Negli ultimi anni la normativa europea ha spinto verso una maggiore accessibilità delle informazioni salariali per i lavoratori. Con l’introduzione dell’art. 6 del D.L.vo n. 96/2026 il legislatore ha recepito principi che mirano a chiarire come devono essere determinate le retribuzioni e quali regole devono accompagnare le promozioni economiche interne. Questo approfondimento illustra i passaggi salienti della norma e spiega quali obblighi concreti gravano sui datori di lavoro.
Il fine primario della disciplina è tutelare il diritto del lavoratore a conoscere i criteri che determinano la propria retribuzione e a verificare la correttezza dei processi aziendali. Le disposizioni richiamano la Direttiva comunitaria n. 2026/970 e traducono in obblighi nazionali principi di trasparenza e parità nel trattamento economico.
Trasparenza nella determinazione delle retribuzioni e criteri di valutazione
Il cuore dell’art. 6 riguarda la disciplina della determinazione delle retribuzioni. La norma stabilisce che i criteri utilizzati per fissare gli stipendi devono essere documentati e comunicati in modo comprensibile ai lavoratori. Tra questi criteri rientrano gli elementi oggettivi come la qualifica professionale l’anzianità di servizio, il livello di responsabilità e le competenze tecniche possedute. L’obiettivo è evitare discrezionalità prive di giustificazione e offrire parametri comparabili all’interno dell’organizzazione.
La logica della progressione economica
Una componente centrale è la disciplina della progressione economica ossia i meccanismi con cui un dipendente può vedere incrementata la propria retribuzione nel tempo. L’art. 6 impone che tali meccanismi siano basati su criteri predeterminati e misurabili: ad esempio, valutazioni delle performance, acquisizione di titoli professionali o avanzamenti di responsabilità. È richiesto che le modalità di accesso alle progressioni siano pubblicate e accessibili, così da consentire al lavoratore di comprendere quali obiettivi deve raggiungere per ottenere benefici economici.
Obblighi dei datori di lavoro e impatto in base alla dimensione aziendale
La normativa distingue gli obblighi a seconda della dimensione dell’impresa. Le aziende di maggiori dimensioni sono soggette a oneri informativi più stringenti, che possono includere la redazione di documenti interni dettagliati sui criteri salariali e la conservazione di registri in grado di dimostrare la corretta applicazione delle regole. Anche le piccole e medie imprese devono comunque rispettare i principi di base: comunicare i criteri retributivi e assicurare trasparenza nella progressione salariale.
Dal punto di vista pratico, il datore di lavoro è chiamato ad adottare strumenti organizzativi che garantiscano tracciabilità e accessibilità delle informazioni. Questo può tradursi in procedure di valutazione del personale formalizzate, schede di ruolo con criteri di riferimento e sistemi informativi interni che registrino progressioni e motivazioni. L’intento è duplice: tutelare il lavoratore e fornire al datore una documentazione che giustifichi le scelte retributive in caso di contestazioni.
Conseguenze e tutela individuale
La norma rafforza il diritto individuale del lavoratore a ottenere informazioni sulla propria retribuzione e sui criteri che la regolano. In pratica, questo si traduce nella possibilità di richiedere chiarimenti e, se necessario, di ricorrere agli strumenti di tutela previsti dalla legge se la trasparenza non viene garantita. Il sistema mira a ridurre le disparità ingiustificate e a promuovere una cultura aziendale più equa e verificabile.
6 del decreto incorpora nella normativa nazionale gli elementi essenziali della Direttiva comunitaria n. 2026/970: definizione chiara dei criteri retributivi, regole per la progressione economica e obblighi informativi differenziati per dimensione aziendale. Per i datori di lavoro la sfida concreta è trasformare questi principi in prassi aziendali strutturate; per i lavoratori, la novità principale è la possibilità di valutare con maggiore trasparenza come e perché vengono determinate le proprie retribuzioni.



