Aprire o aggiungere una seconda attività sotto la stessa partita IVA è una scelta possibile ma richiede attenzione: bisogna definire correttamente il codice ATECO, comunicare all’Agenzia delle Entrate (AdE) e valutare l’impatto su regime fiscale e obblighi amministrativi. In questa guida vengono spiegati, in modo chiaro, i punti da verificare prima di avviare la nuova attività, con riferimenti pratici sulla fatturazione e sulle dichiarazioni.
Oltre agli adempimenti iniziali, è importante considerare gli effetti sulle procedure correnti: dal regime scelto per la tassazione alle regole di fatturazione, fino alle scadenze di legge. A titolo di esempio, ricordiamo che con provvedimento del 22 aprile 2026 l’AdE ha definito le soglie legate agli indicatori ISA per il periodo d’imposta 2026, con conseguenti vantaggi in termini di visti, rimborsi e controlli. Inoltre, la dichiarazione IVA per il 2026 presenta scadenze e novità di cui tenere conto, come la scadenza del 30 aprile.
Quando è necessario un secondo codice ATECO
La scelta di inserire un ulteriore codice ATECO dipende dalla natura delle attività svolte. Se le mansioni o le prestazioni sono sostanzialmente differenti, conviene segnalare la seconda attività per garantire una corretta classificazione statistica e fiscale. Inserire più codici ATECO sotto la stessa partita IVA è una prassi comune: in genere si comunica l’elemento aggiuntivo nell’atto di inizio attività o tramite la variazione della posizione fiscale. È fondamentale assicurarsi che le nuove attività siano compatibili con il regime fiscale in essere, perché alcuni regimi, come il forfettario, hanno condizioni e limiti specifici.
Compatibilità con il regime fiscale
Prima di procedere, verifica se la nuova attività incide sui requisiti per il regime forfettario o per altri regimi agevolati. Il passaggio non è automatico: ad esempio, l’aggiunta di una prestazione con ricavi molto differenti può richiedere un riesame dei limiti di accesso. Conviene consultare un professionista o i servizi online dell’Agenzia delle Entrate per confermare la conformità. In ogni caso, la comunicazione tempestiva e corretta evita contestazioni e facilita la gestione amministrativa.
Comunicazioni e adempimenti amministrativi
La procedura per dichiarare una seconda attività prevede la compilazione delle comunicazioni previste dall’Agenzia delle Entrate e l’aggiornamento dei registri aziendali. È necessario indicare il nuovo codice ATECO e, se previsto, aggiornare le iscrizioni previdenziali o camerali. L’omessa o errata comunicazione può comportare sanzioni o problemi in sede di controlli. Per chi è già in regimi semplificati è importante controllare anche gli obblighi specifici legati alla fatturazione elettronica e all’emissione delle ricevute.
Documenti da tenere sotto controllo
Mantieni aggiornati i documenti societari e fiscali: partita IVA, certificazioni, eventuali posizioni INPS o iscrizioni alla Camera di Commercio. Per la fatturazione, ricordati delle regole specifiche se operi in regime forfettario: le fatture devono riportare la dicitura che attesta l’assenza di addebito dell’IVA, l’eventuale rivalsa INPS quando prevista e, se necessario, l’applicazione del bollo da 2 euro per le operazioni senza IVA oltre certe soglie. Il committente che riceve la fattura deve saper interpretare correttamente queste diciture.
Fatturazione, dichiarazioni e scadenze rilevanti
Dal punto di vista operativo, una seconda attività può cambiare il modo in cui emetti le fatture e come compili la dichiarazione IVA o le dichiarazioni dei redditi. Per il 2026 è utile ricordare che la dichiarazione IVA ha scadenza il 30 aprile, con obblighi di invio telematico e pagamento del saldo per chi è tenuto. Inoltre, l’AdE ha aggiornato gli elementi relativi agli ISA (provvedimento del 22 aprile 2026) che possono influire su controlli e rimborsi automatici per il periodo d’imposta 2026.
In sintesi, l’apertura o l’aggiunta di una seconda attività con diverso codice ATECO è fattibile ma comporta una serie di scelte e verifiche: controllare la compatibilità con il regime fiscale, comunicare correttamente all’Agenzia delle Entrate, adeguare la fatturazione e rispettare le scadenze come la dichiarazione IVA del 30 aprile. Rivolgersi a un consulente può accelerare le pratiche e ridurre il rischio di errori.