(Adnkronos) – L’emozione attraversa gli occhi di Simone Tartarini. Lo storico coach di Lorenzo Musetti ha accompagnato l’azzurro per tutta la carriera, dai primi allenamenti a 8 anni alle Atp Finals di Torino. Un viaggio lungo un sogno, con nuovi obiettivi all’orizzonte: “Siamo strafelici di essere qui – racconta il tecnico all’Adnkronos, dal cuore della Inalpi Arena, tra una foto e l'altra con i tifosi – era un obiettivo per Lorenzo e ce l’abbiamo fatta. È stato un percorso incredibile. In mezzo c’è stata una medaglia olimpica a Parigi, una Coppa Davis, anche partite meno belle. Adesso ci siamo ed è bellissimo, ma non è un punto d’arrivo. C’è tanto lavoro da fare e lui ha consapevolezza di essere un giocatore forte”. Il tecnico analizza in primis il momento dell’azzurro, che dopo il ko di ieri contro Taylor Fritz tornerà in campo oggi, martedì 11 novembre, contro Alex De Minaur. A caccia dell’impresa, per non perdere di vista le possibilità di conquistare le semifinali: "Lorenzo era sereno dopo la sconfitta contro Taylor. Sapeva di essere un po' stanco dopo Atene, speravamo di riuscire a sopperire con tutto l’entusiasmo che si respira in città ma ha trovato un Fritz in grande forma. Mi ha impressionato, è stato solidissimo a livello di servizio e di risposta e ha dato poche chance a Lorenzo. Ha giocato meglio”. Anche se l’azzurro ha avuto comunque possibilità di break, non sfruttate. I consigli di coach Tartartini in vista di stasera? “Di essere sereno e allo stesso tempo aggressivo, di giocare al massimo e di avere pazienza. Non deve farsi prendere dalla frenesia di dover vincere per forza”. La chiave starà lì. Tartarini chiude la chiacchierata con una curiosità: “In questi giorni, Torino è una grande festa. Certe volte non riusciamo a goderci in pieno il viaggio fatto perché siamo sempre di corsa e concentrati, però ogni tanto ci fermiamo e guardiamo indietro. Siamo qui, con i migliori al mondo, ragazzi cresciuti insieme a noi. A cominciare da Jannik, che ricordo da ragazzino nei primi tornei contro Lorenzo. Giocarono contro per la prima volta alla Coppa Lambertenghi, da Under 12. E conosciamo Alcaraz e il suo staff da quando Carlos aveva 14 anni. Ogni volta che ci vediamo in giro per il circuito ricordiamo i vecchi tempi tra i sorrisi. Prima giocavamo con leggerezza – sorride il coach – e c'era giusto un po’ di pressione in meno”. Oneri e onori della crescita di una generazione d’oro, diventata grande un passo per volta e arrivata nel gotha del tennis mondiale. (di Michele Antonelli, inviato a Torino)
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