il D.Lgs. 96/2026

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 96/2026, che recepisce la Direttiva (UE) 2026/970 e aggiorna le regole italiane in materia di trasparenza retributiva e contrasto al gender pay gap. La norma interessa tanto il settore pubblico quanto quello privato e si applica a tutti i rapporti di lavoro subordinato, inclusi i contratti part-time e le posizioni dirigenziali.

Il decreto, pubblicato il 03/06/2026, è il risultato di un iter che ha coinvolto le Commissioni parlamentari e il Garante per la protezione dei dati personali. L’entrata in vigore è prevista per il 07/06/2026, con disposizioni che incidono direttamente sulle pratiche di reclutamento e sulle politiche retributive aziendali.

Ambito di applicazione e principi generali

Il campo di applicazione del D.Lgs. n. 96/2026 comprende i datori di lavoro pubblici e privati e prende come riferimento i contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) per la determinazione delle classificazioni retributive. L’obiettivo è rafforzare il principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per lo stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, favorendo la trasparenza nei meccanismi di determinazione salariale.

Chi è coinvolto

Sono interessati tutti i rapporti di lavoro subordinato, compresi i rapporti part-time e le posizioni dirigenziali. Il decreto affida al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il compito di istituire un organismo per il monitoraggio e la promozione delle misure previste.

Obblighi nella fase di selezione

Una delle novità più rilevanti riguarda la fase di reclutamento: nei bandi e negli avvisi pubblici e privati i datori di lavoro devono indicare la retribuzione iniziale o la relativa fascia retributiva, determinata sulla base di criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere e in conformità alle disposizioni del CCNL applicabile.

Divieti specifici

Il decreto introduce anche divieti mirati: è vietata la richiesta di informazioni sugli stipendi percepiti in precedenti rapporti di lavoro. Questa misura è pensata per evitare di ancorare l’offerta retributiva al passato economico del candidato e per promuovere criteri oggettivi nella determinazione del salario iniziale.

Tutele, sanzioni e strumenti di reclamo

Le violazioni dei diritti stabiliti dal D.Lgs. n. 96/2026 sono disciplinate facendo riferimento alle disposizioni già presenti nel Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, in particolare al D.Lgs. n. 198/2006. Le misure di tutela previste possono essere attivate non solo dai lavoratori ma anche dai rappresentanti sindacali e dalle associazioni che hanno nell’oggetto sociale la promozione della parità di genere, purché munite di specifica delega.

Ruolo degli enti di controllo

Oltre alle azioni di tutela individuale e collettiva, il decreto prevede l’istituzione di un organismo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con il compito di monitorare l’applicazione delle misure e di promuovere politiche di trasparenza retributiva. Il coinvolgimento del Garante per la protezione dei dati personali nel processo normativo è emblematico dell’attenzione posta alla gestione dei dati sensibili durante le procedure di selezione.

Implicazioni pratiche per le aziende

Dal punto di vista operativo, le imprese devono rivedere i modelli di job posting, le procedure di selezione e le politiche retributive interne. L’indicazione della fascia retributiva negli annunci richiede la definizione preventiva di criteri trasparenti e documentabili per l’assegnazione dei livelli retributivi, con un’attenzione particolare al rispetto dei contratti collettivi e alla neutralità di genere.

Consigli per la compliance

Per adeguarsi al nuovo quadro normativo è consigliabile adottare una mappatura delle posizioni e delle relative fasce retributive, aggiornare i modelli di annuncio e formare il personale HR sui divieti relativi alla richiesta di informazioni sullo storico retributivo dei candidati. La collaborazione con le organizzazioni sindacali e le associazioni può facilitare l’implementazione di procedure condivise e trasparenti.

In sintesi, il D.Lgs. n. 96/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 03/06/2026 e in vigore dal 07/06/2026, introduce regole che ridefiniscono la trasparenza salariale e rafforzano gli strumenti di contrasto al gender pay gap, richiedendo un adeguamento sia normativo sia operativo da parte di datori di lavoro pubblici e privati.

Edoardo Marchesi
Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.