Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha recentemente annunciato un importante investimento di 50 milioni di euro per la formazione professionale di lavoratori in difficoltà. Questo fondo, destinato a beneficiari di indennità di disoccupazione e di cassa integrazione mira a rafforzare le politiche attive del lavoro e a sostenere l’aggiornamento delle competenze.
Il decreto direttoriale n. 211/2026, firmato il 4, definisce le modalità di programmazione ed erogazione del Fondo per il potenziamento delle competenze per la riqualificazione professionale istituito dall’articolo 50-bis del decreto-legge n. 73 del 2026. Questo intervento si inserisce nel contesto del Programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), già avviato con il decreto ministeriale del 5.
Chi sono i beneficiari del fondo?
Il fondo è destinato a due categorie principali di lavoratori: i beneficiari di trattamenti di integrazione salariale con una riduzione dell’orario di lavoro superiore al 30% nell’arco di 12 mesi e i percettori di NASpI. Questi lavoratori, in fase di transizione occupazionale, potranno accedere a percorsi formativi mirati all’aggiornamento e alla riqualificazione professionale.
Il Ministro del Lavoro, Marina Calderone ha sottolineato l’importanza di questo intervento: “Il lavoro è la prima politica di inclusione. Per questo investiamo in percorsi che aiutano i lavoratori a stare dentro i cambiamenti. Interveniamo nei momenti di potenziale fragilità, come il passaggio da un lavoro all’altro o durante la percezione di un’indennità di disoccupazione.”
Le cinque linee di intervento del decreto
Le risorse stanziate possono finanziare cinque tipologie di interventi formativi:
- Percorsi formativi di aggiornamento professionale per lavoratori impiegati in settori strategici;
- Percorsi di aggiornamento o riqualificazione professionale per beneficiari di cassa integrazione, con attenzione anche ai beneficiari di Assegno di Ricollocazione Cigs;
- Laboratori formativi collegati a specifici Job Days per un raccordo immediato tra formazione e opportunità occupazionali;
- Attività formative promosse dai Centri per l’Impiego su richiesta delle imprese del territorio;
- Attività formative di aggiornamento professionale mediante outplacement valorizzando il ruolo degli operatori specializzati nella ricollocazione.
Certificazione delle competenze e indennità di partecipazione
Uno degli aspetti più innovativi del decreto è la possibilità di integrare i percorsi formativi con interventi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze ai sensi del D.Lgs. 13/. Questo passaggio è strategico perché consente di rendere spendibili le esperienze maturate dai lavoratori nei nuovi contesti lavorativi.
Le Regioni potranno inoltre programmare il riconoscimento di indennità di partecipazione e bonus per chi completa con successo il percorso formativo. Particolare attenzione è riservata ai genitori con figli minori di dieci anni, per i quali è prevista una maggiorazione del sostegno.
Il ruolo delle Regioni e degli enti formativi
Spetta ora alle amministrazioni regionali tradurre il quadro nazionale in avvisi e dispositivi attuativi, definendo priorità settoriali, cataloghi formativi e modalità di coinvolgimento degli enti accreditati. Questo nuovo intervento si affianca ad altri strumenti come il GOL il FSE+ e gli strumenti della bilateralità, confermando la centralità della filiera formativa nella gestione delle transizioni occupazionali.
La sfida, come sempre, sarà nella velocità di attuazione. La formazione per cassaintegrati e disoccupati è efficace se arriva quando serve, cioè durante il periodo di sostegno al reddito e non dopo. Su questo terreno si misurerà la capacità del sistema di trasformare 50 milioni di euro in occupabilità reale.



