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11 Ottobre 2026

Sicurezza sul lavoro con grafene: cosa dice l’INAIL

Il grafene apre nuove opportunità produttive, ma comporta rischi specifici per chi lo manipola: ecco cosa prevede la normativa e le buone pratiche.

Sicurezza sul lavoro con grafene: cosa dice l’INAIL

Il grafene è un materiale costituito da un singolo strato di atomi di carbonio, noto per la sua eccezionale resistenza meccanica, leggerezza e capacità conduttive. Grazie a queste proprietà, negli ultimi anni è stato introdotto in settori che vanno dall’elettronica alle batterie, passando per l’industria automobilistica e i rivestimenti avanzati. Parallelamente alla crescita dell’uso, l’INAIL ha pubblicato, il 1 ottobre 2026, una scheda informativa che analizza i potenziali rischi per la salute legati all’esposizione professionale a nanomateriali a base di grafene.

Le normative vigenti – in particolare gli articoli 17 e 28 del Dlgs 81/2008 e le disposizioni del Titolo IX, Capo I per gli agenti chimici – impongono ai datori di lavoro di valutare sistematicamente i pericoli derivanti dalla manipolazione di questi materiali. Poiché le particelle di grafene possono raggiungere dimensioni nanometriche, la loro dispersione nell’aria rappresenta una delle principali preoccupazioni per la sicurezza sul lavoro. La scheda dell’INAIL evidenzia, quindi, la necessità di un approccio preventivo basato su dati scientifici aggiornati e su misure di controllo efficaci.

Rilascio di particelle di grafene durante le lavorazioni

Le attività più a rischio di emissione sono quelle che coinvolgono polveri, miscelazioni o operazioni meccaniche come la fresatura e la sabbiatura. In questi contesti, le particelle possono diventare aerodisperse e, se inalate, penetrare fino alle zone più profonde dei polmoni, dove possono scatenare reazioni infiammatorie stress ossidativo e alterazioni cellulari. Gli studi attuali indicano effetti acuti, ma la scarsa evidenza a lungo termine sull’uomo rende fondamentale monitorare costantemente le condizioni di esposizione.

Il livello di pericolosità dipende da vari fattori: dimensione, forma, superficie chimica e concentrazione delle particelle. Non tutti i prodotti contenenti grafene presentano lo stesso rischio; ad esempio, compositi con rivestimenti sigillati limitano la dispersione rispetto a polveri libere. La scheda informativa invita quindi a caratterizzare con precisione il materiale specifico utilizzato, per poter valutare correttamente il profilo di rischio.

Strategie di prevenzione e obblighi normativi

Le imprese devono prima identificare le operazioni che possono generare liberazione di particelle e, successivamente, implementare misure di contenimento. Quando possibile, si privilegia l’uso di processi chiusi o di sistemi di aspirazione localizzata, riducendo al minimo la manipolazione a libera aria. La pulizia degli impianti deve essere condotta con tecniche che evitino la risospensione, ad esempio aspiratori a filtro HEPA o metodi di umido controllo.

Oltre alle soluzioni tecnologiche, è fondamentale dotare i lavoratori di dispositivi di protezione individuale adeguati (maschere con filtri P3, guanti resistenti a particelle, tute protettive) e garantire una formazione continua sui rischi specifici del grafene. La valutazione del rischio deve essere aggiornata ogniqualvolta cambiano i processi produttivi o emergono nuovi dati scientifici, poiché al momento non esistono valori limite di esposizione specifici per i nanomateriali. Un approccio precauzionale, volto a minimizzare l’esposizione, è quindi l’unica strategia efficace per coniugare innovazione e tutela della salute.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.