Il 12 ottobre la SLC-CGIL di Milano ha lanciato uno sciopero generale contro la direzione di WindTre, con un presidio previsto dalle 9.00 davanti alla sede di via Monte Rosa 91. Dopo un mese di mobilitazione, il blocco degli straordinari non è riuscito a far ripartire le trattative, spingendo i dipendenti a sospendere l’intera giornata lavorativa.
La contestazione nasce dalla constatazione che i contratti salariali sono rimasti ancorati ai valori del 2008, con una riduzione effettiva nel 2012. La SLC-CGIL denuncia una politica aziendale di austerità che, secondo il sindacato, penalizza i lavoratori in un contesto di inflazione crescente e costi della vita in aumento.
Le richieste di SLC-CGIL: premi, buoni pasto e permessi
Tra le domande chiave spicca un Premio di risultato definito “dignitoso”, privo di tagli strumentali. Si chiedono inoltre l’adeguamento dei ticket restaurant e dell’indennità di reperibilità, blocchi che non sono stati rivisti dal 2008. Il sindacato ha puntato anche su un aumento dei permessi per migliorare il bilanciamento tra vita privata e lavoro.
Conflitto su ammortizzatori e diritto di sciopero
Le tensioni si sono acuite dopo che la direzione ha chiuso il finanziamento del Fondo di solidarietà e ha sollevato obiezioni sulla programmazione notturna. Le segreterie nazionali hanno richiesto una rapida audizione alla Commissione di garanzia per tutelare il diritto di sciopero dei lavoratori.
Stipendi italiani: l’incredibile divario europeo
Nel periodo 1990-2025 il salario reale medio in Italia è sceso del 2%, mentre in Francia e Germania è cresciuto rispettivamente del 35% e del 16%. Nel 2025 il salario lordo medio era di circa 34.700 €, a fronte di 45.000 € in Francia e 66.700 € in Germania. L’Italia rimane l’unico Stato UE senza un salario minimo legale nazionale con il governo che preferisce rafforzare la contrattazione collettiva.
Nel secondo trimestre del 2026 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,4%, ma i prezzi dei consumi hanno registrato una crescita più rapida, erodendo il potere d’acquisto dello 0,9% in soli tre mesi.
Franchising: l’alternativa emergente nella crisi salariale
Parallelamente, il mercato italiano del franchising registra una crescita sostenuta: nel 2025 il fatturato ha raggiunto i 39 miliardi di euro, pari all’1,7 % del PIL, con un incremento dell’8 % rispetto all’anno precedente. Il numero di addetti è salito del 12 % e i punti vendita hanno superato i 67.000, dimostrando una resistenza alle turbolenze macroeconomiche.
Enrico Tosco, fondatore e CEO di Reting, evidenzia come gli accordi quadro tipici del franchising mantengano i prezzi stabili, consentendo a ristoratori e negozianti di offrire stipendi più competitivi rispetto alle attività indipendenti, dove l’aumento dei costi delle materie prime penalizza la redditività.
Il franchising come risposta alla desertificazione delle città
Il progressivo svuotamento dei centri urbani, dovuto a costi fissi elevati e alla concorrenza dell’e-commerce, trova in parte una soluzione nel modello franchising. Solo grandi catene riescono a stipulare forniture a costi contenuti, contrastando l’inflazione e mantenendo viva l’attività commerciale nei quartieri storici.
Il Salone del Franchising Milano 2026 ha messo in luce, per la prima volta, la dimensione formativa del settore, con Reting come content partner. Le ricerche presentate hanno mostrato una crescita dell’imprenditoria femminile e una maggiore propensione dei giovani a considerare il franchising come via di mezzo tra dipendenza e imprenditorialità autonoma.



