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20 Settembre 2026

Riscatti per supplenti: 4-24 mensilità di indennità spiegate

Scopri quanto può valere il tuo periodo di precariato e quali passi legali servono per ottenere l’indennità prevista dalla legge.

Riscatti per supplenti: 4-24 mensilità di indennità spiegate

Negli ultimi anni la questione dei docenti precari è passata dall’essere un dato di fatto a un vero e proprio dibattito giuridico e sindacale. La ripetizione di contratti a tempo determinato per più di tre anni è considerata abusiva e, secondo la normativa nazionale e le direttive europee, genera un diritto al risarcimento. Due esempi concreti – il caso giudiziario di Monza e le stime dell’Anief – mostrano come la legge possa tradursi in un concreto “tesoretto” ancora da incassare.

Sentenza del Tribunale di Monza: quattro mensilità come primo risarcimento

Il tribunale del lavoro di Monza ha condannato il Ministero dell’Istruzione a versare a una docente precaria quattro mensilità dell’ultima retribuzione, da considerare parte integrante del TFR. La docente aveva svolto quattro supplenze annuali su posti vacanti, superando così i 36 mesi di incarichi a termine consentiti dalla legge. Il giudice ha ritenuto tale accumulo una violazione del limite massimo, definendolo abuso di contratti a termine. Il rimborso è stato calcolato sulla base della retribuzione di riferimento e della durata complessiva del rapporto, aprendo la porta a ulteriori richieste per chi si trova nella stessa situazione.

Come viene determinata l’indennità

La normativa prevede un’indennità variabile tra quattro e ventiquattro mensilità, a seconda della gravità dell’abuso, del numero di contratti stipulati e degli anni di precariato. Gli avvocati che hanno assistito la docente hanno sottolineato che il calcolo tiene conto di tutti i periodi di lavoro a tempo determinato, anche se intermittenti, e delle eventuali interruzioni non collegate al medesimo ruolo. La stessa logica si applica a chi, dopo anni di supplenze, è stato assunto tramite concorso: l’assunzione non annulla retroattivamente il diritto al risarcimento per gli anni precedenti.

Stime dell’Anief: fino a 50 000 euro per chi ha più di dieci anni di supplenze

Il sindacato Anief ha pubblicato un’analisi che indica che i precari della scuola possono vantare crediti complessivi che superano i 50 mila euro. Tale cifra nasce dalla somma di diverse voci non corrisposte: mancati scatti di anzianità, assenza della Carta del docente (un bonus di 500 euro annui), ferie non monetizzate, salari accessori e, soprattutto, l’indennità per l’abuso dei contratti a termine. Il calcolo non è uniforme: varia in base al numero di supplenze, al livello di inquadramento e alla regione di lavoro, ma fornisce un’indicazione della portata del fenomeno.

Componenti economiche neglette

Tra le voci più incisive troviamo gli scatti di anzianità che per i precari vengono spesso azzerati ad ogni nuovo contratto, e la mancata erogazione del salario accessorio. Anche il Compenso Individuale Accessorio (CIA) per il personale ATA è stato eluso in numerosi casi. A questi si aggiunge il risarcimento per l’abuso dei contratti a termine, che la giurisprudenza classifica come un indennizzo autonomo, separato dalle altre componenti retributive.

Giurisprudenza recente e regole dei concorsi PNRR2

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30779 del 23 novembre 2025, ha confermato che un concorso riservato ai precari non depura retroattivamente l’illegittimità della successione di contratti a termine superiori ai 36 mesi. Anche chi ha superato il concorso e ha ottenuto la nomina a ruolo deve ancora valutare la possibilità di chiedere il risarcimento per gli anni di precariato. La stessa giurisprudenza fa riferimento alla direttiva europea 1999/70/CE, che indica un indennizzo medio tra 2,5 e 5 mensilità di retribuzione di riferimento.

Le novità della legge n. 79/2025 per le assunzioni PNRR2

Il provvedimento, entrato in vigore il 5 giugno 2025, stabilisce che i vincitori dei concorsi PNRR2 devono assumere la sede definitiva entro cinque giorni dalla nomina, altrimenti decadono dalla graduatoria. Per i docenti già in supplenza, la legge prevede meccanismi di “conferma” che evitano la perdita automatica del posto, a condizione che la sede assegnata coincida con quella dell’incarico corrente. Inoltre, il 30 % dei candidati idonei viene inserito nella graduatoria per un triennio, consentendo un rimpinguamento graduale delle posizioni vacanti.

Come avviare la procedura di risarcimento: i passaggi pratici

Chi intende rivalersi sul proprio periodo di precariato deve innanzitutto raccogliere tutta la documentazione contrattuale: contratti, buste paga, comunicazioni di cessazione e, se presenti, le graduatorie dei concorsi. Il passo successivo è una verifica dei termini di prescrizione: per i contratti a termine la prescrizione è di cinque anni dal termine del rapporto, ma può variare in caso di interruzioni o di riconoscimento tardivo dell’abuso. È consigliabile affidarsi a un avvocato specializzato o a un sindacato che possa presentare un ricorso al giudice del lavoro.

Strumenti di supporto e prossimi step

Il sindacato mette a disposizione una “seconda liquidazione” per i lavoratori che decidono di agire con assistenza legale. Una volta avviato il ricorso, il tribunale valuterà la durata complessiva dei contratti, la retribuzione di riferimento e eventuali precedenti giudiziari. L’indennità sarà poi calcolata entro il range previsto (da quattro a ventiquattro mensilità). È fondamentale monitorare i termini di scadenza e, se necessario, presentare istanze di sospensione o di riduzione della prescrizione, per evitare la perdita del diritto al risarcimento.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.