(Adnkronos) – Il tumore allo stomaco è la quinta neoplasia più comune al mondo e la quinta causa di morte correlata al cancro. Nel 2022 sono stati diagnosticati circa un milione di casi di tumore gastrico con circa 660.000 decessi riportati a livello globale. In alcune regioni, l’incidenza è aumentata nei pazienti con età inferiore a 50 anni, come in altre neoplasie gastrointestinali. Grazie alla ricerca, oggi sappiamo che con un approccio immunoterapico perioperatorio (prima e dopo l’intervento chirurgico) a base di durvalumab più chemioterapia il 69% dei pazienti con tumore gastrico in stadio precoce, operabile e localmente avanzato, è vivo a 3 anni. E’ quanto emerge dallo studio di Fase 3 'Matterhorn' su 948 pazienti in 20 Paesi. I risultati, presentati al congresso annuale della Società europea di oncologia medica (Esmo) a Berlino, indicano che il nuovo regime con immunoterapia e chemio ha ridotto il rischio di morte del 22% rispetto alla sola chemioterapia. I pazienti sono stati trattati con durvalumab neoadiuvante (prima della chirurgia) in combinazione con chemioterapia prima dell'intervento chirurgico, seguito post-chirurgia da durvalumab adiuvante in combinazione con chemioterapia, e infine con durvalumab in monoterapia. Lo studio ha valutato questo regime rispetto alla sola chemioterapia perioperatoria. I risultati evidenziano che durvalumab e il regime perioperatorio con chemioterapia hanno ridotto il rischio di morte del 22% rispetto alla sola chemioterapia ed in base alle stime il 69% dei pazienti trattati con il regime a base di durvalumab era vivo a tre anni rispetto al 62% nel braccio con la sola chemioterapia. "Questi dati rappresentano una speranza per i pazienti affetti da tumore gastrico e della giunzione gastro-esofagea – sottolinea Lorenzo Fornaro, Oncologia Medica 2 Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana -. Queste neoplasie tendono a recidivare e presentano una prognosi a lungo termine sfavorevole, nonostante il ricorso alla chirurgia con intento curativo e alla chemioterapia. Grazie al regime a base di durvalumab, 7 pazienti su 10 sono vivi a tre anni. Questi risultati sono molto incoraggianti e pensiamo che la combinazione potrebbe diventare il nuovo standard di trattamento con intento curativo". “Lo studio ha dimostrato come durvalumab aumenti in modo significativo e sostanziale le probabilità di guarigione – afferma Alessandro Pastorino, dirigente medico di I livello Uo Oncologia Medica 1 Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. Il farmaco risulta essere così il primo immunoterapico ad apportare un beneficio nel setting perioperatorio in combinazione con la chemioterapia. Nel complesso la neoplasia gastrica interessa in Italia oltre 72mila persone e i tassi di sopravvivenza a cinque anni sono ancora relativamente bassi. Sono perciò quanto mai necessari trattamenti innovativi per la gestione di tutti i tumori gastrici, soprattutto quelli in stadio precoce”.
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