L’Unione Europea ha ridefinito l’uso del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) con il Regolamento (UE) 2026/1139, approvato dal Parlamento e dal Consiglio europeo. La novità principale è il passaggio da una logica reattiva a una di intervento anticipato: il Fondo può ora sostenere anche i lavoratori che si trovano a rischio di licenziamento imminente e non soltanto chi ha già perso il posto.
Questo cambiamento estende la portata del sostegno lungo l’intera filiera produttiva, includendo dipendenti di fornitori e produttori coinvolti nelle crisi delle imprese principali. Le nuove regole restano in vigore fino al 2027 e mirano a ridurre l’impatto sociale delle ristrutturazioni aziendali.
Da intervento ex post a protezione preventiva
Fino a oggi il FEG interveniva esclusivamente dopo i licenziamenti collettivi; con il nuovo regolamento il criterio si amplia: possono beneficiare risorse anche i lavoratori ancora in servizio ma esposti al rischio di perdere il lavoro a causa di processi di ristrutturazione. La soglia minima per attivare il Fondo resta fissata a 200 esuberi nell’arco di quattro mesi, parametro che determina quando è possibile richiedere il supporto europeo.
Cosa cambia per le imprese e le filiere
La novità implica che la tutela non riguarda più solo l’azienda principale in crisi, ma può coinvolgere i nodi della catena produttiva. In pratica, se una grande impresa attraversa difficoltà, i lavoratori dei fornitori direttamente impattati possono accedere alle stesse misure di riqualificazione e ricollocamento. Questo approccio cerca di evitare effetti domino negativi sull’occupazione locale.
Strumenti finanziabili e obiettivi operativi
Le risorse del FEG finanziano misure di politica attiva del lavoro volte a favorire la riqualificazione e il reinserimento professionale. Tra le voci coperte figurano percorsi formativi mirati, certificazione delle competenze, servizi di orientamento e tutoraggio, interventi individuali e di gruppo per la ricerca di lavoro e iniziative di promozione dell’imprenditorialità.
Priorità e risultati attesi
L’obiettivo dichiarato è accorciare i tempi di transizione e aumentare le possibilità di ricollocamento. Intervenire prima della perdita del posto permette di attivare percorsi di formazione che siano più efficaci e meno costosi socialmente rispetto a soluzioni successive al licenziamento.
Dati storici e performance del Fondo
I numeri disponibili mostrano l’impatto concreto del FEG. Dal 2007 il Fondo è stato attivato in 186 casi in 20 Stati membri, con stanziamenti complessivi pari a 727 milioni di euro a favore di 181.167 persone. Nel biennio 2026-2026 l’intervento ha prodotto risultati incoraggianti: l’81% dei beneficiari ha trovato una nuova occupazione entro 18 mesi dal sostegno ricevuto.
Questi indicatori giustificano l’estensione del perimetro di intervento: la combinazione di sostegno economico e misure attive sembra tradursi in ricollocazioni concrete e tempestive, fornendo una base empirica per la scelta politica.
La voce del Ministro
La Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha sintetizzato la linea d’azione dicendo che “le competenze sono la prima tutela dei lavoratori” e che “il nuovo Regolamento ci permette di intervenire in anticipo“, sottolineando l’importanza di accompagnare i lavoratori lungo l’intero processo di ristrutturazione, anche quando si tratta della filiera.
Implicazioni e scenari futuri
L’estensione del FEG potrà modificare il modo in cui si affrontano le crisi aziendali: le imprese dovranno valutare gli impatti sulle reti di fornitura, mentre le autorità nazionali e locali dovranno organizzare servizi di orientamento, formazione e accompagnamento più rapidi e coordinati. La finestra temporale di applicazione del nuovo regolamento arriva fino al 2027, periodo durante il quale sarà importante monitorare l’efficacia dell’intervento e l’effettiva capacità delle amministrazioni di distribuire risorse e servizi in modo tempestivo.
In sintesi, il Regolamento (UE) 2026/1139 segna una svolta nella logica degli ammortizzatori sociali europei: dall’aiuto a chi ha già perso l’impiego verso una strategia proattiva che punta a preservare occupazione e competenze lungo tutta la filiera produttiva.
