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Frana Niscemi, il piano contro il dissesto c’è (e prevedeva tutto) ma mancano le risorse

(Adnkronos) – Con la frana di Niscemi tornano le polemiche che ricorrono a ogni catastrofe naturale. E' stato così dopo Senigallia, dopo Maratea, dopo Ischia, rimanendo solo agli ultimi eventi: perché non si è fatto nulla per prevenire quello che era ampiamente prevedibile o, addirittura, previsto? Le associazioni ambientaliste e le opposizioni fanno il loro lavoro e si schierano contro il governo di turno, ricordando ancora una volta che i piani per intervenire si fanno ma poi non si finanziano. Ma il problema ha origini più lontane e coinvolge anche altri governi e altre maggioranze.   
Legambiente, in particolare, torna a denunciare lo stallo del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC). Secondo l’associazione, l’Italia continua a intervenire solo dopo le emergenze, senza una strategia di prevenzione. "Ancora una volta il Paese rincorre le emergenze invece di prevenirle", evidenzia il presidente Stefano Ciafani. Il rischio idrogeologico, ricorda il senatore Pd Antonio Misiani, "oggi coinvolge il 94% dei comuni italiani. Eppure il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, atteso da anni, è rimasto sulla carta: approvato ma mai finanziato". Nell’ultima legge di bilancio, aggiunge, "non ci sono risorse per renderlo operativo. Così il Paese continua a rincorrere le catastrofi invece di prevenirle. Si spende dopo quattro volte quello che si dovrebbe investire prima". Lo stesso Misiani riconosce che il problema non è solo di questa legislatura e di questo governo ma ha radici più lontane: "dal 1999 al 2024 sono stati stanziati oltre 20 miliardi per il dissesto, ma solo poco più di un terzo degli interventi è stato completato".  Il Piano Nazionale Adattamento ai Cambiamenti Climatici, si legge sul sito della Piattaforma nazionale adattamento cambiamenti climatici, è stato approvato il 21 dicembre 2023. E' stato elaborato al fine di dare attuazione alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti climatici (SNAC), approvata il 16 giugno 2015 dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’obiettivo è quello di offrire uno strumento di indirizzo per la pianificazione e l’attuazione delle azioni di adattamento più efficaci nel territorio italiano, in relazione alle criticità riscontrate, e per l’integrazione dei criteri di adattamento nelle procedure e negli strumenti di pianificazione esistenti.  Rileggere alcuni passaggi del capitolo del Piano dedicato al dissesto idrogeologico aiuta a capire cosa vuol dire che si continua a non prevenire quello che è previsto. A partire da queste righe: "È atteso un incremento dei fenomeni di dissesto connessi ai crolli/ribaltamenti in roccia, a colate detritiche e altri fenomeni superficiali, oltre a variazioni nelle caratteristiche idrogeologiche dei versanti di alta quota, con impatti talvolta significativi sulle caratteristiche quantitative e qualitative delle acque superficiali. La frequenza delle piene fluviali sarà maggiormente impattata nei bacini a permeabilità ridotta che rispondono più velocemente alle sollecitazioni meteoriche e hanno ridotto effetto attenuante nei confronti delle precipitazioni di breve durata e forte intensità. L’urbanizzazione e l’uso del suolo possono avere un impatto negativo, contribuendo all’aggravarsi dei fenomeni di dissesto". Poteva esserci scritto, subito dopo: vedi Niscemi o altri luoghi che presentano gli stessi rischi.   Nel piano si parla esplicitamente della causa principale che ha innescato la frana di Niscemi, la pioggia in quantità straordinaria: "in molti casi un ruolo determinante è svolto dalle precipitazioni: tra gli innumerevoli accadimenti occorsi sul territorio italiano si menzionano, a questo proposito, quelli che più recentemente hanno colpito il Trentino-Alto Adige (agosto 2022), Senigallia (settembre 2022), Maratea (ottobre 2022) e Ischia (novembre 2022) con perdita di vite umane, danni a beni mobili e immobili, al patrimonio culturale, a infrastrutture e servizi, blackout energetici. Molti dei recenti esempi citati hanno visto il coinvolgimento del suolo, ossia la coltre più superficiale costituita da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi". Dai precedenti elencati si passa anche alla previsione che si è confermata a Niscemi: "i potenziali incrementi indotti dai cambiamenti climatici sulla frequenza e intensità di alcune tipologie di eventi atmosferici (ad esempio, piogge di breve durata ed elevata intensità), che regolano l’occorrenza dei fenomeni di dissesto, potrebbero rappresentare un sostanziale aggravio delle condizioni di rischio corrente". (Di Fabio Insenga) 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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