Indagine AGCM sui rider: cosa cambia dopo il decreto sul caporalato digitale

L'istruttoria dell'AGCM su Glovo e Deliveroo segue le disposizioni del DL 62/2026: nel testo spieghiamo gli obiettivi dell'indagine, le aree sotto osservazione e le possibili conseguenze per i rider e le piattaforme

Il panorama delle consegne a domicilio è tornato sotto la lente delle autorità dopo l’intervento normativo contenuto nel DL 62/2026. Quel decreto ha introdotto misure volte a rafforzare la tutela dei rider e a contrastare pratiche riconducibili al caporalato digitale, ossia forme di sfruttamento mediate da piattaforme e algoritmi. In risposta a questi sviluppi, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di aprire un’istruttoria nei confronti di Glovo e Deliveroo, seguendo un’indagine preliminare avviata dalla Procura di Milano.

Perché è partita l’istruttoria

L’azione dell’AGCM nasce dalla necessità di verificare se le modalità operative delle piattaforme possano rappresentare pratiche anticoncorrenziali o clausole vessatorie nei confronti dei lavoratori. L’obiettivo è analizzare la catena di intermediazione digitale e le regole che governano la distribuzione degli incarichi: dal funzionamento dell’algoritmo di assegnazione alle condizioni economiche offerte ai corrieri. L’istruttoria intende quindi valutare se permangono elementi che favoriscono comportamenti assimilabili al caporalato digitale, con impatti sulla libertà contrattuale, sulla trasparenza delle informazioni e sulle condizioni retributive dei rider.

Cosa si intende per caporalato digitale

Con il termine caporalato digitale si indica una forma di sfruttamento resa possibile dalla tecnologia: piattaforme che, pur presentandosi come intermediari neutrali, determinano condizioni operative e economiche che limitano l’autonomia dei lavoratori. L’esempio tipico riguarda l’uso di algoritmi per fissare turni, prezzi e penalità, senza adeguate forme di controllo o trasparenza. L’indagine punta a chiarire se tali meccanismi costituiscano una sorta di intermediazione illegittima o se, al contrario, siano conformi alle norme in materia di lavoro e concorrenza.

Cosa può esaminare l’AGCM

L’Autorità dispone di poteri istruttori ampi: può chiedere documentazione, analizzare contratti e algoritmi, e verificare i rapporti economici tra piattaforme, ristoratori e corrieri. Tra gli aspetti sotto esame rientrano la chiarezza delle condizioni contrattuali, l’esistenza di clausole che limitano la mobilità del lavoratore, la trasparenza delle modalità di calcolo delle remunerazioni e l’eventuale imposizione di penali automatiche. L’AGCM valuterà anche se le pratiche delle piattaforme possano alterare il mercato a svantaggio dei consumatori e degli operatori conformi alle regole.

Aspetti tecnici e probatori

Dal punto di vista operativo, l’istruttoria richiederà l’analisi di flussi di dati e logiche di programmazione: come vengono ponderati i fattori che determinano l’assegnazione degli ordini, se esistono segmentazioni dei lavoratori e come vengono applicate le commissioni. L’AGCM potrebbe esaminare report interni, contratti tipo e comunicazioni con i partner commerciali. Tutto questo serve a ricostruire la catena decisionale e a verificare la presenza di comportamenti che possano integrare una lesione della concorrenza o dei diritti dei lavoratori.

Implicazioni pratiche per rider e piattaforme

Per i rider l’istruttoria può portare a maggiore tutela e a obblighi di trasparenza da parte delle piattaforme: informazioni chiare su criteri di assegnazione, parametri di valutazione e meccanismi di determinazione della paga. Per le aziende coinvolte, invece, l’esito potrebbe comportare adeguamenti contrattuali, pratiche operative riviste e, se necessario, sanzioni. In ogni caso l’intervento dell’AGCM si inserisce in un contesto normativo più ampio dove il legislatore ha voluto rafforzare le garanzie per i lavoratori del settore delle consegne.

Possibili scenari futuri

Se l’istruttoria dovesse evidenziare criticità, le soluzioni possibili vanno dalla prescrizione di modifiche alle pratiche commerciali fino a provvedimenti sanzionatori. È altresì plausibile che si apra un confronto tra istituzioni, piattaforme e rappresentanze dei lavoratori per definire standard condivisi. In ogni caso, la vicenda rappresenta un punto di svolta nella regolazione dell’economia delle piattaforme e sottolinea l’importanza della combinazione tra intervento normativo e controllo delle autorità di mercato.

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