Il panorama normativo per le agevolazioni all’assunzione di donne si basa su elenchi ufficiali che individuano gli ambiti con maggiore disparità di genere. Il riferimento principale è il decreto interministeriale a firma del Ministero del Lavoro e del MEF che aggiorna per il 2026 le tabelle Istat utili a stabilire se un settore o una professione rientrano tra quelli ai quali applicare specifici strumenti di sostegno. Queste liste valgono per il settore privato e servono a verificare la condizione di lavoratrice svantaggiata quando la presenza femminile è sottorappresentata rispetto alla media nazionale.
Nel testo normativo e nelle circolari di applicazione emergono due elementi chiave: la definizione della soglia di disparità e la distinzione fra incentivi ordinari e misure temporanee. La media nazionale indicata dall’Istat è del 9,3%, perciò il criterio per classificare un settore o una professione come ad alta disparità è fissato al +25% rispetto a quella media, corrispondente alla soglia del 11,6%. Comprendere questi numeri è fondamentale per decidere se un’assunzione può ottenere agevolazioni contributive.
Cosa prevede il decreto e come si calcola la soglia
Il provvedimento richiamato prende a riferimento l’articolo 2, punto 4, lettera f) del Regolamento UE n. 651/2014 ed è connesso alle disposizioni dell’articolo 4, comma 11, della legge n. 92/2012. In pratica, le tabelle riportano ambiti economici e professionali in cui il divario fra la quota maschile e femminile supera il valore necessario per qualificare la candidata come soggetto svantaggiato. Questa qualificazione è la condizione preliminare per gli sgravi: senza la verifica del settore/professione contenuta nelle tabelle, l’azienda non può automaticamente attribuire l’agevolazione prevista dalla normativa.
Riferimenti normativi e dati Istat
Le liste sono basate su elaborazioni Istat che fotografano la distribuzione degli occupati dipendenti per attività economica e sesso. Il decreto specifica che il campo di applicazione riguarda esclusivamente il privato, mentre il calcolo della disparità si concentra sul rapporto percentuale tra occupati uomini e donne. Il concetto di lavoratore svantaggiato adottato nelle istruzioni comunitarie viene quindi declinato in termini statistici per stabilire l’idoneità alle misure di sostegno.
Settori inclusi nell’elenco 2026
La tabella A del decreto riporta i principali comparti economici con le rispettive percentuali di disparità. Tra i valori più elevati figurano le costruzioni con il 80,2%, seguite dall’industria estrattiva (72,4%), gestione acqua e rifiuti (65,7%), trasporto e magazzinaggio (56,4%), agricoltura (49,8%), industria manifatturiera (44,0%) e industria energetica (43,4%). Anche il comparto dell’informazione e comunicazione è presente con 35,2%, mentre le attività culturali, sportive e di intrattenimento entrano nella lista con il valore di 11,7%, appena sopra la soglia utile per l’accesso agli incentivi.
Professioni con i maggiori divari
La tabella B elenca le professioni CP2021 caratterizzate dai divari più marcati. In cima stanno gli artigiani e operai metalmeccanici e gli installatori di attrezzature elettriche con 96,0%, seguiti dagli operai specializzati dell’industria estrattiva e dell’edilizia (95,2%), i conduttori di veicoli e macchinari mobili (94,0%) e le varie componenti delle forze armate con valori attorno al 88-92%. Nella lista rientrano anche profili ICT e tecnico-scientifici come gli specialisti nelle tecnologie dell’informazione (60,6%) e gli ingegneri e architetti (58,6%), oltre a categorie non qualificate nella manifattura e in agricoltura.
Come usare le tabelle per ottenere gli incentivi
Le aziende devono consultare le tabelle per verificare se l’assunzione programmata rientra in un settore o in una professione ad alta disparità: solo in questo caso la lavoratrice può essere considerata ai fini delle agevolazioni. È necessario poi confrontare la situazione individuale della candidata con i requisiti temporali previsti (periodo di inattività) e scegliere lo strumento di sostegno più adatto tra gli incentivi ordinari e le misure straordinarie previste da interventi successivi, come il Decreto Primo Maggio 2026 quando applicabile.
Tipologie di sgravio e requisiti
La norma ordinaria (legge n. 92/2012) prevede una riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro, con durata variabile: 12 mesi per contratto a termine e 18 mesi per assunzione a tempo indeterminato o trasformazione. Le categorie agevolabili includono donne over 50 disoccupate da oltre 12 mesi, donne residenti in aree svantaggiate con almeno 6 mesi di assenza da lavoro e donne inserite in settori/professioni con elevata disparità e prive di lavoro regolarmente retribuito per almeno 6 mesi. Le misure del Decreto Primo Maggio 2026 possono richiedere condizioni diverse e, per le lavoratrici in ambiti svantaggiati, il periodo di disoccupazione richiesto può essere fissato a 12 mesi. In ogni caso è indispensabile rispettare le procedure formali per la richiesta e verificare compatibilità e cumulabilità con altri strumenti.